07.02.25 – 17:30 – “Leggo con grave preoccupazioni le parole del senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia che, nell’anticiparci la presentazione di un suo libro sui fatti dolorosi del cosiddetto Fronte Orientale”. Così in una nota la Consigliera Regionale Serena Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra a margine del prossimo lungo tour nelle scuole del padre della legge istitutiva del Giorno del ricordo.
“Alcune domande vengono spontanee, come ad esempio a quale titolo e con quale contraddittorio il senatore narrerà la sua versione dei fatti storici a una vasta platea di studenti. Mi piacerebbe sapere – incalza la Vice Presidente del Gruppo Misto – se nelle parole del parlamentare di FdI, con un pedigree partitico di tutto rispetto – eletto in Parlamento dal 1995 al 2013 con Alleanza Nazionale – MSI, prima ancora militante di punta nelle file del Movimento Sociale italiano triestino, e nel 2022 eletto nel collegio della Liguria, non certo nella sua terra dove è cresciuto politicamente e dove tutti e tutte conoscono bene la sua biografia – vi è buona fede, perché trasportato dal nuovo senso comune o se, viceversa vuole riabilitare coloro che, malamente caduti nelle foibe, indossavano la camicia nera del fascismo imperialista.
Non vorrei che la vera chiave per riabilitare il fascismo passasse attraverso la Legge n. 92/2004 che se nella prima parte recita così ‘Conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra’, nella seconda ‘e della più complessa vicenda del confine orientale’, voluta da chi voleva fare chiarezza sui fatti accaduti dal famigerato 6 aprile 1941 fino all’occupazione del territorio di Trieste da parte degli statunitensi, si incunei il desiderio di narrarlo omettendo tutte le voci di chi quella storia l’ha subita.
E prosegue l’Esponente Rosso Verde “Temiamo un revisionismo storico tanto atteso e preparato con dovizia di particolari e fatto emergere all’indomani della morte di tutti i testimoni. Una narrazione che, omettendo parti sostanziali della storia, farebbe passare per martiri quegli stessi carnefici che hanno martorizzato intere popolazioni con o senza il fattivo aiuto delle casacche brune naziste, spargendo morte in Africa e in Europa, invadendo Grecia e Albania e occupando nel 1941 i territori della vicina Jugoslavia senza neppure un’ufficiale dichiarazione di guerra. La questione delle foibe non può essere definita come un evento storico su cui possa essere posta la parola fine tagliando con l’accetta la storia. In Italia però ormai da diversi anni si sta cercando di rivalutare e consegnare alla storia un fascismo che aveva fatto anche ‘cose buono’ e vittima di persecuzioni. Un revisionismo storico preoccupante e pericoloso che vedrebbe i carnefici fascisti mascherarsi da vittime e le vittime narrate come persecutori.
Ma la storia -conclude Pellegrino – non ci restituisce questo, deve essere conosciuta e studiata rimanendo con onestà nell’alveo della verità, senza coloro che la trasferiscono con ‘creatività’.”
[e.e.]


