03.01.25 – 08:00 – Siamo nel 1865, nell’allora Contrada della Caserma (oggi via XXX Ottobre). Proprio qui fu aperto il
Caffè Stella Polare, nell’edificio di proprietà della comunità serbo-ortodossa. Nel 1902 il Caffè fu trasferito in un
padiglione temporaneo in gesso e legno in stile Liberty nel mezzo di piazza San Antonio, durante la demolizione e il rifacimento dello stabile che lo ospitava.
Casa di commercianti ed intellettuali, italiani e stranieri – tra cui Umberto Saba e James Joyce – il locale fu inizialmente gestito da Antonio Carmelich, mentre dal 1910 il timone passò a Riccardo Leipziger e Mario Striscia. Nel 1904 avvenne la nuova inaugurazione nuovamente all’interno del palazzo, una volta che i lavori di restauro furono completati.
“Un punto di riferimento a Trieste”, secondo l’attuale proprietario, Bruno Clai. Nel 2014 il cambio di gestione lo vide protagonista assieme ad Allen Brassi, scomparso lo scorso dicembre.
Un riferimento, si è detto, al pari della Stella Polare del firmamento per i marinai, così il Caffè Stella Polare è da sempre una delle mete iconiche sul suolo triestino, un ritrovo per una società che cambia e che al contempo ricerca lo stile e il sapore di un tempo.
Tornando un attimo nel passato, fu nel 1915 che il Caffè venne attaccato da una banda di vandali anti italiani, i quali distrussero parte degli interni, dal bancone in legno di ciliegio alle sale da biliardo e da lettura. Ad oggi, sono ancora conservati gli specchi e le decorazioni in stucco originali tipicamente in stile austro-ungarico, testimoni dei grandi nomi che entrarono nel Caffè.
Primo tra tutti, il ‘dubliner‘ James Joyce, solito frequentare il locale tra il 1907 e il 1908 in compagnia del fratello Stanislaus, il quale nel suo diario ricorda i momenti trascorsi assieme mentre James gli leggeva brani tratti da una delle sue opere – ancora in ‘bozza’ – ‘Portrait of the Artist as a Young Man’.
Nel corso della sua storia, lo Stella Polare ospitò importanti esposizioni temporanee, tra cui viene ricordata quella postuma di Umberto Veruda del 1904, e tutt’ora espone allestimenti pittorici e fotografici.
Letteratura, commercio, svago e arte, ma non solo; nel secondo dopoguerra, durante l’occupazione angloamericana, il Caffè disponeva di una sala da ballo molto frequentata ed apprezzata dai militari americani, e anche dalla gioventù triestina.
‘Lo Stella Polare conserva il suo fascino e la Storia emerge dalle sue pareti – afferma il proprietario – oggi come allora”.
La tradizione nostrana dell’espresso e delle sue svariate versione, viva anche allo Stella Polare, è infine racchiusa dalla scritta affissa in entrata che recita: “Il caffè, per essere buono dev’essere: nero come la notte, dolce come l’amore e caldo come l’inferno“
[e.s.]