15.02.2025 – 07.01 – Un Memoriale a Cervignano, una motonave a Trieste e una base fantasma nel Polo Sud. Potrebbero sembrare immagini scollegate, ma hanno il minimo comun denominatore dell’esplorazione polare. Correva infatti il 13 novembre 1975 quando la motonave C. Colombo, gemella dell’Andrea Doria, salpò dallo scalo di Trieste diretta verso il Polo Sud, carica di materiale per costruire la prima base italiana. Non era un’iniziativa del governo – l’Italia non era ancora membro del Trattato Antartico – ma la splendida follia di un privato, il cavaliere Renato Cepparo. La spedizione scientifica costruì la prima base italiana in Antartide, intitolata all’esploratore Giacomo Bove, il 20 gennaio 1976 e compì importanti studi; poi negli anni successivi la base, donata dall’Italia all’Argentina, fu da quest’ultima distrutta. A Cervignano del Friuli, grazie allo sforzo collettivo di associazioni e privati, esiste un Memoriale costruito nel 2018 che ricorda la prima, storica, base. Il Comitato per il Memoriale, attraverso la candidatura a luogo del cuore del FAI, vorrebbe avere un duplice ruolo: restaurare il Memoriale di Cervignano e valorizzare con una targa le rovine della base italiana al Polo Sud. Attualmente si mira a raccogliere le 2501 firme gratuite necessarie onde accedere al bando e far conoscere la storia – locale e internazionale – dei due siti. Con un importante addendum: proprio nel 2025 e proprio in Italia si terrà la 47esima riunione del Trattato Antartico.
Classe 1916, Renato Cepparo fu la mente dietro la spedizione in Antartide del 1975: dopo aver venduto la New Record Film e aver dato fondo a ogni suo risparmio, l’imprenditore sessantenne progettò con scienziati e alpinisti una missione a trecento sessanta: coinvolse infatti biologi marini, geologi, meteorologi e i “Ragni di Lecco“, una formazione alpinistica italiana di punta in quegli anni. Il Comitato scientifico per la ricerca in Antartide (SCAR) approvò la missione, ma l’Argentina considerò la spedizione privata di Cepparo una violazione dei suoi territori, perseguitando la nave. Vi furono proteste presso il governo italiano e una nave militare fu incaricata di bloccare la spedizione. Tuttavia la spedizione italiana seppe evitare l’ingerenza e, dopo aver sbarcato presso la Admiralty Bay dell’isola di King George, individuò una conca riparata dal vento (nota come ‘Conca Italia’) e qui costruì la prima base italiana in Antartide. I geologi scoprirono nell’area resti fossili di una foresta di età oligo-miocenica, si studiò la fauna marina e gli alpinisti scalarono la la Cima Radioamatori, la Cima Italia, la Cima Ragni di Lecco e la Cima Leonardo da Vinci. La toponomastica oggigiorno ha conservato la “Italian Valley“, ma non i nomi delle vette. Cepparo, alla fine della spedizione, donò la base all’Italia; questa, timorosa delle minacce argentine, la donò a propria volta a Buenos Aires che, per vendetta, la demolì, saccheggiando il materiale italiano rimasto.
Un balzo in avanti di mezzo secolo ed ecco, nel Friuli Venezia Giulia dove già c’è Il Museo Nazionale dell’Antartide a Trieste, venire creato a Cervignano nel 2018 il Memoriale Nazionale dell’Antartide (MnA) proprio quale ricordo di questa base fantasma, di quest’impresa italiana. Il Memoriale venne ideato dal professor Julius Fabbri, docente di Scienze al liceo Einstein, quale presidente dell’Associazione Culturale Adri – Antartica di Trieste, con il patrocinio del Ministero della Cultura, l’associazione Giacomo Bove e Maranzana, il Club UNESCO di Udine, il FAI di Trieste, la Società Geografica Italiana, il CAI, il CONI, gli Alpini (ANA), i Marinai (ANMI), la Protezione Civile, i Radioamatori (ARI) e il Comune di Cervignano del Friuli (UD). Si compone di un olivo simbolo di pace, delle bandiere delle nazioni dell’Antartide e una rappresentazione simbolica della base. Di per sé l’MnA può essere considerato un Memoriale ‘in miniatura’, un modello di quanto s’immaginerebbe costruito sull’ex base italiana al Polo Sud. Tuttavia dopo quasi sette anni di gestione privata l’MnA è infestato dai rovi, in stato di parziale abbandono; solo cambiare le bandiere, un’operazione di per sé modesta, richiederebbe 200 euro.
Ed ecco allora il perchè della raccolta firme, online e gratuita, affinché il Memoriale entri ad essere “luogo del cuore” del FAI: far conoscere la storia dell’MnA e della stessa (scomparsa) base; sbloccare possibili finanziamenti; ed attirare l’attenzione delle istituzioni su un frammento di storia polare sconosciuta ai più.
“Il sito – spiega il prof. Fabri – è in concessione all’associazione Adri Antartica e si trova sul territorio del Comune di Cervignano, ma amministrato dall’ex provincia, l’Edr; è una gestione molto complicata anche per Cervignano. Come la base italiana in Antartide non si capisce di chi sia l’MnA: se di tutti o di nessuno”.
Per quanto concerne invece la base italiana “proprio negli ultimi tempi una ricercatrice polacca, residente alla base polare di Henryk Arctowski, ha fotografato le rovine della base italiana del 1975 con una bozza di targa plastificata che vorremmo mettere in metallo, onde invogliare i politici e i diplomatici italiani e argentini a creare un vero sito storico”.
Non rimane più molto tempo, perchè a giugno si terrà la 47esima riunione del Trattato Atlantico, proprio a Milano.
[z.s.]


