20.10.2025 – 12.01 – La Comunità ebraica di Trieste, in collaborazione col Comune di Trieste e con l’autorizzazione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, ha collocato la scorsa domenica 19 gennaio 18 nuove Stolpersteine nelle vie e piazze del capoluogo. Pietre d’inciampo onde non dimenticare; sono ormai numerose a Trieste dove la comunità ebraica, prima della Shoah, contava quasi tremila cittadini bene integrati nel tessuto sociale ed economico. La collocazione delle pietre d’inciampo ha privilegiato, in questo caso, deportati molto anziani, spesso ottuagenari; e non sono poche le famiglie, spesso di svariata provenienza.
Le prime nuove pietre ad essere state inserite sono state nella centrale Corso Italia dove il 20 gennaio 1944 vennero arrestati, deportati in Risiera ed infine ad Auschwitz Rosa Elia ed Enrichetta Baruch. Erano entrambe persone anziane, rispettivamente di 89 e 72 anni, quando furono deportate. La minoranza corfiotta inizia a giungere a Trieste, a seguito dei pogrom a Corfù, a fine ottocento e oggigiorno ne rappresenta la componente predominante. Tanto Rosa quanto Enrichetta vennero deportati assieme agli anziani provenienti dall’Ospedale Pio Gentilomo, un ospizio della comunità ebraica.
Sempre nell’ambito della minoranza corfiota e della stessa famiglia, in via Cesare Beccaria 6, è stato ricordato Emanuele Elia, anch’egli deportato il 20 gennaio 1944, ad 83 anni.
Annoverano invece uno scomparso e un sopravvissuto le pietre d’inciampo di via Guglielmo Marconi 16 dove troviamo il ricordo di Zoe Levi e Laura Austerlitz: deportate l’8 marzo 1944 ad Auschwitz, Laura Austerlitz sopravvisse all’esperienza, scomparendo nel 1982.
Erano già stati ricordati i Belleli con riferimento a Lazzaro, morto a Birkenau; possiede lo stesso cognome, in via Severi 7, Bruno Belleli, classe 1906.
Originaria di Treviso, la famiglia Vivante si trasferì a Trieste nel 1860: Fortunato Vivante era, a cavallo del secolo, uno degli uomini più importanti dell’élite triestina, un self made man il cui primo impiego era stato di impiegato di banca. Le pietre d’inciampo ricordano, in questo caso, Fortunata Emma Mordo Vivante e Giorgio Vivante, entrambi in via Paquale Besenghi 33. Sempre allo stesso indirizzo è stata ricordata la famiglia Geiringer, in particolare Pietro Nabucco, Fanny Vivante, Claudio e Laura. Pietro fu condirettore delle Assicurazioni Generali; Francesca Vivante fu la moglie, dalla quale ebbe i figli Claudio e Laura. Furono tutti arrestati a Portogruaro, deportati nel campo di transizione di Fossoli (Modena) e il 22 febbraio 1944 giunsero ad Auschwitz. Pietro, Fanny e la suocera Emilia Mordo vennero eliminati nelle camere a gas; il figlio morì di stenti a seguito dell’evacuazione del campo nel 1945; la figlia infine sopravvisse grazie all’aiuto della Croce Rossa.
Erano invece sorelle Anita Levi e Argia Levi, entrambe residenti all’epoca in via Principe di Montfort 1944. Infine, in via Madonna del Mare, sono state posate 4 pietre d’inciampo in ricordo della famiglia Calò: Enrico Isabella Gentilli, Emilio, Rosina e Giuseppe Felice. Varie in questo caso le provenienze, da Trieste, a Firenze, al Friuli, tutte però accomunate dall’identica destinazione di Auschwitz.
[z.s.]


