08.12.24 – 08:00 – Dopo l’avverarsi un sogno, ne deve seguire sempre un altro. È questo lo spirito che anima il Presidente del Politeama Rossetti Francesco Granbassi, secondo il quale aver ospitato sul palcoscenico triestino gli spettacoli ‘The Phantom of the Opera’ e ‘Les Miserables‘ è stato il concretamento di un desiderio nonché tra i maggiori risultati nella storia del teatro Stabile.
Di titoli, al teatro Rossetti, ne sono passati, in particolare negli ultimi anni in un’offerta che è diventata sempre più variegata e comprensiva di diversi pubblici, sia per nazionalità che per età.
Una bandiera per Trieste, degno rappresentante della città e della sua cultura (dei suoi “giacimenti culturali”, come direbbe il Direttore Artistico Paolo Valerio) il Rossetti può ad oggi vantare su partnership internazionali di alto livello, oltre a collaborazioni locali come ad esempio con il Parco e il Castello di Miramare.
Come affermato dallo stesso Granbassi, “la disponibilità della direttrice Andreina Contessa è stata preziosa per la messa in scena degli spettacoli nel Parco di Miramare. Per la prossima estate non abbiamo ancora previsto o annunciato nulla ma è sicuramente nelle nostre intenzioni continuare la collaborazione”.
Trieste è un piccola città in confronto alle grandi metropoli. Eppure il Teatro Rossetti riesce ad emergere.
“Siamo diventati un interlocutore molto credibile per grandi partner e mercati internazionali, soprattutto per il mondo inglese e statunitense – si pensi al riconoscimento ricevuto a Broadway lo scorso marzo. Quest’anno, inoltre, siamo coproduttori di uno spettacolo di prosa con il Theatre de la Ville de Paris e con il Teatro della Pergola di Firenze, lo spettacolo su Pessoa di Robert Wilson, che andrà in scena al Rossetti il prossimo febbraio. La nostra città è riuscita ad offrire al proprio pubblico degli spettacoli per la prima volta assoluta in Italia, un traguardo frutto del lavoro di decenni che negli ultimi anni ha visto toccare l’apice.
Basti pensare alla stagione del 2023/2024 che ha compreso più spettatori che abitanti del capoluogo giuliano, ben 204 mila. Siamo offrendo a Trieste quello che grandi città e metropoli non riescono ad offrire”
Un successo che si declina sotto diversi aspetti, oltre a quello culturale.
“D’altra parte, il successo degli spettacoli è anche un beneficio economico per il territorio, di modo che il binomio tra offerta culturale e potenzialità economica diventi a tutti gli effetti la carta vincente. Per il Phantom, abbiamo ricevuto un pubblico proveniente da 73 Paesi diversi, per Les Miserables da 35, e ci sono già prenotazioni per Cirque du Soleil da una decina di nazioni differenti. Molte compagnie rimangono colpite sia dall’accoglienza del pubblico sia dall’architettura del nostro teatro, e alcuni attori stanno persino cercando casa qui a Trieste, tanto è stato il fascino subìto”
Qual è lo spettacolo che secondo lei ha rappresentato il risultato maggiore?
“Tra i tanti spettacoli che siamo riusciti ad avere al Rossetti, il Panthom rappresenta per me una pietra miliare che mi rimarrà nel cuore, stesso discorso per Les Miserables. Siamo stati la città più piccola del tour internazionale con il luogo più piccolo ad aver ospitato il musical. Ma potrei citare anche vari spettacoli ‘home made‘ – circa una ventina all’anno – come ‘Magazzino 18′, che quest’anno ha debuttato per la prima volta al Piccolo Teatro di Milano, il tempio europeo della prosa , e ‘La Coscienza di Zeno‘, il cui tour italiano ha riscontrato notevole successo. Un vanto per il teatro e per Trieste stessa”.
Qual è un episodio che ricorda con affetto?
“Un momento che non potrò mai dimenticare è stato quando abbiamo avuto la presenza di Andrew Llyod Weber durante una delle rappresentazioni del Phantom. Vedere il ‘Mozart del musical’ e oltretutto creatore dell’opera in questione, è stato davvero emozionante – con annesso un grido in sala ‘Viva Weber!’ – oppure quando, durante una delle canzoni simbolo de Les Miserables, ‘Stars’, l’attore si è ritrovato a cantare letteralmente sotto le ‘stelle’ del soffitto illuminato da 1400 terminali led con un piccolo cristallo Swarovski alla fine. È qualcosa che può succedere in pochi teatri del mondo, e qui accade. Ma ricordo anche la semplicità dei grandi artisti, spesso i più disponibili nei momenti extra spettacolo per incontrare i fan e firmare gli autografi”
E i sogni per il futuro?
“Ci piacerebbe osare un po’ e portare degli spettacoli in lingua con attori ed interpreti internazionali dei grandi teatri, ad esempio di Londra, anche in ambito cinematografico che si cimentano nel teatro di prosa. Sarà un’ennesima sfida che cercheremo di vincere”.
[e.s.]