Il risarcimento del danno e la formula di Bathazard

23.12-2024 – 09:22 – Quando si subisce ingiustamente un danno, si ha diritto a essere risarciti. Quantificare il danno non sempre è semplice. Come possiamo dare un prezzo al dolore subito, a una menomazione o a una cicatrice? Per rendere equa ogni liquidazione, si fa ricorso a tabelle e formule matematiche, che hanno il pregio di semplificare e rendere certi dei conteggi che, altrimenti, rischiano di essere estremamente complessi e arbitrari. E così, la tabella di Milano o la formula Salomonica e quella di Balthazard rientrano nel normale lessico di chi si occupa di risarcimento dei danni.
Un automobilista sfortunato veniva coinvolto in un incidente stradale, subendo gravi danni biologici e, in particolare, dei danni estetici. Il Tribunale gli riconosceva un risarcimento del danno di circa 100.000,00 euro, ma lui, ritenendo che non fossero stati correttamente conteggiati i postumi di carattere estetico, ritiene di aver diritto a un risarcimento di oltre 200.000,00 euro e, per tale motivo, impugna la sentenza fino in Cassazione.

Nell’incidente, il protagonista di questa vicenda “aveva riportato la frattura del femore sinistro e del seno mascellare destro nonché postumi cicatriziali con conseguente pregiudizio estetico medio-grave: una cicatrice di cm. 10 nella regione temporo-zigomatico-palpebrale inferiore sinistra con lieve ectropion (disturbo caratterizzato dall’allontanamento della palpebra inferiore dall’occhio), una cicatrice di cm. 3 nella regione palpebrale superiore e arcata sopraciliare sinistra, cicatrici chirurgiche di cm. 3 e cm. 12, rispettivamente, sul gluteo e sulla coscia sinistra”.

Per l’uomo, “il danno estetico (accertato nella misura del 13%), avrebbe dovuto sommarsi ai punti di invalidità per i postumi permanenti e per il danno funzionale”. In conclusione, la sentenza impugnata “pur rilevando il mancato riconoscimento del danno estetico, non si sarebbe pronunciata sulla invocata formula di Balthazard”.
Ma la formula di Bathazard non prevede la somma dei punti di invalidità. Tutt’altro. Infatti, la Corte di Cassazione precisa che “la formula di Balthazard è stata invocata in modo non pertinente; essa non consente, infatti, la sommatoria, in caso di lesioni plurime, aventi causa nel medesimo fatto dannoso, dei singoli valori di invalidità riferibili a ciascuna menomazione …”; la formula di Balthazard è “fondata sul principio per cui alla determinazione della invalidità nella responsabilità civile non può procedersi mediante una mera sommatoria dei gradi di invalidità permanente relativi a ciascuna singola lesione afferente un organo o distretto anatomico diverso, in quanto tale operazione comporterebbe il superamento – illogico, rispetto alla valutazione di una “residua” capacità biologica del soggetto – del grado massimo di invalidità del 100% corrispondente all’annullamento di detta capacità, e dunque essendo richiesta una correzione del risultato della predetta sommatoria, mediante applicazione di un coefficiente proporzionalmente riduttivo, idoneo ad esprimere una percentualizzazione della invalidità coerente con la complessiva residua capacità biologica della persona danneggiata.”

In pratica, poiché la nostra capacità biologica è 100, non possiamo subire danni in percentuale superiore a questo numero perché, subito il danno del 100%, la nostra capacità biologica diventa zero e non residua nulla da danneggiare e risarcire. Pertanto, se si subiscono più danni, non possiamo fare la somma delle varie percentuali poiché rischieremmo di sforare il 100%. E qui entra in scena Balthazard con la sua formula che ha l’effetto pratico di ridurre il risarcimento, facendo in modo che non possa mai superare il 100% di invalidità. Un rimedio matematico che viene adottato dal diritto affinché le decisioni dei giudici e la liquidazione dei danni siano, per quanto possibile, eque e corrette.
Il danneggiato si vede così rigettato il ricorso, con condanna alle spese legali altrui. (Cass. civ. n. 26584/2022)

[a cura dell’avv. Guendal Cecovini Amigoni]

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