22.11.2024 – 07.01 – La Slovenia segue l’esempio dell’Italia e nello specifico del Friuli Venezia Giulia, estendendo i controlli di polizia ai confini con la Croazia e l’Ungheria di altri sei mesi, fino al 21 giugno 2025. Iniziati quali controlli anti terrorismo a seguito dello scoppio del conflitto tra Israele e Hamas, con la motivazione di voler impedire infiltrazioni del terrorismo islamico attraverso le rotte migratorie, sulla frontiera orientale i controlli si erano presto rivelati rivolti verso la Rotta Balcanica e chi l’agevola, in primis i passeur. Rimangono però, tanto nel caso italiano, quanto croato e magiaro, controlli che si limitano ai valichi stradali; ed è noto come parte dell’immigrazione clandestina si muova dai Balcani all’Europa occidentale utilizzando vie di terra, specie nei passaggi confinari. I vasti cumuli di vestiti e scarpe abbandonate presenti agli angoli dei sentieri del Carso tra Trieste e Koper ne sono un’efficace testimonianza. Il governo sloveno ha annunciato la decisione lo scorso 21 novembre, un mese prima che l’ultima estensione di 6 mesi scadesse; e come l’Italia ha citato il rischio di terrorismo quale motivazione per voler estendere i confini. Si tratterà di controlli ogni tanto, come già avviene sul confine con l’Italia. I primi controlli confinari vennero adottati ancora il 21 ottobre 2023, oltre un anno addietro, seguendo l’esempio dell’Italia.
Nonostante la dibattuta efficacia – gran parte del terrorismo di matrice islamica in Europa non proviene da fuori, ma da immigrati di seconda o terza generazione, successivamente radicalizzati online – c’è stato in effetti un calo degli ingressi illegali: in Slovenia circa il 18% in meno nei primi 10 mesi del 2024 comparati all’analogo periodo del 2023. Sono stati arrestati 468 passeur e scoperti 41400 immigrati clandestini. D’altronde né l’Italia, né la Slovenia sono soli nella volontà di re insediare controlli leggeri ai confini, anche l’Austria i ha prorogati all’11 maggio 2025, assieme alla Germania, la Danimarca, la Norvegia, la Svezia e l’Olanda. Il danno maggiore, in questo contesto, è nei confronti delle minoranze nazionali che lavorano al di là del confine: nel caso di Trieste e del FVG il pensiero corre alle reciproche minoranze slovene e italiane. Non sono pochi infatti coloro che, dalla Croazia e dalla Slovenia, si recano a lavorare a Trieste, specie nel porto. E allo stesso modo non sono pochi coloro che hanno residenza in Italia, ma lavorano in Slovenia.
[z.s.]


