Consumo di alcol in Friuli Venezia Giulia. Stiamo perdendo una generazione?

19.11.2024 – 11:21 – Il Friuli Venezia Giulia si colloca stabilmente ai vertici di una classifica di cui non andare fieri: quella del consumo di alcol a rischio. Nel biennio 2022-2023, quasi un terzo degli adulti (29%) e oltre un quinto degli anziani (21%) hanno riferito modalità di assunzione pericolose per la salute. Un fenomeno che intreccia abitudini culturali, dinamiche sociali e difficoltà strutturali nell’affrontare quella che è, a tutti gli effetti, una questione di sanità pubblica. Tra i più colpiti, come confermano i dati delle sorveglianze PASSI e PASSI D’Argento, ci sono i giovani: il 50% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni dichiara consumi alcolici a rischio. E dietro questi numeri si nascondono problemi sempre più complessi, come l’aumento del binge drinking – l’assunzione di grandi quantità di alcol in un’unica occasione – e una crescente “normalizzazione” dell’alcol come componente centrale del divertimento.

Se il resto d’Italia ha assistito a una leggera contrazione nei consumi a rischio, il Friuli Venezia Giulia va in controtendenza. Dopo una flessione durante la pandemia, legata al lockdown e alla chiusura dei locali pubblici, i numeri sono risaliti rapidamente. Nel 2023 il consumo a rischio tra gli adulti ha toccato il 35%, superando di quasi il doppio la media nazionale.

Oltre al 23% che dichiara episodi di binge drinking, il 41% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni consuma alcol principalmente fuori pasto, una modalità associata a rischi più elevati di abuso.

Il fenomeno è trasversale ma non omogeneo. Tra le persone più a rischio troviamo:

  • Uomini: il 33% degli uomini adulti consuma alcol in maniera pericolosa, contro il 25% delle donne.
  • Giovani e giovanissimi: i consumi più elevati si registrano tra i 18-24 anni (50%), come già affermato in precedenza, con un calo graduale nelle fasce di età successive.
  • Soggetti con alto livello di istruzione: il 31% delle persone con istruzione superiore consuma alcol in modo rischioso, rispetto al 21% di chi ha un livello di scolarità più basso.
  • Persone senza difficoltà economiche: i consumi a rischio sono più comuni tra chi non sperimenta problemi economici (31% contro il 21% di chi ha difficoltà).

Tra gli anziani, il problema non è meno grave: il 21% consuma alcol al di sopra delle soglie considerate sicure per l’età, con punte del 35% tra gli uomini e del 26% nella fascia tra i 65 e i 74 anni.

Se un tempo l’alcol era soprattutto un elemento legato ai pasti e alla socialità tradizionale, oggi i dati raccontano un mutamento profondo. Il consumo fuori pasto, più marcato tra i giovani, si è progressivamente radicato anche tra le donne, che nel 2023 hanno raggiunto gli uomini nella percentuale di consumo fuori pasto, con un bel 22%.

Ancora più preoccupante è l’aumento del binge drinking, una pratica che si è imposta tra i giovani e che si lega strettamente ai contesti di svago notturno e alla cultura del divertimento a tutti i costi. Il Friuli Venezia Giulia ha ormai il doppio della prevalenza nazionale di binge drinking (18% contro il 9%) e il fenomeno è particolarmente evidente nelle aree a vocazione turistica, come il territorio Giuliano-Isontino, dove la disponibilità di locali pubblici e l’intensificazione del turismo sembrano alimentare ulteriormente il problema.

Il dato più sconfortante, tuttavia, è l’assenza di una risposta efficace da parte del sistema sanitario. Solo una minima parte degli intervistati riferisce di aver ricevuto consigli sul consumo di alcol da parte di medici o operatori sanitari. In Regione, questa percentuale è addirittura in calo rispetto al passato, in netta controtendenza con il resto d’Italia. Un’inerzia che pesa gravemente, soprattutto in un territorio dove l’alcol è responsabile di una quota importante di decessi, malattie croniche, incidenti stradali e infortuni sul lavoro.

Perché il Friuli Venezia Giulia registra numeri così alti? La risposta sta in una combinazione di fattori. Da un lato, una cultura che associa l’alcol alla socialità e al divertimento. Dall’altro, la facile accessibilità alle bevande alcoliche, sia in termini di disponibilità fisica che di costi. Le strategie di prevenzione adottate finora si sono dimostrate insufficienti: i controlli sul rispetto delle leggi – come il divieto di vendita ai minori di 18 anni – e le campagne di sensibilizzazione sembrano incapaci di incidere realmente sulle abitudini di consumo.

La soluzione passa per un approccio più integrato e incisivo. È necessario:

  • Coinvolgere attivamente gli operatori sanitari, affinché diventino un punto di riferimento nella prevenzione e nella sensibilizzazione;
  • Educare i giovani fin dalle scuole, puntando su percorsi formativi che non si limitino alla trasmissione di informazioni, ma che lavorino sul piano culturale e valoriale.
  • Regolare la disponibilità e la promozione dell’alcol, soprattutto nei contesti di svago giovanile.

[c.v.]

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