Professione creatore di videogiochi, seconda parte. L’universo dei videogames con Dario Visaggio

22.10.24 – 07:30 –  È un universo parallelo, quello dei videogiochi, porte che si aprono su un mondo virtuale, quasi più frequentato di quello reale. C’è intrattenimento, svago, divertimento, azione ed evasione che mostrano una realtà alternativa a volte difficile da abbandonare. Ecco perché, soprattutto le nuove generazioni, risentono maggiormente di questo ‘distacco tra mondi’, col rischio di finire risucchiati in quello digitale.
Dibattito sociale a parte, pensiamo piuttosto a come si realizza un videogioco, quali sono le dinamiche, i tempi, e i retroscena che ci stanno dietro. Il technical lead Dario Visaggio ne ha illustrato un’ampia panoramica.

“Come lavora uno sviluppatore di videogiochi al giorno d’oggi?”

“La figura di sviluppatore di videogiochi è un termine ombrello che comprende varie mansioni, dalla programmazione, allo sviluppo, alla realizzazione di esperienze di gioco, partendo da zero o raffinandole. Io, nello specifico, sono considerato un technical lead, mi occupo di integrare la parte di programmazione con la parte di grafica in maniera tale che i due ambiti lavorino bene in contemporanea, garantendo il massimo livello di ottimizzazione e qualità visiva. Creo personaggi, ambienti e oggetti di scena calibrando il tutto”.

“Da dove si inizia per creare un videogame?”

“Sviluppare videogiochi può seguire due strade, una dal punto di vista accademico, con la quale si parte da un’idea, si valuta l’impatto che avrà sulle persone e si passa alla programmazione considerando sia il lato estetico che di svago e coinvolgimento – spiega l’esperto – L’altra via è guardare ciò che manca sul mercato, ovvero andare alla ricerca di una nicchia. Creare poi un hype e fare delle pubblicità in anteprima che possa attirare ed incuriosire”.

“Come si posiziona oggi il settore delle esperienze di gioco?”

“La sfera dei videogiochi fattura più del cinema e in generale dell’intrattenimento di vario tipo. Se nel 1980, 20 mila utenti che pagassero 10 dollari erano considerati un successo, oggi un successo è riconoscibile sopra le 250 mila persone che paghino un gioco 40 dollari”.

“C’è un genere che va per la maggiore?”

“Ogni diversa console e ogni prodotto in sé rientra in una o più tipologie di videogiochi per quanto riguarda il genere, che sia guerra, avventura o azione. Il mercato cambia costantemente quindi è difficile individuare un elemento che rimanga stabile. Il mondo delle console è molto più settoriale, invece per i giochi digitali dipende dal periodo”.

“Quanto tempo si impiega per finire un gioco?”

“Anche in questo caso, la questione cambia di continuo e dipende sia dalle aziende sia dal videogioco stesso. Ad esempio, la Nintendo ci mette minimo tre anni, poi c’è un gioco in produzione da più di 17 anni, ma ci sono giochi usciti anche dopo 6 mesi o ditte che devono uscire ogni settimana. Una volta, per l’uscita del videogioco si aspettava che fosse finito definitivamente, adesso esce mentre è ancora in sviluppo – pratica dell’early access – cosicché le persone possano provarlo e commentare dando le proprie idee e feedback. Questa pratica funziona ma implica un’ulteriore dilatazione dei tempi di produzione”.

“C’è differenza tra il settore in Italia e all’estero?”

“All’estero capisci che il campo è molto più dinamico di quello che sembra, mentre in Italia è tutto molto ingessato. Fuori dal Paese si trovano finanziamenti fino a 300-400 mila euro, in Italia un gioco quasi finito e che ha bisogno di 10 mila euro non li trova – sottolinea Visaggio – Da noi non c’è la capacità di vederne l’interesse né il valore e l’enorme potenzialità di mercato. Sono proprio curioso di vedere come andrà il Fantastic Forum del Science+Fiction Festival il prossimo 31 ottobre, dove si discuterà dei fondi e sul modo in cui le persone possono accedervi”.

[Dario Visaggio è fondatore della Desarius Games a Trieste e riveste il ruolo technical art lead, essendosi specializzato in shader e VFX (Visual Effects). Lavora nel settore da vent’anni e ha partecipato a produzioni mondiali come Cyberpunk 2077 e Goldrake.
Ha lavorato come grafico 3D e programmatore, decidendo poi di unire le due professioni.
Per diventare sviluppatore di videogiochi non esiste una scuola né una formazione specifica o strutturata. Di recente sono state create delle facoltà universitarie di Graphic Design che, assieme a studi di informatica e di grafica, possono contribuire al consolidamento delle competenze necessarie]

[e.s.]

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