09.10.2024 – 10:48 – “Porto Vecchio è una miniera d’oro su cui siamo seduti e il più grande asset economico e di sviluppo di questa città; peccato però che siano passati oltre 10 anni e non sia successo nulla.” Con queste parole Francesco Russo, Vicepresidente della regione Friuli Venezia Giulia descrive il sito di Porto Vecchio. Russo, mette in luce forti perplessità sul progetto di riqualificazione della zona, ribattezzata Porto Vivo. Il rischio per il vicepresidente è che il piano di riqualificazione targato Costim si traduca in una semplice “operazione immobiliare”, se non peggio, in una speculazione che sembra rispondere più a interessi economici che a reali esigenze della città. Russo va dritto al punto: dopo dieci anni dalla sua legge per la demanializzazione di Porto Vecchio, il progetto ora in discussione viene giudicato come un’iniziativa che si muove troppo rapidamente, senza adeguato coinvolgimento dei cittadini e dei professionisti locali. La mancanza di un dibattito aperto e trasparente è uno dei punti chiave su cui Russo insiste: “Le commissioni sono state secretate e i cittadini non hanno avuto modo di comprendere a pieno il progetto”. Una fretta che – e sarebbe peccato – potrebbe dare ai cittadini l’idea che qualcuno voglia nascondere falle o motivazioni inconfessabili”
Al di là degli aspetti procedurali, Russo esprime dubbi legati anche alla situazione demografica cittadina: Trieste ha perso un terzo della sua popolazione negli ultimi sessant’anni, passando da 280.000 a 199.000 abitanti. “Se non ci occupiamo di attrarre forze fresche, la città rischia di diventare una mera cartolina, simile a Venezia,” e Porto Vivo potrebbe essere l’ultima vera chance per invertire la rotta e attrarre giovani, innovazione e imprese di livello mondiale. “Se questo progetto si limita a costruire alberghi di lusso e appartamenti venduti a turisti che vi soggiorneranno per poche settimane all’anno, il rischio è che Porto Vecchio si trasformi in un quartiere fantasma, popolato solo da uffici regionali e spazi vuoti”, denuncia Russo.
Uno degli aspetti più controversi del dibattito è la presunta mancanza di trasparenza. Russo ha messo in evidenza che “i consiglieri comunali non hanno avuto accesso ai documenti necessari per un dibattito informato”.
Per il vicepresidente, la visione per Porto Vecchio dovrebbe puntare sulla tecnologia, l’innovazione e la creazione di un ecosistema che attragga talenti e imprese globali. Invece, il progetto attuale appare riduttivo, un’operazione da 600 milioni che sembra mancare della portata necessaria per trasformare realmente Trieste. “Non è solo una questione edilizia”, insiste Russo, “è una riqualificazione urbana che deve includere un investimento sociale e imprenditoriale. Trieste può e deve essere attrattiva per grandi player internazionali, ma a oggi non c’è traccia di questo nel progetto”.
Il vicepresidente, con un tono quasi amareggiato mette in guardia contro il rischio di perdere un’occasione storica per Trieste, chiedendo una maggiore apertura e tempi congrui per un vero confronto pubblico: “Non si può decidere il futuro di Porto Vecchio in segreto. Se qualcuno vuole fare le cose nascoste, c’è da chiedersi cosa stia cercando di occultare” – sottolinea nuovamente.
Dichiarazioni quelle di Russo sostenute anche dalla consigliera Alessandra Richetti (M5S) e dal consigliere Riccardo Laterza (Adesso Trieste) durante la prima delle tre sedute del Consiglio Comunale dedicate al progetto di project financing, avanzato da Costim.
La maggioranza, come dichiarato già ieri durante la presentazione dello stand del Comune per Barcolana ha ribadito la trasparenza e l’ambizione del progetto Porto Vivo. Gli assessori Bertoli e Lodi hanno illustrato con determinazione i progressi già compiuti e le opere in corso, dall’apertura di spazi per la cittadella dello sport alla riqualificazione dei magazzini storici.
[c.v.]


