Giornata Mondiale contro l’Ictus Celebrale, la prevenzione inizia dall’alimentazione e dallo stile di vita

29.10.24 – 17.45 – Per la Giornata Mondiale contro l’ictus Celebrale 2024, celebrata ogni 29 ottobre, il tema prescelto si basa sul motto #PiuFortidellIctus. L’unione tra team sanitari, specialisti della riabilitazione e il supporto derivante dai caregiver, può infatti essere un valido avversario per prevenire e curare questa patologia.
In Italia, l’ictus rappresenta la prima causa di invalidità e la terza causa di morte, la quale avviene nel 20-30% dei casi a 30 giorni dall’evento scatenante, e nel 40-50% a distanza di un anno, mentre il 75% dei pazienti sopravvissuti conserva una qualche forma di disabilità. In Italia, le persone che ne vengono colpite sono circa 100 mila ogni anno, in particolare sopra i 55 anni.
L’ictus è una malattia causata da un’ostruzione di un vaso del circolo celebrale o dalla rottura di un’arteria – differenza tra ictus ischemico e emorragico – definita “tempo-dipendente“: prima avviene il riconoscimento dei sintomi e la presa in soccorso, meno conseguenze dannose si presenteranno e maggiori saranno le possibilità di ripresa. Tra i fattori di rischio compare il tabagismo, un’alimentazione scorretta, condizioni di sovrappeso o obesità, ipertensione arteriosa e diabete.

L’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, A.L.I.Ce. Italia Odv, promotrice della Giornata Mondiale contro l’Ictus Celebrale in Italia, consiglia a tal proposito di seguire un’alimentazione corretta ricca di vegetali, cereali, frutta e frutta secca, olio di oliva – uno dei principali alimenti che protegge il sistema cardiovascolare -, legumi e pesce (salmone, pesce spada, pesce azzurro o trota), povera di carni grasse, tuberi, grassi animali e insaccati, nonché alcol. Studi, infatti, dimostrano che i principi della dieta mediterranea possono diminuire il rischio di ictus del 20%.
Oltre a ciò, il consumo moderato di cioccolato fondente è ottimo per la prevenzione grazie alla presenza di flavonoidi. Inoltre, è stato riscontrato che i pazienti colpiti dalla patologia presentano una forte carenza di vitamina D, la quale dunque deve essere sempre monitorata affinché non sia troppo bassa.
L’Associazione consiglia anche l’affiancamento dell’attività motoria da 75 ai 150 minuti e uno stile di vita equilibrato con una giusta quantità di sonno, linee guida validate anche dall’ESC (Società Europea di Cardiologia) e dalla SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana).

[e.s.]

 

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