Dalla fatal Novara alla Viribus Unitis, la storia dei ‘grandi’ funerali di Trieste

19.10.2024 – 07.01 – Il Civico Museo della Guerra per la Pace Diego De Henriquez presenta, all’ingresso, una carrozza funebre della ditta Zimolo, affiancata da una gigantografia di piazza Goldoni. Lo sguardo scorre sul vecchio ristorante di cucina kosher Goldberger, scivola sull’imponente processione che accompagnava la carrozza funebre dove riposa l’arciduca Francesco Ferdinando e la consorte. Il funerale del principe ereditario rappresenta, nella storia di Trieste, l’apice simbolico di una storia dei funerali presente durante tutto l’ottocento e più volte commentato da giornali e pamphlet locali. Il percorso del funerale, partito dalla piazza Grande a seguito dell’arrivo della squadra navale con la Viribus Unitis, si snodava nel cuore della città, giungendo alla stazione ferroviaria. I carri, a tiro sei, trasportavano i feretri con sontuose bardature d’argento, la carrozza col feretro dell’arciduca era invece decorata d’oro. L’ottocento si avviava così a una strana morte, si commemorava la fine di un’epoca e di una pace che già si avvertiva da decenni fragile, del tutto estemporanea.
Guardano dal 1914 all’indietro, è possibile tracciare la storia di Trieste tramite i suoi funerali ‘illustri’? Gli esempi -politici e istituzionali – in effetti abbondano. Solo sei anni prima di quel famoso 1914, la città commemorava con intensa partecipazione della cittadinanza la scomparsa di Felice Venezian: la città si listò a lutto, i fanali Auser furono anneriti in segno di rispetto. Il Piccolo – giornale che, quando si trattava di questioni liberalnazionali, non era un quotidiano molto imparziale – dedicò intere prime pagine nei giorni successivi, giungendo al funerale di martedì 15 settembre 1908 quando descrisse “il lutto nei pubblici mercati, dove le nostre popolane avevano issato bandiere cittadine velate di nero”. In piazza Unità “già erano stati collocati drappi a gramaglia lungo tutto il piano principale del Palazzo del Comune”. Il corteo era aperto da “un movimento armonioso di fiori: quattro carri ricolmi di ghirlande, poderose, dalle grandi palme della morte e della gloria, dalle belle rose che il defunto tanto amò…”
Occorre fare un salto di quarant’anni onde giungere a un funerale simile a Trieste, stavolta di una testa reale: molti infatti ricordarono commossi il funerale del 1874, quando dalla casa di via Lazzaretto Vecchio a San Giusto transitò il carro funebre dell’Infanta di Spagna Maria Teresa di Borbone Braganza. Era l’ultimo frammento di una dinastia che, trasferitasi a Trieste dall’epopea napoleonica, aveva qui trovato rifugio.
Ultra reazionaria, icona dei carlisti intransigenti, la principessa di Beira eppure era nota a Trieste per le continue donazioni a favore dei poveri, sull’ordine di migliaia di fiorini all’anno. Oggigiorno riposa nella cappella di San Carlo, a San Giusto.
Soli tre anni prima (1871) il volume Trieste Romantica ricorda un funerale seguitissimo dalla cittadinanza, ma di caratura popolare: tutta la città infatti volle ricordare Honson Thoure, un artista circense noto come ‘l’uomo-mosca‘ che durante un’esibizione al teatro Mauroner di Trieste era precipitato al suolo, morendo in maniera orribile.
E retrocedendo di un altro biennio (1869) impossibile non ricordare la morte, protratta dopo una lunga malattia, del Barone Pasquale Revoltella: il carro col feretro venne seguito dal servitore cinese che recava, su un cuscino, tutte le decorazioni e le cariche onorifiche raccolte da Revoltella, nessuna però cara quanto quel titolo di Barone che aveva cancellato lo scandalo delle forniture del 1860, a seguito del quale si era sparato l’amico von Bruck.
Gli anni Sessanta e Settanta dell’ottocento sono purtroppo ricchi di morti illustri, perchè due anni ancora prima, nel 1867, la cittadinanza aveva ricordato commossa l’arciduca Massimiliano d’Austria, reduce dalla follia in in terra messicana. La salma di Massimiliano, giunta con la ‘fatal Novara’ di carducciana memoria, fu trasportata alla stazione ferroviaria.
Non mancarono, a fronte di morti così illustri, le trovate pubblicitarie. Proprio negli stessi anni infatti, nel 1876, veniva inaugurata la ditta di pompe funebri Zimolo. Onde reclamizzare i propri servizi, la ditta organizzò un funerale ‘pubblicitario’ in grande stile: carrozza di lusso, cavalli con gualdrappe, fanali portati dai valletti e così via. Sottostimava forse quanti funerali e quanti cortei illustri avrebbe dovuto gestire nella città asburgica.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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