18.09.2024 – 07.01 – Mentre in Italia ogni notizia connessa alla centrale nucleare di Krško ne discute di solito l’età avanzata o la possibilità di una chiusura, in realtà intanto a Lubiana si discute su come far entrare il settore privato nella costruzione del secondo reattore della centrale, d’altronde più e più volte aggiornata in tempi recenti. Il settore privato in altre parole vuole contribuire al raddoppio della centrale nucleare al confine tra Slovenia e Croazia e verso cui Trieste e il Friuli Venezia Giulia, nonostante alcuni proclami politici, acquistano volentieri energia.
In particolare sono tre gli imprenditori che hanno proposto di coinvolgere il comparto delle compagnie e delle imprese slovene. Igor Akrapovič, proprietario del colosso responsabile della costruzione delle condutture di scarico di motociclette e automobili (suoi ad esempio gli scappamenti al MotoGP), ha commentato che il mondo del business auspica che lo stato favorisca un’attiva partecipazione del privati nella progettazione, supervisione e negli investimenti nel progetto. Si sono dichiarati parimenti d’accordo Jure Knez, a capo della compagnia di hi tech, specializzata nell’acquisizione dati di alta fascia Dewesoft e Radko Luzar, a capo di L-Tek, specializzata nella produzione di componentistica elettronica e software dal 1994. Secondo Akrapovič una compartecipazione pubblico-privato allontanerebbe le voci di possibili sprechi o malversazioni con un progetto di simili dimensioni. La compagnia di Akrapovič è disposta a investire il 10-15% dei propri profitti annuali che si tradurrebbero in 30/35 milioni. Knez invece ha portato sul tavolo l’esempio finlandese del modello Mankala: compagnie private che co-finanziano la costruzione della centrale nucleare, ricevendone in cambio elettricità sottocosto. Tanto Akrapovič quanto Knez hanno rimarcato che, per una produzione manifatturiera e industriale, le fluttuazioni di energia legate al solare non possono essere la soluzione; serve invece una forma di energia affidabile. In alternativa tutti e tre gli imprenditori richiederebbero tagli alle tasse o prezzi fissi per l’energia.
Intanto l’annunciata chiusura della centrale termica di Šoštanj connessa alla vicina miniera di carbone di Velenje priverà la Slovenia di un terzo della produzione domestica. Non a caso è in corso il progetto di utilizzare la centrale per il riscaldamento della regione, prima di chiuderla definitivamente. Il raddoppio di Krško è stato d’altronde stimato tra i 9,3 miliardi e i 15,4. Proprio verso novembre si terrà un referendum popolare sul progettato raddoppio nucleare.
[z.s.]


