28.08.2024 – 07.38 – Con il cuore sereno e i polmoni guerrieri. Immerso nell’acqua con il fiato sospeso ma senza mai provare ansia. Saranno stati questi i riflessi adottati da Massimiliano Vidoni quando ha conosciuto l’apnea sportiva, divenuta non solo attività del tempo libero ma la vera concezione di vita. Classe 1981, nato a Trieste ma residente dal 2012 in Friuli, a Ragogna, avvezzo allo sport sin da piccolo, tra calcio, tennis e sci, quest’ultimo vissuto pure in chiave agonistica e con la divisa degli Alpini durante l’anno di leva da volontario. Accade poi che dagli scarponi e slalom si scivoli in mare, prima con il Brevetto di Assistente Bagnante e poi con la svolta del cuore.
Siamo nel 2008 e Massimiliano Vidoni incappa fortuitamente in un corso di Apnea organizzato dal CTS. Lo prova, lo vive, lo respira appieno. Solo un anno dopo è già tempo di gare, di limiti da varcare: “La pratica dell’Apnea si è rivelata per me qualcosa che andava oltre al senso sportivo – spiega l’atleta triestino – in tutte le discipline la gestione mentale è importante ma qui il fattore è fondamentale, lo apprendi sin dall’approccio al livello di base. Per uno come me, abituato a ragionare molto, l’Apnea sportiva è stata una vera rivelazione. La concezione giusta che cercavo”.
La vita cambia quindi, in meglio. La pratica dell’Apnea regola il quotidiano e ne detta i tempi, trovando spazi tra il lavoro da Capo Treno e gli effetti ed affetti da capofamiglia.
L’altro mondo è quello sommerso, del mare o delle piscine, ovunque un affresco dell’acqua imponga di immergere il capo e di avanzare trattenendo il respiro.
Il primo acuto nel 2010 a Vicenza, teatro di un campionato regionale. Qui Massimiliano copre 150 metri in piscina, 6 vasche insomma senza respirare. A Trieste, in chiave popolare e magari nelle acque di Barcola, la chiamerebbero “dorada troppa roba”.
L’impresa, quella di un atleta alle prime armi, non passa inosservata ed ecco la convocazione ad un collegiale al Centro Olimpico di Roma con la Nazionale di Apnea sportiva, esperienza che rafforza obiettivi di un giovane che sbarca il lunario attraversando l’Italia sulle rotaie ma che per sognare, quando serve, si veste di pinne e occhiali ma senza giocare in spiaggia.
La preparazione negli anni si cesella, modifica tempi e implementa risorse: “Per migliorare la mia routine per un periodo ho provato anche lo Yoga – ricorda Massimiliano Vidoni – lo trovo utile e interessante ma alla lunga ho capito che non faceva per me, che non era funzionale, forse troppo stressante. Io già, come dicevo, ragiono troppo sulle cose, dovevo invece osare diversamente, in modo magari più istintivo”.
Meno zen, più “animale”. Nel tempo aumentano le performance del Capo Treno dalle branchie virtuali: 187 i metri nuotati a rana in 3,19”, 209 con la monopinna in 3’10”, 204 con le bipinne in 3′,14” e 125 metri in Apnea dinamica (coprire la massima distanza in orizzontale) in 2,45”, tempo quest’ultimo che rappresenta il record italiano.
Tra turni notturni e scali in stazione da abitare per lavoro, Massimiliano continua nella sua “concezione”, in una ricerca che non è solo scandita da tempi, colpi di pinne e battiti del cuore: “Mettersi sempre in gioco è l’aspetto più ricco – sottolinea – lo sport ti esorta a questo, ti abitua a gestire meglio le ansie della vita. Da padre poi cerco di trasmettere questo valore a mia figlia, di essere un esempio sul piano dell’impegno, che sia in una gara o nella vita di ogni giorno”.
Il sogno? Non è forse un nuovo record ma (ri)tornare a esibirsi a Trieste a distanza di anni, dopo le vetrine vissute all’interno della manifestazione Mare NordEst. Il teatro individuato sarebbe poi lo spazio acqueo al cospetto di Piazza Unità. Con il pubblico, il sole, la mente sgombra e quel respiro assente che ti rimette in gioco. In vita.
[f.c]


