03.09.2024 – 07.01 – C’era una volta il cavadenti. Il mestiere del dentista s’identificava infatti, fino a mezzo secolo fa, con la rimozione del dente ‘malato’. Tutt’oggi, per molte persone, il dentista rimane il professionista cui rivolgersi quando un dente causa dolore e il successo dell’intervento viene equivalso alla scomparsa del male. Eppure la ricerca scientifica nel campo dell’odontoiatria ha compiuto passi da gigante negli ultimi decenni: nuovi materiali, nuove tecniche e nuovi strumenti hanno radicalmente trasformato la professione. I tempi delle estrazioni in punta di scalpello sono ormai lontani e l’anestesia diventa sempre più flessibile e localizzata, allontanando lo spettro della visita ‘dolorosa’ dal dentista. L’ostacolo maggiore rimane, a fronte di un sistema sanitario pubblico deficitario, gli alti costi.
Trieste, a causa della presenza di una popolazione generalmente anziana posta al confine con la Slovenia e in generale i Balcani e l’Europa dell’Est, si pone come una città con sfide inedite: concorrenza straniera, dentature con una propria ‘storia’ e una popolazione col culto dell’estetica del corpo, denti compresi, tratteggiano una scena odontoiatrica diversa dalle altre città italiane.
Ne parliamo con l’odontoiatra triestina Astrid Fedrizzi che, attiva da decenni nel capoluogo, gestisce uno studio col socio Maurizio Sattolo. Dal suo racconto emerge una scena triestina dominata -un po’ come la stessa città – da un precoce invecchiamento.
Ciao Astrid, perché scegliere di fare il dentista? Qual è stato il tuo percorso personale?
Quand’ero bambina, come tante, volevo fare il veterinario. Però scoprendo come ciò comportava anche manovre molto invasive per gli animali, ho preferito concentrarmi sugli esseri umani. Ho avuto la fortuna di avere uno zio presente nell’ambiente come odontotecnico e pertanto dalle Superiori ero già indirizzata all’ingresso in una facoltà a numero chiuso in ambito medico. Io ho fatto il classico anche se il test per entrare in realtà prevedeva un gran numero di materie scientifiche. Allo stadio attuale, se uno volesse entrare nell’ambito medico, dovrebbe preferire il liceo scientifico, specie le scienze applicate.
Qual è la situazione odierna per chi vuole diventare un dentista?
Odontoiatria, dall’86, si è staccata da medicina diventando una facoltà a sé stante. C’era il classico percorso di medicina, di sei anni; è stato poi introdotto il corso di odontoiatria di cinque anni. Non a caso l’albo è separato, anche se apparteniamo tutti allo stesso ordine.
Dal 1991 in poi siamo tutti o odontoiatri o medici chirurghi, non esiste più la specializzazione in odontoiatria.
Come sei entrata nella libera professione?
Mio zio aveva già una struttura avviata, pertanto ho potuto entrare direttamente nel privato. Oggigiorno la maggior parte dei giovani odontoiatri preferisce restare un collaboratore, senza aprire una propria attività. Manca una giovane imprenditoria nell’ambito dei dentisti, specie femminile. Io invece ho iniziato immediatamente come libera professionista. C’è un costo iniziale: circa 50mila euro anche solo limitandosi ad un appartamento in affitto, comperando solo lo stretto necessario anche in linea con gli adeguamenti di legge richiesti.
C’è anche un discorso legato agli strumenti e agli aggiornamenti professionali…
Faccio un esempio: la sterilizzatrice a norma nel 1991, non lo è più nel 1993. Occorre aggiornare continuamente i modelli e i materiali, è un continuo investimento. E onde ripagare i costi devi allargare la clientela e questo comporta a propria volta ulteriori strumenti e infrastrutture… In generale però un buon dentista aggiorna continuamente i propri strumenti e tecniche. Dietro ogni dentista libero professionista c’è una vera e propria industria, tra collaboratori, segretarie e approvvigionamento di materiale.
Qual è stato il tuo primo caso quale dentista?
Di solito rimangono in mente i primi casi ‘particolari’. C’è stato ad esempio un paziente che rifiutava di togliersi lo ‘scheletrato’, cioè una protesi dei denti parziale che va rimossa ogni giorno. Era infatti convinto che fosse ‘incollata’, continuava a dire che i suoi erano denti fissi. Non l’aveva mai tolto da quattro anni! Lo abbiamo infine convinto e abbiamo trovato al di sotto una pessima situazione. Al di là delle battute i rischi in questo caso sono alti, sotto uno scheletrato o una protesi non rimossa possono formarsi anche lesioni precancerose.
C’è chi ha paura del dentista…
L’odontofobia è estremamente diffusa. E’ comprensibile, perché noi dentisti entriamo ‘dentro’ il paziente, è molto invasivo. Ci sono clienti che rifiutano addirittura di aprire la bocca. Io, in alcuni casi, propongo sedute di preparazione psicologica dove il cliente si limita a sedersi, gli si mostra gli strumenti e come si svilupperà l’operazione e così via. Il dentista sviluppa un rapporto molto fiduciario: non cambi facilmente dentista, anzi. Il rapporto è simile a quello del vecchio medico di famiglia. Il paziente, quando conquisti la sua fiducia, vuole solo ‘te’; diventa difficile anche solo introdurre un collaboratore.
Qual è il rapporto del dentista coi pazienti?
Io conservo un rapporto molto personale coi pazienti. So cosa devo fare, ma sono anche consapevole a quale persona appartiene il dente. C’è una parte meccanica abbinata alla conoscenza medica, ma c’è anche un elemento di contorno umano. Occorre inoltre mostrare sicurezza: non è ammissibile avere distrazioni di alcun genere, la concentrazione dev’essere totale.
Quali sono i casi più frequenti a Trieste?
Nei decenni passati purtroppo si procedeva quasi sempre con l’estrazione. Pertanto essendo la popolazione di Trieste piuttosto anziana i casi sono correlati a scheletrati, protesi, dentiere e così via.
Quali sono le opzioni in questi casi a Trieste?
Un caso può essere risolto in tante maniere diverse. Hai bisogno dei denti? Una dentiera è la soluzione più economica. Vuoi l’implantologia? In quel caso servirà una buona copertura economica e la giusta fisiologia anatomica. C’è di solito un ventaglio di opzioni di cui discutere, a seconda delle prospettive economiche. Occorre comprendere le reali esigenze a seconda del paziente. Il servizio sanitario nazionale è purtroppo tutt’oggi inefficiente, specie per le richieste di riabilitazione protesica.
Perché non si fanno più i denti d’oro?
Estetica uber alles. L’idea di avere qualcosa di diverso dal colore del bianco è inaccettabile per la maggior parte delle persone. Oggigiorno inoltre il costo sarebbe ingestibile: l’oro è stato sostituito dalle leghe non nobili rivestite di ceramica. L’ultima evoluzione prevede invece zirconio e ceramica, onde non far intravedere il colore del metallo.
Qual è la situazione degli studi dentistici a Trieste?
Trieste ha ancora tanti studi mono o bi professionali. Non c’è tanto ricambio, però. Considerate quale fortuna sarebbe per un giovane dentista avere la possibilità di comperare un piccolo studio col suo bagaglio pronto di clienti! Eppure nessuno li rileva.
Vi sono poi le cliniche dentali, sebbene i clienti sembrano preferire gli ambulatori ‘classici’.
Qual è la situazione con la competizione oltre confine? Mi riferisco ai triestini che si recano in Slovenia e Croazia…
Non è limitato solo a Trieste; conosco di viaggi organizzati per il turismo dentale persino dal Trentino. Li trasportano in pullman, li alloggiano in strutture simili ai casinò e c’è anche il dentista nel ‘pacchetto’. Oggigiorno si predilige l’Europa dell’Est e in particolare l’Albania.
La questione del turismo dentale va affrontata sotto il profilo della continuità col paziente. Io un lavoro eseguito col paziente lo devo garantire per dieci anni; la salute dentaria non è qualcosa che puoi ‘comperare’. Il dentista deve anche poterti seguire, verificare ad esempio che il ponte dentale messo funzioni, controllarlo a distanza di tre, sei mesi…
Che cosa succede quando il lavoro dentale si rivela ‘fallato’?
Il professionista che ha fatto questi lavori, ad esempio in Albania, ne dovrebbe rispondere. Però solitamente la clinica è già scomparsa, il cliente ha esaurito i soldi o non nutre più fiducia verso il dentista che lo aveva operato. Rimane allora a noi, quali dentisti italiani, dover ‘raccogliere i cocci’ e riparare il danno. Non è però facile mettere mano a un lavoro altrui: il paziente è sfiduciato, non sai con quali materiali hanno operato oltre confine e non puoi neppure rifare il lavoro daccapo.
Ci puoi citare qualche caso concreto di ‘cattivo’ turismo dentale?
Mi era ad esempio capitato un paziente che, dopo essersi recato in Albania, gli avevano lasciato ancora i punti di sutura degli impianti nuovi in bocca, a distanza di più settimane. Che cosa gli avevano detto? Erano punti di sutura ri assorbibili. Ovviamente ciò era impossibile, perché i fili erano di nylon e il paziente stava soffocando…
Quali potrebbero essere le soluzioni?
Servirebbe un controllo sulla pubblicità sanitaria che proviene dall’estero. Molti non comprendono come certi lavori dentali siano impossibili da realizzare senza una continuità nel tempo. Non vale solo per i denti: la chirurgia estetica ad esempio viene praticata in anestesia totale, farla all’estero senza una normativa europea e italiana che ti protegga è sconsiderato. Vi sono poi differenze anche tra i paesi europei: ci sono operazioni ad esempio praticabili solo dai medici in Italia e materiali a noi vietati, ma consentiti in altre nazioni UE. E’ una questione di etica professionale ed umana, qui come all’estero.
In conclusione, per chi deve trovare un nuovo dentista, che cosa consigli?
Il passaparola rimane il principale veicolo di diffusione. La maggior parte dei dentisti non sfrutta la pubblicità tradizionale: la soddisfazione del cliente è quanto ‘attira’.
La pulizia dello studio deve essere in ogni caso assoluta. Il dentista deve presentarsi con un vestito adeguato, spiegare nel dettaglio pro e contro dell’operazione, offrire un preventivo di spesa e lasciare la scelta al paziente. L’igiene tuttavia dev’essere rigorosa: gli strumenti devono essere imbustati e il dentista non deve mai presentarsi coi guanti già indossati, vanno messi solo quando s’inizia l’operazione. Il dentista inoltre, alla fine di un intervento complesso, dovrebbe mostrare le radiografie e informare sull’esito e su come si è svolta.
[Lo studio Dott. Maurizio Sattolo e Dott.ssa Astrid Fedrizzi Odontoiatri Associati è situato in via Cecilia de Rittmeyer n. 5, contattabile via telefono a 040 363220. Nato nel 2010, svolge tutte le pratiche odontoiatriche e di protesi dentaria, con particolare attenzione ai pazienti pediatrici.
L’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Trieste – OMCeO Trieste – ha sede in piazza Goldoni n. 10. L’Ordine presenta un proprio sito, con la possibilità per i medici di scaricare moduli e materiale burocratico e per i pazienti di verificare l’iscrizione del proprio medico nell’ordine. Dopo aver fatto accesso al sito, si clicca su Ricerca Iscritto, con la possibilità di differenziare tra medico e odontoiatra]
[z.s.]


