Mare che sale. Come cambieranno le coste dell’Adriatico? Pallavicini ‘Servono strategie di lungo termine’

29.09.2024 – 07.01 – Quale futuro per il mare Adriatico? Bacino chiuso, caratterizzato dalle acque tra le più calde del Mediterraneo, l’Adriatico si presenta come un ‘osservato speciale’ in relazione alle conseguenze, osservate negli ultimi decenni, del cambiamento climatico. Se ne è discusso, con specifico riferimento alle coste da Venezia al capoluogo giuliano, nella cornice del panel ‘Mare che sale. Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle nostre coste‘ di Trieste Next, alternando gli interventi dell’assessore Fabio Scoccimarro, del geomorfologo Fabrizio Antonioli, del docente di Urbanistica Elena Marchigiani e del docente di Genetica Alberto Pallavicini.
Lo sguardo si è concentrato in particolare sulla gestione dei fragili ecosistemi – dei quali c’è in particolare l’evidenza dell’area marina protetta di Miramare – minacciati dal riscaldamento delle acque; oltre all’evidenza statistica di eventi estremi sempre più numerosi; mareggiate, inondazioni, allerte meteo continue. Proprio il progetto ‘Mare Sopra‘, coordinato dall’Università di Trieste e realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, mira a far conoscere la precaria situazione odierna, a sensibilizzare i portatori di interesse.
In assenza del docente Stefano Furlani, protagonista del programma di ricerca ‘Geoswim: 23.000 chilometri di rilevamento geomorfologico a nuoto delle coste del Mediterraneo’, Trieste news ha intervistato il professore di Genetica Alberto Pallavicini, impegnato da anni nell’uso della genomica per la caratterizzazione della biodiversità acquatica.

Come potremmo riassumere l’impatto del cambiamento climatico sulle coste del mar Adriatico? 

C’è ormai l’evidenza di eventi atmosferici estremi o comunque importanti anche in Adriatico; inoltre c’è un segnale dell’aumento delle esondazioni e del fenomeno dell’acqua alta che non è più, come un tempo, limitato a Venezia, ma lo ritroviamo anche qui a Trieste. Ormai una volta all’anno Piazza Unità risulta sott’acqua.

Questi sono i fenomeni osservabili anche dalle persone comuni; si è invece meno consapevoli dei fenomeni legati all’erosione degli spazi costieri e delle previsioni di ‘marinizzazione’ delle lagune. Che cosa intendo? Con l’aumento del grado di salinità del mare perderemo, nel mar Adriatico, interi ecosistemi: pensi ai danni non solo all’ambiente, ma all’economia della pesca, turistica e così via. Tutto il nord Adriatico, da Venezia a Monfalcone, era un’area dopotutto un tempo fortemente paludosa. Venne bonificata durante il Ventennio, meno di cent’anni fa, e ora sta ritornando a essere un’area lagunare.

A questo proposito le coste si stanno abbassando…

Più che abbassare la costa, si è innalzato il mare. Non a caso questo è il nome del progetto divulgativo che mira a far conoscere queste tematiche connesse a un ambiente che cambia.

Il prof. Furlani ha sviluppato una disciplina capace di monitorare le coste dal livello del mare attraverso il mare stesso, ponendosi in una posizione originale dalla quale tracciare l’erosione del litorale. Ha così anche la misura storica della situazione. E sta anche in ciò, se vogliamo, la preoccupazione: sono fenomeni che entrano nella memoria storica, propri della persona; non sono più, come dovrebbe essere, evoluzioni legati ad ere geologiche, ma vengono percepite all’interno di un normale arco di vita. Proprio per questo, anche per la politica, non è più possibile attendere o rimandare; è tempo di reagire e prendere l’iniziativa, anche andando controcorrente rispetto all’opinione attuale.

Quali azioni potrebbero intraprendere Regione FVG e i diversi Comuni colpiti?
Penso, ad esempio, alle dighe foranee onde avere un argine contro le mareggiate…

Non si può assistere passivamente a quest’evoluzione e non a caso la politica si sta muovendo anche in ambito locale: obbligati, come nel caso delle mareggiate; o cogliendo l’occasione per strategie di lungo termine. È vitale però non mettere solo una ‘pezza’, utile solo a far guadagnare tempo. Occorre progettare un percorso a lunghissimo termine.

Quali sono i rapporti con la Slovenia e la Croazia? Il mare Adriatico è dopotutto transfrontaliero…

Noi avvertiamo molto di più il problema, perchè abbiamo semplicemente coste molto più basse. Il collega Furlani ha lavorato regolarmente coi colleghi sloveni e croati. Pertanto c’è sicuramente anche da parte loro un’osservazione del fenomeno.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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