05.09.2024 – 07.01 – The dark side of the moon. A distanza di cinquantacinque anni dallo sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, una nuova ricerca sino triestina scopre nuovi dettagli sulla superficie del satellite nel suo lato ‘oscuro’. E se la ricerca proviene da Trieste, i dati sono cinesi. Si tratta infatti di una ricerca internazionale finalizzata ad analizzare la superficie lunare sul lato nascosto. Il team di ricercatori viene coordinato dal gruppo di Geofisica Applicata del professore Michele Pipan del Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze dell’Università di Trieste. I dati sono invece stati raccolti dalla missione cinese Chang’E-4 nel 2019. La Cina è stata non a caso la prima a riuscire a far atterrare un rover sulla faccia nascosta della Luna. Gli elementi raccolti dal rover sono stati poi integrati con elementi raccolti dai sensori remoti. L’indagine si è concentrata sul cratere Van Kármán, situato all’interno del South Pole-Aitken Basin. Si trattava di una zona finora inesplorata della Luna, con un diametro di circa 180 chilometri. Onde padroneggiare la vasta massa di dati i ricercatori hanno sfruttato algoritmi di deep learning basati sull’intelligenza artificiale, permettendo così di scoprire dati nuovi a confronto col passato, specie nella profondità del terreno. La luna presenta infatti una superficie composta di regolite, uno strato di polvere, roccia e detriti causato dal continuo impatto di altri meteoriti e di erosioni prodotte nel corso dei millenni. La regolite non è distribuita in via uniforme, ma presenza forti variazioni: 5, 10, 15 metri di differenza prima di giungere a una superficie solida. Sono state inoltre identificate oltre venti strutture nella regolite: ad esempio un gran numero di crateri sepolti.
Lo studio, apparso sulla rivista scientifica Icarus, ha visto la partecipazione di ricercatori dell’Università di Trieste, dell’INAF – Istituto nazionale di astrofisica di Roma, della Purdue University (USA), dell’Accademia cinese delle Scienze e dell’Università di Zhejiang (Cina).
Nel gennaio 2024, questo stesso gruppo di ricerca ha revisionato e confermato i dati radar raccolti dalla missione, ora disponibili sul sito del Lunar and Planetary Data Release System del National Astronomical Observatory of China, e li ha messi a disposizione della comunità scientifica internazionale pubblicandoli sulla rivista Scientific Data.
Al momento, il team di ricerca dell’Università di Trieste, che ha guidato questo lavoro, è impegnato in un progetto approvato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per l’invio di un magnetometro e di un sistema radar sulla Luna per condurre studi geofisici del sottosuolo lunare.
“Questi risultati dimostrano l’importanza delle analisi multidisciplinari, che non solo forniscono informazioni cruciali dal punto di vista scientifico, ma costituiscono anche l’imprescindibile punto di partenza per la valutazione di potenziali risorse del sottosuolo lunare e per la pianificazione di future missioni e basi lunari permanenti” spiega Michele Pipan, professore di Geofisica Applicata all’Università di Trieste.
[z.s.]


