08.09.2024 – 07.01 – Una città quale Trieste, caratterizzata da un numero superiore alla norma di lettori forti e dalla presenza di vaste biblioteche personali, si presta naturalmente al bookcrossing. Ci riferiamo qui allo scambio dei libri o, come sempre più spesso succede, al loro dono: si porta il libro che si desidera donare al punto di bookcrossing e, se si trova un libro altrettanto interessante, lo si scambia; oppure lo si lascia per i futuri lettori. Vi sono reti di lettori, punti di scambio che tracciano i libri di passaggio e forme ancor più raffinate. Però, in fondo, si tratta di un libero dono: dopotutto nessuno desidera davvero buttar via un libro o distruggerlo. L’abuso dei paperback negli anni Ottanta e Novanta, una generale tendenza al romanzo da edicola, la moda ormai passata delle enciclopedie e un collezionismo oggigiorno impossibile per i giovani a causa del mercato immobiliare, ha consentito la creazione di una valanga di carta che inonda le vie cittadine. Se emergono, nel fiume cartaceo, piccole gemme, per lo più transitano libri da spiaggia o saggistica sorpassata. La forma più primitiva di bookcrossing consiste nell’abbandonare i libri presso il deposito della carta: un’ultima chance prima dell’eliminazione. In altri casi vi sono alcuni punti in città dove si è affermata l’abitudine di lasciare i propri libri o di prelevarne a propria volta: dietro piazza Hortis, sotto l’occhio vigile del leone della fontana della piazzetta di Santa Lucia, c’è il punto di bookcrossing maggiormente famoso. Se i triestini sono di solito educati, il punto è però spesso trattato alla pari di una discarica: non sono rari i piatti, le scarpe, i centrini lasciati assieme a un cumulo di Harmony o d’invendibili enciclopedie. Un altro punto era la fontanella di Largo Giulio Ascanio Canal che, danneggiata lo scorso gennaio 2024 dai vandali, è tutt’oggi a pezzi. Vi sono poi i bookcrossing nei caffè, supermercati e bar; tuttavia obbediscono a logiche diverse, essendo in un luogo chiuso.
Non lontano da piazza Hortis e da largo Canal si nasconde, dietro il castello di San Giusto, il tempio del bookcrossing triestino: Libribelli, situato in via Risorta 12/a, si definisce una libreria libera dove l’attività (non) economica è lo scambio di vecchi libri usati.
Inaugurata lo scorso 2017, Libribelli trae ispirazione da simili strutture a Baltimora, Madrid e Bologna. Non c’è né obbligo di restituzione, né di di scambio: l’unico reale obiettivo è di far circolare i libri, di evitare che diventino sfogliatine di carta nelle discariche. I costi di bollette e mantenimento sono in parte soddisfatti dai liberi contributi dei cittadini. E naturalmente il proprietario Giorgio Cescutti ha il polso del bookcrossing triestino e del sotterraneo traffico di libri usati che scorre in città. E proprio per questo motivo lo abbiamo raggiunto per una breve intervista.
Come procede il progetto di Libribelli?
C’è stato un calo di visitatori post Covid, in precedenza era molto ben frequentato, specie dai giovani. C’è in generale più domanda che offerta; se siete curiosi vi incoraggiamo a venire e a scegliere qualche libro. L’affluenza rimane comunque considerevole.
Il progetto non si limita però alla sede di via Risorta…
Noi disponiamo anche di un furgone itinerante, col quale giriamo in tutta Italia. A volte nelle scuole, altre volte alle fiere o alle manifestazioni. L’idea è di far girare i libri; in questi casi chiediamo, a piacere, un’offerta libera.
Quali sono i libri che vengono donati maggiormente?
Di solito si tratta di romanzi. Cerchiamo, da qualche anno, di evitare di ricevere libri troppo vecchi: ci limitiamo alla fascia di dieci o quindici anni fa, perchè spesso quelli più vecchi sono in condizioni troppo usurate. Gli autori triestini piacciono tanto, specie ai turisti. Non manca una parte per i bambini molto nutrita che privilegio per lo smercio col furgone.
Trieste è una città con una sovrabbondanza di libri…
Io ho in media una o due chiamate al giorno di persone che desiderano donarmi tutti i libri di un amico o un parente scomparso, ad esempio. Solitamente mi reco a visitare la casa e opero una selezione; purtroppo è impossibile salvarli tutti.
Qual è la relazione coi punti di bookcrossing in città?
Di solito portiamo i libri presso le fontane; ad esempio presso il punto di piazza Hortis. Noi li portiamo col furgone e li lasciamo a chi fosse maggiormente interessato.
C’è chi ha visto persone portare via dai punti di bookcrossing borse o interi bagagliai di libri… Una ‘razzia’…
Purtroppo accade anche questo. Anche noi, quando abbiamo iniziato, avevamo avuto qualche difficoltà: c’era chi portava cinquanta libri e ne chiedeva indietro altrettanti, come in una transazione. Presso le fontane alcuni anziani prendono i libri e li passano a chi li vende a un euro; ma non è grave, l’importante è che il libro circoli, che trovi nuovi lettori…
[z.s.]


