27.08.2024 – 07.01 – Correva il 28 ottobre 1894 quando veniva ultimata la costruzione del Palazzo delle Poste e telegrafi di Trieste. Onde festeggiare la ricorrenza dei centotrent’anni esatti, il Servizio pianificazione del territorio e gli archivi comunali stanno collaborando ad una mostra che sveli la storia architettonica dell’edificio, peculiare per le dimensioni degne di una capitale e la ricchezza della statuaria e dell’ornato. La deliberazione della giunta comunale n. 385 dello scorso 19 agosto comunica la collaborazione tra il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste e l’Archivio Tecnico Disegni comunale. L’obiettivo è di realizzare, quest’autunno, un’esposizione con pannelli fotografici di immagini d’epoca, disegni tecnici dall’archivio, documenti tanto dal Museo stesso, quanto dalle sterminate collezioni private triestine. Non si esclude, sotto il profilo dell’immagine, una collaborazione con la Fototeca. Non solo pannelli, però; si terrà nell’occasione anche una tavola rotonda incentrata sull’architettura e sulla storia del Palazzo delle Poste.
Fu l’architetto viennese Friedrich Setz a firmare il monumentale progetto, costruito sulle rovine della Dogana. Classico edificio in stile eclettico, modellato su stilemi neo rinascimentali, ospitava tanto gli uffici postali e telegrafici, quanto della finanza. La divisione si rifletteva nei due differenti ingressi: piazza Vittorio Veneto e Largo Panfili, all’epoca piazza delle Poste e Largo della chiesa luterana. Sono ancora presenti, sui lati, gli ingresso per i carri carichi della posta.
La statuaria è varia, famosa specie per i due putti austroungarici: uno col frustino da postiglione, l’altro col berretto postale. Sono però le statue assenti a introdurre l’elemento più intrigante del palazzo che ci si domanda se verrà trattato nella mostra. Spesso le Poste hanno infatti declamato il palazzo come il più bell’ufficio postale in Italia, nonostante la fabbricazione e funzione risalisse all’epoca asburgica. E c’era infatti all’ingresso del Palazzo, al primo piano con gli sportelli di legno, una statua di 2 metri e quaranta di marmo di Laas dalle cave della Val Venosta, raffigurante l’imperatore Francesco Giuseppe. L’imperatore accetto di posare due volte affinché lo scultore Johannes Benk potesse catturarne le fattezze, spingendosi a inviare i vestiti personali da scolpire all’autore. Il ‘Ceco Beppe della Posta’ fu distrutto col passaggio di Trieste all’Italia: ne rimase solo il piedistallo.
Non andò meglio al velario del tetto, riccamente decorato di stemmi e simboli imperiali; sopravvissuto al periodo italiano, fu infranto a seguito dello sgancio di una bomba durante la seconda guerra mondiale. Si perse, nell’occasione, anche il pavimento di lastre colorate.
Piccola curiosità: Setz costruì anche l’edificio delle Poste di Trento, demolito a sua volta in età fascista.
[z.s.]


