27.08.24 – 07:26 – Il tatuaggio, un’arte millenaria che nel corso dei secoli si è modificata tanto nelle forme quanto nei suoi significati, cela in sé molto di più che semplici linee marchiate sulle pelle. Lo sa bene Giulia Covelli, tattoo artist triestina, vincitrice di contest internazionali e maestra con l’ago e l’inchiostro. Ma la bravura non basta, o meglio, non è l’unica caratteristica che questo mondo richiede. Giulia, infatti, conferma che serve instaurare un legame con il richiedente del tatuaggio, dare spazio alla conversazione per conoscere chi si ha di fronte. Non a caso, nel suo studio di via Santa Caterina 7 a Trieste, l’artista ha riservato ampio spazio per un salotto dando la precedenza al lato umano prima di addentrarsi nel luogo di lavoro vero e proprio.
“Qual è lo stato attuale del mondo dei tatuaggi?”
“Negli ultimi dieci anni, durante quella che è stata la mia esperienza, il mondo del tatuaggio è
totalmente cambiato e c’è la necessità di parlarne”, racconta Giulia. “Ad oggi, il tatuaggio è
sdoganato, alla portata di tutti. Ciò ha dei pro e dei contro che coincidono entrambi con Internet e i social media. Internet permette la circolazione delle idee ma al tempo stesso le priva del loro senso poiché, visto un disegno, ecco che subito le persone lo vogliono su di sé solo perché va di moda, quasi fosse una necessità estetica”.
“In che modo il mercato del settore ha risentito di questo cambiamento?”
“Il mercato è indubbiamente florido e la domanda è ben presente, ma sono richieste, a mio parere, spesso “fredde”. Così facendo, anche il rapporto tra tatuatore e cliente rischia di diventare un legame molto freddo, alla stregua di un venditore”.
“Cosa significava diventare tatuatore quando hai iniziato?”
“All’inizio della mia carriera, la figura del tatuatore destava pressocché timore e riverenza ma al contempo fascino ed attrazione. Era una circostanza particolare avere di fronte una persona capace di imprimere per sempre qualcosa sulla pelle. Oggi mi chiedo se le persone sappiano davvero cosa significhi questo “per sempre”. E soprattutto che, al pari del corpo, anche il tatuaggio cambierà ed invecchierà. Il tatuatore deve sviluppare anche grandi doti comunicative ed esplicative“.
“Cosa rappresenta per te tatuare?”
“L’arte del tatuaggio è un veicolo alla persona, è un scambio vicendevole attraverso cui si crea valore, che inizia dalle linee visibili d’inchiostro e arriva a creare un legame invisibile di condivisione. Ecco cosa significa per me, creare connessioni e legami trasmettendo la passione per questo mondo”.
“E per diventare tatuatori, oggi, qual é la strada da intraprendere?”
“Io ho dovuto fare una dura gavetta di apprendistato presso molti studi di tatuatori, in Italia e all’estero, esperienze formative che mi hanno dato la possibilità di apprendere appieno il mestiere toccando con mano gli strumenti di lavoro. Oggi, esistono le accademie di tatuaggio, ma il mio consiglio è che niente è meglio della pura e semplice gavetta. Il lavoro di tatuatore è un mestiere artigianale, che si apprende in bottega. L’unico modo per riuscirci è studiare tanto dai libri, soprattutto sulla storia del tatuaggio – oltre che cavarsela nel disegno – e poi sperare che qualche professionista posso accoglierti nel suo studio per iniziare a praticare”.
[Giulia Covelli è una tattoo artist triestina che ha frequentato l’Accademia di disegno e illustrazione di Padova. Il suo percorso l’ha poi portata ad iniziare l’arte del tatuaggio attraverso un apprendistato in uno studio a Monfalcone, per poi proseguire lavorando in Italia, tra Padova, Trieste, Torino e Roma, e all’estero, in Germania, Regno Unito, Irlanda, Belgio, Francia. È stata l’unica tatuatrice del Friuli Venezia Giulia ad aver partecipato nel 2021 alla “Tour and Taxis Brussels International Tattoo Convention” e l’anno successivo si è aggiudicata il primo posto alla competizione “Inkspired Tattoo Convention Brussels”. Quest’anno, Giulia ha vinto il primo premio per il tatuaggio ornamentale alla Convention di Trieste] [e.s.]