27.07.2024 – 12.09 – Sporcizia, degrado, infiltrazioni di muffa ovunque, parete fatiscenti. Sono le condizioni in cui versa già da tempo a Fernetti la Casa Malala, il centro di prima accoglienza per richiedenti asilo provenienti dalla rotta balcanica nonché ex caserma della Guardia di Finanza. Tre docce, sei lavandini e cinque servizi igienici per 95 persone (soprattutto famiglie e minori): a denunciare le condizioni della struttura è il Consorzio italiano di solidarietà che punta il dito contro «un’altra pesantissima responsabilità istituzionale». Ad attivarsi a Roma, diffondendo dati e immagini, sono stati nel frattempo gli onorevoli Riccardo Magi (Più Europa) e Matteo Orfini (Pd) che hanno depositato un’interrogazione al Ministro dell’interno chiedendo “come mai, nonostante la Prefettura sia a conoscenza da tre anni delle condizioni a dir poco disumane, non sia mai intervenuta per sanare una situazione ormai insostenibile”. Richiesta, anche, una valutazione da parte di Asugi sulle condizioni igienico-sanitarie.
Casa Malala venne inaugurata nell’autunno 2016 dedicandola alla nota ragazza pakistana vincitrice del Premio Nobel. Per anni la struttura è stata per tutta Italia il simbolo «che è possibile fare una buona accoglienza temporanea anche in edifici (in sé poco adatti) come una ex caserma, se c’è la volontà in tal senso da parte dell’istituzione e dell’ente gestore» si legge in una nota dell’Ics. Nel luglio 2021 quando consegnò la struttura alla Caritas di Trieste, il Consorzio italiano di solidarietà «mise ripetutamente in guardia la Prefettura di Trieste sulla necessità di mantenere costanti i lavori di manutenzione, specie degli impianti sanitari, e di dover garantire un’attenta conduzione quotidiana». Gianfranco Schiavone parla di «degrado pluriennale» ma se la struttura, pur non idonea, «venisse usata con attenzione specifica e manutenzione costante e adeguato personale sarebbe accettabile». Il punto debole? «Gli impianti idrici e fognari ma nonostante le nostre segnalazioni nessun lavoro è stato fatto» tanto da rendere la struttura attualmente inagibile.
Il numero uno del Consorzio non ha dubbi: «Casa Malala rappresenta il decadimento del sistema di accoglienza in Italia alla stregua delle altre strutture statali abbandonante a se stesse, vittime dell’incuria e del degrado istituzionale». Alla base, «c’è l’inerzia amministrativa di chi, come la Prefettura, dovrebbe occuparsene». L’attuale gestione di Caritas dovrebbe passare, proprio secondo le determinazioni della Prefettura di Trieste, alla cooperativa Nova Facility, già coinvolta in passato nella gestione del centro di Lampedusa e in quella «del pessimo centro “Mattei” a Bologna». Si legge nel comunicato di Ics: «Nova Facility sostiene di poter fornire la colazione, il pranzo e la cena preparati sul posto al costo di sei euro per ospite». Il Consorzio, che vorrebbe ripristinare la buona gestione di Casa Malala che c’era in passato, ha fatto ricorso al Tar del Friuli Venezia Giulia affinché «ci sia un’attenta valutazione dei costi reali di gestione visto che la cooperativa ha vinto il bando con un ribasso sulla base d’asta di quasi il 18 per cento». In allarme anche i sindacati per le sorti degli operatori che dovrebbero passare alla nuova cooperativa di Treviso: si tratta di 11 dipendenti ma l’appalto prevede un passaggio comunicato solo pochi giorni fa e che deve concretizzarsi entro il primo di agosto.
[e.b.]


