Luglio 1896, quando il cinema giunse a Trieste. Il ‘cinetografo’

20.07.2024 – 07.01 – Fu in una calda giornata di luglio del 1896, centoventotto anni fa, che si tenne la prima proiezione cinematografica a Trieste. Se nel 1891 Edison presentò in pubblico il suo primo film (Dickson greeting) e nello stesso anno lanciò i Kinetoscopi dove era possibile vedere brevi video, nel 1895 i fratelli Lumiére riscuotevano un successo straordinario a Parigi con le proprie proiezioni e infine, il 6 gennaio 1896, veniva presentato ‘L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, considerato il simbolo dell’invenzione del cinema. Analizzando la cronologia del cinema dei primordi, viene naturale allora apprezzare la precocità di Trieste; a soli sei mesi dalla proiezione del primo treno catturato su celluloide, Trieste assisteva alle meraviglie del ‘cinetografo’. Non deve sorprendere, perchè essendo una città moderna, nata da un sostrato mercantile settecentesco, la città era sempre stata molto recettiva nei confronti delle novità evidenti nell’ampio dispiegamento di teatri, anfiteatri, sale da ballo, caffè chantant e sale da concerto. Il ‘cinetografo’ non poteva non essere bene accolto da una popolazione dall’animo ‘nuovo’, con quella vorace curiosità verso il nuovo simile allo spirito americano.

Il Piccolo della Sera pubblicò un dettagliato resoconto della prima proiezione cinematografica triestina, specificando innanzitutto la provenienza: fu infatti il milanese Giovanni Cantagalli a sperimentare il cinetografo nell’ampio salone della Fenice. Il giornalista, non conoscendo la nuova tecnologia, la paragonava alla lanterna magica, descrivendo “una lampada elettrica che proietta, attraverso un forte obiettivo, la catena delle fotografie, fatta girare rapidamente, sopra una tela, riproducendovi la vera vita”. L’anonimo cronista coglie subito il fascino di poter riprodurre ‘la realtà’; però si affretta a definirla nelle righe seguenti “una cosa semplice”. Insomma, “una meraviglia” certo, ma bambinesca. È chiaro come il cronista fosse attanagliato dal dubbio se definire il cinetografo un giocattolo o una reale opera d’arte. Nel frattempo elenca quanto Cantagalli, con spirito imprenditoriale, aveva proposto al borghese pubblico triestino.
Dapprima l’arrivo di un treno, dal quale si vedono scendere i passeggeri “come si fosse presenti alla realtà”. Poi un’officina da fabbro, uno “scampolo di spiaggia con alcuni bagnanti”, una sezione del boulevard parigino e “un lembo dell’avenue dell’Opera a Parigi”. La scenetta dell’officina del fabbro era presente già nelle prime ‘edisonate’ in America ed era stata poi riprodotta dai fratelli Lumiére; e in tal senso la scelta di scene di vita francesi confermano come si trattasse delle identiche proiezioni trasmesse più e più volte. Potrebbero sembrare proiezioni ingenue, specie nelle scene di vita di ogni giorno. Eppure la carrellata delle “scene divertentissime e riprodotte splendidamente” comprendeva già due elementi destinati a una lucrosa carriera nell’ambito dei video: da un lato l’erotismo, declinato in chiave voyeur, perché Cantagalli scelse anche di mostrare le ballerine che danzano il can-can e una modella che si spoglia nello studio di un pittore. E il secondo elemento è l’umorismo, con un accenno di romanzo filmico: una delle poche scene volte a raccontare una storia inquadrava il camerino di una diva francese che riceveva un suo petulante fan ed esasperata lo scaraventava nella vicina vasca da bagno.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

Dello stesso autore