Comunicare le comunità. Il fascino portoghese di Trieste per OláLisboa

06.06.2024 – 07.01 – Il tram, ovvio. Quando si analizza i legami tra Trieste e il Portogallo, il pensiero corre spontaneo ai tram gialli di Lisbona. Tuttavia i legami tra i triestini e i portoghesi scorrono maggiormente in profondità, accomunati da un’identica natura di popolo cosmopolita, portato all’arte del commercio e della navigazione. Il quotidiano Público nel 2009 aveva dedicato un articolo a Trieste dalla prospettiva di un portoghese: la “Amsterdam dell’Adriatico”, rilevava il reportage, vanta una piazza centrale che sembra “Terreiro do Paço ricreato in una versione imperiale austriaca” e “il molo Audace ha la stessa funzione dei Cais das Colunas“. E il Porto Vecchio? Recuperato esso diventerà come “la promessa versione locale del Parque das Nações“. Naturale infine il riferimento a Miramare, definito con “un’architettura eclettica che non è priva di somiglianze con quella dei palazzi di Cascais“.
Sotto il profilo storico i rapporti tra il Portogallo e Trieste nascono con la costruzione della città emporio: Trieste modella Lisbona, l’una è una ripresa dell’altra. A partire dal Borgo Teresiano, costruito con quell’identico tracciato ortogonale, di gusto illuminista, caratteristico della pianta urbanistica post sisma di Lisbona. I mercanti triestini comperano sottocosto merci di lusso dal Portogallo, le rivendono nel grande porto emporio settecentesco; e col passaggio al secolo della rivoluzione industriale gli spedizionieri sfruttano il ruolo di Portogallo come mercato (anche) inglese, avvantaggiati dalla passione dell’imperatrice Sissi per Madera e dalle proiezioni a occidente della Monarchia, con la sciagurata avventura messicana di Massimiliano. Coll’approssimarsi della prima guerra mondiale lo stream of consciousness di Giacomo Joyce riverbera lo stile di Saramago e l’ultima sepoltura di Carlo I d’Austria, último imperador degli Asburgo, risiede proprio a Madeira, all’interno della Igreja Nossa Senhora do Monte.

Ma si può parlare, al di là della storia, di una reale comunità portoghese a Trieste? Sebbene frammentata una presenza è da tempo attestata nel capoluogo giuliano; tanto dal Portogallo, quanto dalle ex colonie sudamericane e africane.
Ce ne parla Giulia Spadaro, fondatrice della scuola OláLisboa di via Silvio Pellico n. 1, appassionata di lingua e cultura portoghese in Italia.

Qual è la consistenza della comunità portoghese di Trieste? E che cosa spinge un portoghese a stabilirsi a Trieste?

Sotto il profilo formale, sulle rive, c’è il Consolato Onorario presieduto dal Console Onorario Adriano Martinolli, maestro d’orchestra, che lavora presso il Conservatorio di Trieste ed è attivo sia a Trieste che a Lisbona. In generale la comunità consiste di circa 30 persone dal Portogallo; ma non mancano italo-portoghesi, alcuni provenienti dalle colonie d’oltremare come il Mozambico e ritornati dopo la fine della dittatura nel 1974.

Qual è la provenienza e la ‘storia’ di queste persone? Facciamo qualche esempio…

Le provenienze possono essere molto variegate. Ad esempio Nancy Lemos dos Reis, nata a Caracas, Venezuela, ma originaria dell’isola di Madeira, vive a Trieste dal 2009. Aveva svolto un intercambio Erasmus presso l’Ospedale di Cattinara e il Burlo. È tecnico di laboratorio biomedico, ma attualmente lavora come specialista in sinistri e come professoressa di portoghese presso l’Università degli Studi di Trieste – Scuola Interpreti.

Oppure abbiamo Emília Neto, originaria di Mirandela, che si è trasferita a Trieste nel 2007 con il progetto Leonardo da Vinci. Dopo aver completato un master, ha iniziato a lavorare come ingegnere biomedico, specializzandosi in analisi di rischio per una multinazionale che produce robot per le farmacie.

E, sempre nell’ambito della Trieste scientifica, Maria Jõao Leitão, di Aveiro, vive a Trieste dal 2021. È un ingegnere ambientale e lavora come assistente di progetto presso l’ICGEB, a Padriciano. Suo fratello, José Pedro Leitão, è stato membro della famosa band portoghese Deolinda e continua a suonare con Ana Bacalhau.

Scienziati e ricercatori, pertanto; specie dall’Area Science Park…

Non necessariamente; ad esempio presso il ristorante Siora Rosa lavora Rui Coelho, di Barreiro (vicino a Lisbona), che alterna alla ristorazione la passione per la fotografia.

Una presenza che non si limita a Trieste, ma si estende anche nel Friuli Venezia Giulia…

Expats portoghesi sono in effetti presenti in tutta la Regione, di solito legati a professioni scientifiche. Un esempio lampante è quello di António Macedo, originario di Vila Real. Inizialmente viveva a Grado, poi si è trasferito a Trieste. Però la sua sede di lavoro è a Monfalcone, dove lavora al progetto ITER per dimostrare la fattibilità delle centrali nucleari che adoperano la reazione di fusione.

E nell’ambito del Friuli Bruno Loureiro, originario di Barcelos, vive a Udine dal 2021. Lavora come ricercatore nel settore della genetica vegetale in un’azienda di Plant Molecular Farming.

Quali sono i legami storici tra Trieste e il Portogallo?

Vi sono diverse storie, legate alle somiglianze tra Trieste e Lisbona. Si dice, ad esempio, che l’architetto ungherese Carlos Mardel, braccio destro del Marquês de Pombal nella ricostruzione di Lisbona dopo il terremoto del 1755, si sia ispirato al Borgo Teresiano di Trieste. Vi sono forti somiglianze ‘prospettiche’; Piazza Unità e Praça do Comércio; Borgo Teresiano e la Baixa Pombalina; Via Ciamician e la zona di Lapa e Graça di Lisbona.

La statua nella piazza principale di Lisbona, Rossio, potrebbe non essere di Dom Pedro IV ma di Massimiliano I del Messico. Secondo quanto raccontato nel libro Lisboa Livro de Bordo di José Cardoso Pires, la statua venne spedita dal porto di Trieste al Messico. Tuttavia, dopo l’uccisione di Massimiliano, la statua rimase bloccata a Lisbona e fu utilizzata come quella di Dom Pedro IV.

Non mancano però dei legami ‘nobiliari’ legati anche alle vicine vicende spagnole dei carlisti…

La Basilica di San Giusto ospita la tomba di Maria Teresa de Bragança. Era la figlia del re Giovanni VI di Portogallo e sposò Carlo VI di Borbone, erede di Spagna ‘derubato’ del suo trono. Dopo la sconfitta nella prima guerra carlista, la coppia si rifugiò a Trieste nel 1840, dedicandosi a opere filantropiche. Una ‘diversa’ Maria Teresa.

Come è avvenuto il tuo contatto con la cultura portoghese?

Mio padre, quando era giovane, ascoltava spesso alla radio musica portoghese e brasiliana attraverso i programmi di Paolo Scarnecchia. Pian piano scoprì il fado e, dopo aver esaurito tutti i cd disponibili a Trieste, gli proposero di recarsi direttamente in Portogallo per allargare la sua collezione. Lisbona ricordò a mio padre, a fine anni Novanta, la sua città natale, Messina; era quasi un quadro dell’Italia anni Settanta, congelato nel tempo. Mio padre ritornò poi a Lisbona molto di frequente e mi ha trasmesso questa passione.

Cosa si propone OláLisboa?

La scuola nasce alla fine del 2019; è situata in via Pellico n. 1, in un corridoio stretto e lungo; un po’ come il Portogallo. Quando sono entrata nella stanza offerta per fare le lezioni aveva lo stesso genere di porta e di infissi delle case portoghesi; e c’era persino un’intera parete di piastrelle, sule quali ho dipinto gli azulejos. All’inizio facevo consulenze per gli anziani in pensione desiderosi di trasferirsi in Portogallo; oggigiorno facciamo soprattutto corsi di lingue e lavori di traduzione.

A differenza di altri corsi di lingue OláLisboa è focalizzata sull’insegnamento del portoghese europeo con forti differenze a confronto con quello brasiliano. C’è una grande richiesta di apprendimento del portoghese europeo da parte di chi si reca per lavoro o per scambi Erasmus in Portogallo, ma anche nelle ex colonie, i Paesi PALOP (Paesi Africani di Lingua Ufficiale Portoghese).

Inoltre lavoro come ‘insider’ per chi si trasferisce a Lisbona; dove trovare casa, come destreggiarsi con la burocrazia portoghese e così via. Non necessariamente per lavoro; aiuto anche tante persone che viaggiano per turismo e/o per studio.

Anche Trieste, come Lisbona, sta diventando una città massicciamente turistica. Quale avvertimento ci può trasmettere il Portogallo?

Spero davvero che la mia città natale non segua lo stesso destino di Lisbona, dove la vita per i residenti locali è diventata quasi impossibile a causa dell’aumento dei prezzi dovuto al turismo di massa, mentre gli stipendi rimangono invariati. Questa situazione ha reso difficile per molti abitanti di Lisbona mantenere una qualità della vita accettabile.
La città viene ad esempio utilizzata dalle star di Hollywood quale punto di ingresso al continente; non è raro incontrare celebrità del cinema e della musica. Ad esempio ho avuto come vicina di casa, quando abitavo a Lisbona, la cantante Madonna. Però queste star non rimangono, non producono valore aggiunto per la città; dopotutto come può Lisbona competere con Parigi o Roma?

Quali sono le attività culturali di OláLisboa?

Avevamo organizzato, presso il Barakin di San Giusto e poi la Stazione Rogers, una festa per il Dia da Liberdade, il 25 aprile; gestisco inoltre gli eventi del ‘Luso!‘ che fa tappa a Trieste, si tratta del festival di cinema itinerante portoghese in Italia.
Non mancano attività di artigianato; ad esempio di recente abbiamo tenuto un corso di azulejos.

In passato, per il compleanno di una signora portoghese, avevo aiutato ad organizzare una serata di Fado con Elisa Ridolfi; però in futuro mi piacerebbe coinvolgere a Trieste alcuni dj portoghesi di musica elettronica.

Foto di Giulia Spadaro

[Giulia Spadaro, nata e cresciuta a Trieste, si è trasferita a Lisbona nel 2015 dopo averla visitata quasi ininterrottamente dal 2001. Dopo essere ritornata a Trieste nel 2018, gestisce OláLisboa – Lingua e Cultura Portoghese, contattabile via mail a [email protected] e 340 750 0675]

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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