21.05.2024 – 08.02 – Sdegno ma soprattutto molta preoccupazione. E’ la reazione manifestata dall’Unione dei Serbi in Italia in relazione a quanto accaduto la scorsa settimana a Peć, distretto del Kosovo occidentale istituito dall’ONU nel 1999 e teatro dal XIV secolo del Santo Sinodo dei Vescovi ambientato nel monastero del Patriarcato. Quest’anno, stando alle cronache diffuse dall’Unione dei Serbi in Italia, le forze kosovare avrebbero impedito l’accesso al Patriarca serbo Porfirie, accompagnato per l’occasione da alti prelati serbo – ortodossi giunti da tutti i continenti: “E’ come se avessero impedito al Papa di entrare in Vaticano – ha sottolineato Lidija Radovanovic, presidente e portavoce dell’Unione dei Serbi in Italia, da anni residente a Trieste – o se avessero bloccato il Capo della Chiesa di Inghilterra verso la Cattedrale di Canterbury”.
Per l’Unione dei Serbi in Italia i fatti di Peć rappresentano “una grave illegalità commessa davanti al mondo intero, nel momento in cui l’autoproclamato governo di Kosovo spera di essere ammesso ammesso al Consiglio d’Europa ed è l’ennesima testimonianza di quanto tale governo infligge ogni giorno al popolo serbo che vive da secoli nelle zone”.
Il Sinodo dei Vescovi è stato poi allestito a Belgrado ma la vicenda ha (ri)aperto, anzi alimentato l’antica frattura tra le parti e pare preannunci altri echi: “Anche perché non è la prima volta – ha ribadito Lidija Radovanovic – che viene ostacolata la sua visita al Patriarcato di Peć, antica sede storica della Chiesa ortodossa e dimora a vita degli arcivescovi e patriarchi serbi. Un uomo di Dio, che predica pace e tolleranza, viene fermato alla frontiera, mentre chi semina bugie, intolleranza e violenza, ha libertà di espressione in virtù del primitivo diritto della forza senza ragione. Confessiamo – ha concluso il presidente dell’Unione dei Serbi in Italia – di non essere solo preoccupati ma di provare paura per il futuro”.
[f.c]


