Comunicare le comunità. Trieste e l’Associazione Italo-Somala “Sagal”, l’integrazione sociale ha la sua Aurora

02.05.2024 – 07.21 – La cultura, l’integrazione e il dovere di una cooperazione. Il ponte ideale tra Trieste e la Somalia abita le trame etiche e organizzative dell’Associazione Culturale Italo – Somala “Sagal”, nome che significa “Aurora” e come tale punta a racchiudere il sentore di una rinascita, giorno dopo giorno.
Sorta nel maggio del 1998, l’Associazione “Sagal” accoglie e coordina una settantina abbondante di somali residenti nella provincia, numero non elevato, è vero, ma tale da costituire un discreto fermento che spazia dalla mediazione culturale al sostegno burocratico, sino alle vetrine sociali e artistiche. L’anima del coordinamento ha un nome, si tratta di Ahmed Faghi Emi, 56 anni, originario di Mogadiscio e da vent’anni residente a Trieste.

L’idea di base era laurearsi in Medicina ma la vita abbonda di copioni e allora il percorso accademico si trasferisce in Scienze Politiche mentre l’attività, quella sì, in qualche modo sarà sempre votata alla “cura” dei suoi connazionali (in veste di mediatore culturale) che transitano a San Giusto e dintorni: “L’idea di una associazione è venuta da me e da altri somali con famiglia a Trieste – spiega Faghi Emi – Una volta eravamo più numerosi ma molti hanno dovuto lasciare la città per trovare un lavoro sicuro, trasferendosi ad esempio in Germania oppure in Olanda. Perché il bisogno di una associazione? Le nostre nuove generazioni crescevano senza una vera identità culturale – sottolinea il portavoce della comunità della Somalia – non era del tutto italiana e non conosceva quella somala. Bisognava creare qualcosa”.

Gli adepti dell’Aurora somala si danno da fare. C’è una lingua da trasmettere, tradizioni da far conoscere, memorie storiche e religiose da perpetuare. Il retaggio delle colonie resta sullo sfondo ma in qualche modo andrà a nutrire il legame con il territorio: “Siamo per buona parte di fede musulmana – aggiunge il presidente dell’Associazione “Sagal” – ma posso affermare di non aver mai avuto problemi di integrazione nemmeno sotto questo aspetto. Siamo monoteisti, figli dello stesso Dio, abbiamo certamente una visione diversa ma il rispetto è sempre alla base”.

La nascita della comunità somala convoglia altri al suo interno altri intenti. Nascono i primi incontri pubblici, le manifestazioni e i dibattiti ma soprattutto ecco l’altro volto della missione: “Coordinare anche altre comunità della provincia – attesta Faghi Emi – abbiamo coinvolto varie realtà inizialmente in una Consulta comune che comprendeva pure gli iraniani, gli albanesi, senegalesi e gli stessi serbi”.

L’altro mattone viene deposto nel 2007, anno della nascita a Trieste di una sede dell’ANOLF, acronimo di Associazione Nazionale Oltre le Frontiere, lo sportello di supporto e consulenza per gli stranieri, dove l’integrazione si gioca anche a colpi di corsi di lingua italiana, orientamento, accoglienza e codificazione delle “carte bollate” da espletare in Italia, tema quest’ultimo sempre in auge. Faghi Emi nel frattempo matura altri percorsi personali e nel 2008 diventa vice Presidente della Consulta regionale alla corte del Presidente Antonaz.

Quasi controcorrente o, meglio, nel segno della “norma” la filosofia dell’integrazione professata da Faghi: “Prima di pretendere dei diritti abbiamo dei precisi doveri – attesta – siamo chiamati a conoscere la cultura di chi ci ospita e rispettarla, poi si potrà avanzare qualche richiesta. Trieste, tra l’altro, è cambiata nel corso degli ultimi anni, è lecito vedere la cittadinanza arrabbiata per gli scenari sociali del momento. La globalizzazione è cambiata, va migliorata anche la comunicazione e intervenire anche sul piano dell’istruzione degli stranieri”.

Merce rara insomma. E poi un tocco di arte coniugata alla storia e alla socialità. Ecco allora il quadro recente che ha colorato Trieste di fraseggi somali. Prima un convegno, piuttosto composito, organizzato in collaborazione con il Comune di Trieste nella sede della Camera di Commercio dal titolo “Somalia: dalla ricerca del passato alle prospettive del futuro”, dove hanno trovato posto studiosi, ricercatori e massime autorità del governo della Somalia.

L’altro spunto si è tradotto nella mostra fotografica “Mogadiscio e la sua evoluzione storico – urbanistica: pagine di storia della città”, allestita al Magazzino 26 del Porto Vecchio, progetto che vede “le Vie delle Foto” impegnata nella installazione, la cura dagli architetti Maria Spina e Gabriella Restaino e dello scrittore Nuredin Hagi Scikei. Circa 250 le fotografie esposte, alcuni disegni realizzati dagli architetti del Gruppo “SA – Somail Architecture”, quattro itinerari tematici ed una sola missione: (ri)avvolgere il filo evocativo della Somalia, tra memoria, urbanizzazione e retaggio storico. La mostra ha aperto i battenti il 18 aprile e sarà visitabile sino al 5 maggio del 2024. E il futuro? L’associazione Italo – Somala medita nuove iniziative nell’arco del 2025, con Faghi Emi chiamato a sostenere i pilastri della missione: “La cultura, la lingua, il lavoro”. Per la sua gente, per tutti gli stranieri che gravitano a Trieste.

[L’Associazione Culturale Italo – Somala “Sagal” ha sede in Piazza Dalmazia 1, il presidente è Ahmed Faghi Elmi. In Piazza Dalmazia 1 ha sede anche l’ANOLF, lo sportello di tutela dei diritti e supporto alle comunità straniere nel Friuli Venezia Giulia, realtà che si occupa di consulenze, mediazione linguistica e punto di ascolto. L’ANOLF è inoltre collegata alla Somalia nell’ambito di un percorso di cooperazione finanziato dalla Regione FVG denominato “Salvare la nuova generazione” e che si occupa di sicurezza alimentare, sviluppo delle risorse agro – ecologiche dei villaggi e formazione nel campo agro – pastorale di donne e giovani. (ANOLF 040.6791300 www.anolf-fvg.it)]

[f.c]

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