06.04.2024 – 08.31 – A fianco delle donne, sempre, con il sostegno dello sport o in veste di psicologa. Chiamatelo impegno oppure lavoro ma per Barbara Skabar l’attenzione alle problematiche di genere è diventata oramai una sorta di missione, tema da vivere sul campo con l’ausilio di un bilanciere e dosando l’ascolto per la riabilitazione dell’anima. Nata a Trieste, votata sin da piccola allo sport e all’arte figurative – versanti abitati soprattutto con il bodybuilding (secondo posto ad un concorso nazionale) e con qualche anno universitario in Architettura a Venezia – Barbara Skabar verso la fine degli anni ’90 scompagina una parte del suo copione di vita e sceglie Psicologia.
Scelta drastica la sua ma non casuale. Si, perché sono ancora le sofferenze a disegnare la svolta e a indicare la nuova via: “In seguito a problemi in famiglia soffrivo molto, ero diventata bulimica e anoressica – racconta la bionda ex culturista – e in più madre di una figlia di soli tre mesi. Dovevo assolutamente reagire”.
La reazione allora si traduce nello studio, la formazione, lo sguardo critico al suo animo e alla sfera sociale delle donne. Arriva la laurea nel 2003, con tesi in Psichiatria alla corte di Beppe dell’Acqua e l’abilitazione da psicologa l’anno seguente. Le tappe della maturazione sono diverse, spaziano dal tirocinio al Dipartimento di Salute Mentale di San Giovanni, alla ricerca all’Istituto “Negri” di Milano, sino alle competenze da Mediatore di Famiglia e lo studio della grafologia, approdando poi alla psicologia giuridica ed entrando nel 2009 nell’Albo Periti Psicologi del Tribunale di Trieste.
Lo sport? Quello resta un caposaldo. Barbara, nel frattempo, non abita più i palchi in veste (magari succinta) da bodybuilder ma accoglie altre esperienze nel ramo e lo fa da istruttrice (vedi lo Spinning, l’allenamento spartano aerobico in sella ad una bike) e da responsabile di un centro sportivo del centro città, ora denominato Hard Fit.
I due colori ad un certo punto si incontrano. Sport e psicologia: due soluzioni, due (possibili) medicine senza particolari controindicazioni. Barbara Skabar ne è convinta e realizza l’alchimia soprattutto nell’arco della pandemia, quando i recinti sociali in qualche modo accentuano i segreti e blindano le reazioni. E’ lei a cercare di rompere una specie di embargo nell’epoca e a portare le donne all’aperto (in Porto Vecchio nello specifico) a correre, sudare e aggregarsi, forse dotate della mascherina da Covid ma senza il peso di nessuna maschera interiore: “ Da quando sono diventata psicologa ho voluto impegnarmi per le donne in difficoltà, vittime di soprusi, violenze di vario genere o alle prese con altre problematiche – aggiunge – E’ una strada che ho avviato privatamente, alla luce dei troppi casi raccolti che magari avevano difficoltà ad essere recepiti in alcune strutture. Per i problemi di genere serve molta più informazione, necessitano molti più punti di riferimento. Così nella mia attività di insegnante di Fitness ho avuto modo di estendere le esperienze, fare rete, conoscere altri casi e fornire nuove forme di supporto. Anche con l’attività fisica”.
Formula antica ma sempre attuale la sua. Lo sport lavora su cuore, muscoli e cervello, l’ascolto invece correda il quadro sociale dipingendo consigli e riferimenti: “Ci sono troppi casi di soprusi alle donne e poche strutture, e quello spesso oberate di impegni – Ribadisce Barbara Skabar nel suo appello sociale – lo sport non è solo salute ma anche aggregazione. Ritrovando legami sani si può ritrovare anche la fiducia e la forza utile per reagire”. Sembra quasi un vaccino, ma di quelli, almeno qui, che mettono tutti d’accordo. Utopia o no, Barbara Skabar ci crede. La sua anoressia è lontana, la bulimia solo un ricordo.
[f.c]


