15.04.2024 – 10.26 – Una candidatura per un’Europa “fatta di opportunità e cambiamento”. Alessandro Ciriani si mette in gioco con Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia alle elezioni dell’8 e 9 giugno. Sindaco di Pordenone rieletto al primo turno nel 2021 grazie al forte gradimento dei pordenonesi nei confronti delle sue politiche, la figura istituzionale e personale, Alessandro Ciriani – fratello dell’attuale Ministro per i Rapporti con il parlamento Luca Ciriani – e molto vicino a Trieste, città nella quale ha studiato e si è laureato, e che l’ha visto impegnato nell’attività politica fin da ragazzo.
Per queste elezioni europee sempre più vicine, qual è il suo programma?
Mi sono reso conto, da amministratore, di come l’Europa venga percepita come estremamente lontana, come qualcosa che non fa parte della quotidianità dei cittadini. Quasi aliena. In realtà, influisce ogni giorno sulle nostre istituzioni: sui comuni, sulle aziende e sulle imprese. Fino ad oggi abbiamo visto un’Europa particolarmente severa, quasi sleale e con un approccio ideologico nei confronti del nostro paese. Le direttive europee, in particolare quelle che riguardano l’industria, la manifattura, l’agricoltura e la casa, possono dispiegare effetti dirompenti dal punto di vista economico, sociale e occupazionale. Da questo punto di vista, esiste una linea molto precisa da parte del gruppo ECR – Conservatori e Riformisti Europei – e in particolare di Fratelli d’Italia, che va assolutamente rafforzata.
Qual è, ce la può illustrare?
Crediamo che raggiungere obiettivi climatici in tempi così stretti con un dispendio di capitali che neppure abbiamo, per ottenere un risultato sull’inquinamento globale che è prossimo allo zero, non abbia alcun senso. Servono direttive europee – pensiamo a quella sul packaging, sulle emissioni, sulle case green, sull’agricoltura – dettate non da ideologie ma da elementi concreti, come possono esserlo i tempi e le realtà delle nostre aziende. C’è il rischio di un suicidio industriale, un bagno di sangue. Chiediamo una revisione completa del Green new deal sulla base di quelle che sono le reali possibilità del nostro sistema industriale ed economico.
La sua storia politica?
Ho fatto tutte le tappe della destra italiana. Da ragazzo mi sono iscritto all’MSIe ho aderito ad Alleanza Nazionale, seguendone le alterne vicende fino alla fusione con Forza Italia nel Polo Delle Libertà. Il PDL è sempre stato troppo stretto, fu immediatamente evidente come ci fossero affinità, ma non compatibilità. Alla nascita di Fratelli d’Italia ho aderito istantaneamente, quando il partito aveva l’1 per cento. Sembrava un’avventura quasi da pazzi: abbandonare la partita di una squadra che rappresentava una forza molto grande per un’esperienza da Ragazzi della via Pàl. Poi, tutto è cambiato. L’Italia voleva una Destra nuova. Giorgia Meloni è stata il collettore che ha raccolto attorno a quel progetto tutta la famiglia della destra politica. Sono sempre stato in questa famiglia, senza alcun tentennamento. Non ho avuto altre tessere di partito. Anzi, sono stato l’unico presidente di provincia senza gruppo consiliare, essendo uscito anche dal PDL. Direi che i risultati rapidissimi dicono tutto e ci hanno dato ragione.
E Trieste? Una città alla quale lei si è dichiarato sempre molto vicino.
C’è un attaccamento profondo, per una serie di ragioni. La prima, la mia esperienza di studente e la laurea in scienze politiche: la mia formazione accademica l’ho fatta qui. Ho vissuto a Trieste: per un ragazzo di Pordenone, realtà sì ricca ma molto diversa, Trieste rappresentava una vitalità e un’effervescenza nuova, che a casa non trovavo. Tant’è vero che uno dei miei desideri era fermarmi a Trieste: mi sarebbe molto piaciuto. Qui svolgo la mia attività politica. A Pordenone il partito certamente c’è, e c’era, ma era piccolo: Trieste aveva una storia diversa con una tradizione di destra molto più ampia che mi ha permesso di entrare in contatto con un modo di interpretare la politica dinamico, attivo. Nel corso degli anni l’ho vista poi trasformarsi: parliamo della Trieste degli anni Novanta, che mi piaceva tantissimo già allora, e che oggi è assolutamente straordinaria. Soprattutto, è di fatto la capitale del Friuli Venezia Giulia e di dell’area mitteleuropea.
Quali sono gli elementi che la identificano come tale, secondo lei?
Il porto, il turismo, la centralità istituzionale. La rilevanza anche dal punto di vista dei numeri. Il riconoscimento nazionale e internazionale che ha come città. Non ho mai avuto una visione campanilistica, neppure nella consapevolezza della differenza che è sempre esistita, in Friuli, tra ‘al di qua’ e ‘al di là dall’acqua’, come si è soliti dire. In una regione così piccola non possiamo permetterci frazionamenti o divisioni: occorre una visione equilibrata da parte della regione, che comprenda una distribuzione sapiente dei centri decisionali e dei punti strategici all’interno del contesto.
Un’Europa dalla quale dovremmo allontanarci, a sua opinione?
No. Devo dire che dell’Europa abbiamo evidenziato spesso solo gli elementi negativi: il suo atteggiamento occhiuto e severo sul patto di stabilità, le sue direttive stringenti. Non dimentichiamoci che esiste un’Europa delle opportunità: che gestisce finanziamenti e strategie di crescita comune. Queste opportunità devono essere sfruttate appieno. L’Europa va cambiata: non deve esser più un condominio di ventisette realtà litigiose che hanno interessi in conflitto, ma un insieme di paesi con una visione condivisa e un’idea, un’anima politica comune. Il nostro compito è contribuire a fare questo.
In che modo deve cambiare?
Non deve diventare un consorzio all’interno del quale i paesi si alleano sulla base di soli interessi economici a geometrie diverse, solo per farsi lo sgambetto: al contrario, deve mettere la forza delle opportunità a disposizione di tutti. Anche dell’Italia. Abbiamo un governo che sta facendo sforzi titanici per risanare i conti pubblici e riportare il paese sui giusti binari: l’Europa deve aiutarci senza guardare solo al passato e ad altri governi. Ogni riferimento al superbonus e ai miliardi e miliardi di buco è puramente casuale.
[mb.r][r.s]


