Acque depurate: qual è la situazione oggi in Italia?

23.03.2024 – 11.24 – Una corretta gestione dell’acqua è una condizione essenziale per qualsiasi società moderna, in quanto consente di ridurre l’impatto ambientale e preservare questa risorsa fondamentale, ma sempre meno abbondante. Soltanto in questo modo, infatti, è possibile garantire un’acqua da bere sicura e di qualità alla popolazione e una fornitura idrica adeguata e sostenibile alle imprese, contenendo gli effetti della scarsità idrica dovuta all’aumento della siccità.
Un processo fondamentale nella gestione della risorsa idrica è la depurazione dell’acqua, ossia il trattamento di bonifica delle acque di origine domestica, agricola o industriale prima che tornino in natura o vengano riutilizzate. Questo procedimento è realizzato presso impianti dedicati, spesso con l’utilizzo di apposite vasche prefabbricate come quelle progettate e prodotte da GAZEBO S.p.A., azienda italiana che dal 1963 realizza soluzioni monoblocco in C.A. di ultima generazione.
Eppure, nonostante la presenza di alcune eccellenze in questo settore la situazione in Italia non è tra le migliori. Negli ultimi anni il nostro Paese ha ricevuto diverse sanzioni dall’Unione Europea sul trattamento delle acque reflue, con una condizione particolarmente difficile al Sud. Le analisi nazionali e internazionali hanno evidenziato la presenza di numerose problematiche, dagli investimenti insufficienti per i nuovi interventi e la manutenzione degli impianti già esistenti a un consistente ritardo nell’adozione di soluzioni per il riutilizzo delle acque reflue bonificate.

Le carenze dell’Italia nella depurazione delle acque reflue
A testimoniare le carenze italiane nella depurazione delle acque reflue sono le quattro procedure d’infrazione ricevute dal nostro Paese da parte dell’UE per violazioni della direttiva 91/271/CEE. Tra le regioni più in difficoltà c’è la Campania, dove nonostante i cinque depuratori regionali in funzione e i nuovi fondi stanziati dalla Regione sono ancora presenti molti bacini scoperti. In Sicilia, invece, secondo il commissario per la depurazione della Regione la situazione dei sistemi fognari sarebbe addirittura drammatica.
Per quanto riguarda il quadro nazionale, in base agli ultimi dati dell’Istat in Italia sono attivi 18.042 impianti di depurazione delle acque reflue urbane, sistemi che trattano un carico inquinante pari a circa 67 milioni di abitanti equivalenti (ma sono progettati per arrivare a un carico fino a 107 milioni di abitanti equivalenti) e servono il 96,3% dei comuni italiani, in modo parziale o completo. Un dato allarmante è quello legato ai 296 comuni del Sud senza un servizio pubblico di trattamento delle acque reflue urbane, ovvero circa 1,3 milioni di persone.
Bisogna considerare inoltre che secondo l’Istat tra i sistemi per la depurazione delle acque il 56% sono impianti per il trattamento primario, ossia in grado di rimuovere soltanto corpi solidi sospesi.
I sistemi per i trattamenti secondari invece, indispensabili per eliminare i solidi non sedimentabili e le sostanze organiche biodegradabili, sono appena il 31%, mentre gli impianti per i trattamenti terziari solo il 13% del totale, nonostante siano essenziali per affinare il processo di depurazione e ottenere una risorsa idrica con qualità elevata.

Come migliorare la situazione delle acque depurate in Italia e quali opportunità ci sono
Per migliorare la situazione complessiva nel campo della depurazione delle acque in Italia, soprattutto in regioni in difficoltà come Campania, Sicilia e Calabria, servono degli investimenti importanti.
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) infatti, solamente poco più della metà delle acque reflue italiane viene trattata in maniera conforme alle normative comunitarie, con una spesa nazionale di appena 16 euro per abitante all’anno per la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento delle acque e l’ammodernamento di quelle più obsolete rispetto a una media europea di 41 euro per cittadino all’anno.
In particolare, è indispensabile aumentare gli investimenti negli impianti di depurazione per i trattamenti secondari, terziari e di disinfezione, infrastrutture essenziali per il perfezionamento dei processi di bonifica delle acque reflue civili e il raggiungimento di standard di qualità conformi alla legislazione UE. Tra questi ci sono le fosse Imhoff dove avvengono i processi di digestione anaerobica, gli impianti a fanghi attivi per i procedimenti di digestione aerobica e i sistemi di defosfatazione e denitrificazione per la rimozione dei composti di fosforo e azoto.
Un contributo importante per migliorare la situazione delle acque reflue nel nostro Paese è quello che possono fornire ricerca e innovazione, soprattutto per applicare le attuali conoscenze tecnologiche con l’obiettivo di puntare sempre di più sul riutilizzo delle acque reflue depurate.
Come spiega l’Ispra, si tratta di una soluzione innovativa per tutelare la risorsa idrica e l’ambiente, in grado di offrire anche un vantaggio economico per ridurre i costi dell’approvvigionamento d’acqua e mettere a disposizione delle imprese una fornitura idrica di qualità e sostenibile a costi più competitivi.

[n.t.k.]

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