16.03.2024 – 07.42 – Il pugilato è stato a lungo il suo stile di vita, un viatico verso la gloria ma anche dalle tinte sociali. Marianna Procentese, “mula” dal sangue campano, ripensa agli anni spesi e investiti nella “nobile arte”, tra corda, dieta e guantoni, quando il pugilato dalle tinte rosa qualcosa aveva vinto ma non ancora convinto. Difficile insomma fare copertina e richiami negli anni 2000 e lei in qualche modo ci riuscirà, dentro e fuori dal ring. Tratti mediterranei, muscoli e quei capelli corvini. Sarà forse per la chioma e le movenze sul ring che il suo soprannome diventa inevitabilmente “Panterina”, termine che per Marianna sarà spesso il marchio di fabbrica, nonostante il suo animo non sia certo da belva, tantomeno feroce.
Le confidenze con lo sport da contatto lo aveva già vissuto con il Judo, arrivando sino al 1° kyu (leggi cintura marrone) ma costretta poi ad abbandonare per un ginocchio malandrino che complica i temi delle spazzate e delle proiezioni. La piccola pantera cambia sport, prova il pugilato per qualche mese ma poi, chissà perché, opta per la danza.
Non funzionerà. Marianna vuole ballare, si, ma non in pista, magari sul ring. Eccola allora tornare alla boxe ed entrare alla corte di Gianni Degrassi e Claudio Romano, i quali ancor prima di allenatori diventeranno amici e fratelli, tra l’altro in un momento delicato per la giovanissima aspirante combattente: “Avevo voglia di una nuova avventura come il pugilato ma ho dovuto fare i conti con la perdita di papà – racconta Marianna – la mia nuova palestra è stata come una seconda famiglia e gli allenatori hanno saputo comprendermi anche psicologicamente”.
Marianna è giovane e competitiva, matura bene nella boxe e viene visionata dai tecnici della Nazionale, alla ricerca di soggetti da plasmare e su cui investire. Arrivano i primi raduni, Marianna entra in lizza nei pesi Gallo e convince lo staff delle azzurre, quasi a sorpresa: “Non penso di aver fatto cose eccellenti ai raduni, eppure mi hanno voluta ancora – ricorda – non dovevo allora deludere e lavorare di più”. Marianna Procentese debutta ufficialmente con la Nazionale e lo fa in un torneo internazionale in Polonia, non vince, è vero, ma convince ancora.
A corteggiarla è infatti il Gruppo Sportivo dell’Esercito, propenso a domare la panterina con una divisa e con uno stipendio garantito in cambio di allenamenti quotidiani e qualche match all’altezza. L’idea non è male ma la vita ha altri programmi. C’è infatti una cicogna che vola sul ring e per Marianna arriva il primogenito Alessandro: “Rinuncio al Gruppo Sportivo – rievoca Marianna – avrei anche potuto entrare l’anno dopo ma rimasi ancora incinta”.
Niente uniforme, d’accordo, ma la boxe resterà presente. La panterina respira il ring più volte, vince, perde e si rialza, condizionata in qualche modo dalla veste di mamma: “Quando salivo sul ring spesso avevo i figli in platea – racconta – li sentivo piangere e mi distraevo, pensavo di chiudere al più presto l’incontro e andare da loro”.
“Anima e core” quindi. Marianna non ha il marchio da “Ti spiezzo in due” e medita altro. Nel frattempo le sue imprese e le sue immagini approdano a Roma e diventa la testimonial di una campagna nazionale sulla prevenzione del tumore alla mammella promossa dalla azienda sanitaria del Lazio: “Lo sport non solo mi ha fatto crescere ma mi ha dato la possibilità di essere utile a livello sociale – afferma l’ex peso Gallo – Quella esperienza da testimonial mi è rimasta dentro, indimenticabile”.
La boxe nel frattempo scivola dal tappeto dei suoi interessi. Conta il lavoro (la guida di una pizzeria) e soprattutto i figli, Alessandro, Noemi e Giorgia. Il primo si è avvicinato alla boxe, le piccole giocano con la danza. La panterina non graffia più sul ring, si allena ancor ma mette sempre all’angolo gli avversari più duri, i rimpianti: “I figli sono la cosa più bella che la vita mi ha dato, un dono di Dio – chiosa Marianna Procentese – ma il pugilato è stato fondamentale, per crescere, sapersi rialzare, imparare a non mollare e a stare in salute. Ho conosciuto la Nazionale e girato il mondo. Lo sport è stato il mio rifugio e in qualche modo continuerà ad esserlo”.
[f.c]


