Professione Architetto. Architetto a Trieste, quote rosa al potere

20.02.2024 – 12.42 – Quello appena conclusosi è stato un anno molto importante per gli architetti: il 2023 infatti rappresenta l’anno del centenario dell’Ordine. Istituito con legge 24 giugno 1923, l’Ordine degli Architetti rappresenta lo strumento strategico per chi desidera entrare nella professione. La sua struttura è piramidale e ogni provincia ha il suo Consiglio.
Com’è strutturato ce lo spiega la presidente dell’ordine degli architetti di Trieste, Graziella Bloccari: “Alcune regioni sono raggruppate in federazioni, la nostra lo è come federazione regionale degli architetti. Abbiamo la presidenza a turnazioni, in questo periodo tocca a Trieste, la presidenza si occupa sostanzialmente dei rapporti con la Regione o di proporre al Consiglio nazionale le problematiche dei quattro Ordini provinciali. Il Consiglio nazionale è invece composto da 14 consiglieri che vengono eletti dai singoli Ordini, funziona come i grandi elettori americani, più iscritti hai e più voti hai. In regione siamo appena in 3000, dei quali un migliaio a Udine, un altro migliaio a Pordenone, 300 a Gorizia e 500 a Trieste. Per fare un termine di paragone a Milano – ha ribadito la presidente dell’Ordine degli Architetti – ci sono 10mila architetti e 18mila a Roma. Per intenderci, ci sono più architetti a Roma che in tutta la Francia. All’interno degli Ordini i consiglieri che hanno deleghe specifiche eleggono il loro presidente, il Consiglio nazionale si interfaccia con gli Ordini provinciali a cadenza bimestrale e si propongono i temi all’ordine del giorno preparati da una triade di presidenza. Il tutto ben strutturato ma abbastanza farraginoso.”

A cosa serve l’Ordine? 

“L’utilità dell’Ordine è un aspetto molto soggettivo, che cambia da Consiglio a Consiglio: noi puntiamo molto sulla formazione, sul colloquiare con i nostri iscritti, cercare di velocizzare la segreteria, ma un altro Consiglio può puntare su altre cose, dipende molto da chi viene eletto. Abbiamo una certa libertà decisionale in questo senso. L’Ordine è un ente pubblico non economico, siamo equivalenti ad enti pubblici come la Regione, ad esempio, con l’aspetto negativo di dover sottostare a una serie di procedure burocratiche complicate, che possono andare bene per Roma che ha 18mila iscritti, ma non per noi. Noi lavoriamo con spirito volontaristico allo stato puro, l’unica stipendiata è la segretaria, mentre ognuno di noi dedica ore ogni giorno alla causa.”

Qual è l’importanza della componente femminile all’interno di questa istituzione?

L’Ordine ha una composizione femminile quasi pari a quella maschile perché siamo 9 donne compreso il presidente, mentre altri ruoli chiave sono ricoperti da donne: il tesoriere è Giulia Favi, Michela Spangher è la responsabile della trasparenza e Lara Gregori la segretaria. La metà degli iscritti sono donne, ciononostante erano 30 anni che l’Ordine non aveva una presidenza femminile: l’ultima fu Gigetta Tamaro. Negli ultimi anni la loro rappresentanza è cresciuta, tanto che anche nel Consiglio di federazione siamo in tre presidenti donne, l’unico uomo è il presidente degli architetti di Udine.

Qual è la vocazione della facoltà di architettura di Trieste? 

Difficile dirlo perché qui nessuno ha studiato a Trieste dove la facoltà ha aperto solamente una ventina d’anni fa. Noi cerchiamo di avere costantemente dei rapporti con l’università di Trieste e anche l’iniziativa per i 100 anni è stata fatta con l’ateneo locale. I rapporti ci sono ma la vocazione non la conosciamo.

C’è qualche differenza fra il nuovo e il vecchio ordinamento universitario?

Intanto va detto che a Trieste è tornata la laurea quinquennale. Ho un atteggiamento estremamente critico sulle lauree triennali perché significa essere poco più che geometri, si possono firmare solo interventi di modesta entità, anche se quest’ultima è una definizione molto vaga.
Come diceva un mio collega, il nostro è un mestiere difficile: impari subito la prima metà, ma per la seconda non basta tutta la vita.

Qual è il rapporto tra architetti e geometri.

In Croazia e Slovenia (per esempio) le due carriere hanno distinzioni ben precise. Il geometra arriva al terreno, mentre la parte dal terreno in su è di competenza di un ingegnere o di un architetto. Qui invece le competenze di un geometra sono definite dalla legge come “interventi di modesta entità”, ma anche una casetta può essere un intervento di modesta entità, mentre per qualcun altro lo può essere anche un condominio di tre piani con parcheggi. Adesso a rendere ancora più difficile la situazione è arrivata anche la posizione dei geometri laureati.

C’è un’interfaccia con il ministero dell’istruzione sulle scelte educative o didattiche?

No, perché i corsi o i convegni che organizziamo vanno accreditati, quindi c’è un filtro, ci interfacciamo solamente con il Consiglio dell’Ordine.

All’interno del vostro mestiere ci sono figure che sono più carenti ma delle quali al tempo stesso c’è più necessità?

Per fortuna no, anche se va detto che un tempo non c’erano tutte le diversificazioni che ci sono adesso. Dopo la laurea si decideva se interessasse di più l’arredamento rispetto al design, le lauree in architetture però non sono così eterogenee come accade per altri corsi di laurea.

Ad un certo punto nel vostro settore è arrivato un tornado dal nome superbonus. Con il quale l’architetto ha iniziato a lavorare al ribasso con tutte le conseguenze legate ai rischi anche penali che ci sono.

Il 110 per cento ha creato una bolla mostruosa nei prezzi e una lentezza nei tempi di consegna, ha quindi creato sicuramente dei vantaggi, ma anche delle criticità che tra qualche anno vedremo, a cominciare dai problemi di infiltrazione se i lavori non sono stati fatti bene. E poi c’è il problema di tanti professionisti che, a causa del 110 per cento, hanno dovuto rincorrere le imprese per il pagamento del dovuto. È una misura che poteva essere studiata meglio.

Com’è la preparazione attuale dei neolaureati?

L’università sicuramente aiuta a preparare la mente, insegna a progettare e a farsi delle domande. Ma poi è necessario continuare ad aggiornarsi. Dopo l’università c’è l’esame di stato e dopo aver imparato a disegnare con l’Autocad e quindi con il computer, lì si fanno gli esami a mano e quindi c’è un approccio completamente diverso. Con il risultato che tutti i candidati finiscono con il provarlo anche due o tre volte.
Per questo adesso si parla di lauree abilitanti come a medicina con due anni di tirocinio obbligatorio, perché una volta fatto l’esame di stato non si è pronti a fare gli architetti, non si ha un bagaglio conoscitivo com’è in dote a chi lavora anche solo da 5 anni.

LOrdine degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della provincia di Trieste è in via Genova 14. Conta 495 iscritti. Il Consiglio dell’Ordine insediato l’11 giugno 2021 vede quale presidente Graziella Bloccari, vice presidente: Francesco Krecic, segretaria: Lara Gregori, tesoriere: Giulia Favi e i consiglieri: Roberto Dambrosi, Daniele Natale (architetto junior), Marco Ragonese, Michela Spangher e Igor Spetič.

[l.d]

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