26.02.2024 – 12.36 – Anche il porto di Koper/ Capodistria accusa i primi segni della crisi connessa alla continua azione degli Houthi presso il Mar Rosso. L’operatore Luka Koper ha commentato che “le crescenti tensioni geopolitiche stanno di nuovo aumentando l’incertezza sulle prospettive di guadagno a breve termine”. La chiusura, pressoché completa, del canale di Suez ha esacerbato la situazione: “A causa del re-direzionamento delle navi verso il capo di Buona Speranza per quanto concerne la maggior parte dei servizi con il Far East, Luka Koper sta attraversando ritardi nell’arrivo delle navi; il tempo di transito standard è salito da 10 a 14 giorni“.
L’impatto di questa chiusura deve ancora verificarsi in tutte le sue (negative) ripercussioni; solo passati i primi mesi del 2024 si potrà verificare, dati alla mano, quanta merce è andata persa, dirottata a favore dei porti del Nord Europa.
Il 2023, per Koper/ Capodistria, si era rivelato già un anno contradditorio; a fronte di un netto aumento dei traffici, il prezzo dei noli e l’inflazione galoppante avevano causato una perdita dei profitti reali. Il gruppo di Luka Koper aveva infatti generato, in termini di reddito netto, 312,8 milioni nel 2023, in linea col 2022; però il profitto netto era sceso del 24%, fermandosi a 54,4 milioni. La compagnia aveva comunque commentato i dati dichiarando che erano superiori a quanto inizialmente stimato.
Il segno ‘meno’ però pervade i bilanci: i risultati ante oneri finanziari sono scesi del 27%, fermandosi a 60,9 milioni. Il prezzo dei noli, come a Trieste, ha negativamente impattato sui profitti, con un calo di 21 milioni. Sono inoltre saliti i costi per la gestione dello scalo, di un decimo superiori; si è giunti a 258 milioni quale conseguenza della pressione esercitata dall’inflazione. In generale il traffico attraverso lo scalo di Koper è diminuito del 4%, scendendo a 22,3 milioni di tonnellate; sono però aumentati i container, con un 5% in più, assestandosi a 1,1 milioni di TeU. Tradizionalmente forte, qual è tradizione del porto sloveno, il settore dell’automotive: profitti su del 14%, giungendo a 916.700 unità.
È evidente in tal senso il paradosso: container e automobili hanno raggiunto, a livelli di traffico, numeri da record per il porto sloveno; però la scure dei noli e dei costi crescenti hanno rallentato gli effettivi profitti.
[z.s.]


