Comunicare le comunità. Il culto islamico nel cuore cittadino, tra religione, dialogo e istanze sociali

22.02.2024 – 09.58 – La fede e i suoi pilastri canonici, il dovere dell’accoglienza e quel respiro ecumenico da sempre predicato in città. Trieste vanta un rapporto storico con l’Islam, lo ricordano le tracce delle trame economiche avviate nel primo ‘700 e lo attestano le vestigia religiose, come quel cimitero Ottomano di via della Pace, testimonianza datata attorno alla metà dell’Ottocento. La comunità islamica insomma abita Trieste e la città risponde sempre, facendosi attraversare da anime ed etnie coagulate prima nel Centro Culturale Islamico fondato nel 1988 in via Ireneo della Croce e poi approdato nel 2002 in via Pascoli 45. L’estensione era tuttavia in atto, anche nei numeri. Così la comunità ha trovato mura più solide e spazi più capienti dall’autunno del 2015 in via Maiolica 17, scrigno islamico che coagula l’anima della devozione religiosa nella Moschea Ar -Rayan ma accoglie anche le istanze di integrazione sociale grazie all’Associazione Culturale Islamica di Trieste e del FVG.

Già, la cultura. L’Associazione la tramuta in viatico e scudo della comunità stessa, tema che per altro vede in primo piano una donna in veste di vice presidente. Lei, infatti, si chiama Nurah Omar, una “figlia d’arte” si potrebbe dire, visto che il padre Akram è alla guida sia della Associazione Culturale che della Comunità Islamica, le due anime della stessa coscienza che alberga in via Maiolica 17.

Nurah Omar

Nurah ha circa 25 anni, studentessa e poliglotta, attiva da volontaria e insegnante ma soprattutto chiamata a demolire (diciamo attenuare, via) le letture etiche e sociali sulla donna spesso trasmesse dagli echi religiosi: “Sono donna, sono musulmana e non rappresento un caso eccezionale, l’Islam non vieta nulla in tal senso – ammonisce con un sorriso l’esponente del ramo culturale islamico a Trieste – Sono da tempo nel direttivo e con me ci sono sempre state altre donne. Avverto costante stupore attorno alla figura femminile nella nostra comunità e il mio ruolo lo avverto come una forte responsabilità forte, un vero messaggio che voglio dare alla società”.

La donna non sarebbe esclusa o estromessa quindi. Una visione, sempre stando ai “messaggi” di Nurah Omar, che riguarderebbe anche le liturgie religiose, dove le donne appaiono distanziate dagli uomini in preghiera: “E’ una separazione dettata da bisogni interni e ben calibrati alle esigenze femminili – spiega la portavoce dell’Associazione Culturale Islamica – rappresenta un discorso mirato alla formazione della donna”.

A proposito di formazione. In via Maiolica vengono istituiti corsi di arabo per tutti (anche per chi non professa il culto) si organizzano visite scolastiche, si collabora con l’Ateneo, vengono allestiti percorsi di religione islamica e di lingua italiana per i nuovi residenti; il tutto, tra l’altro, a prezzi realmente simbolici.

E poi l’accoglienza. Altra priorità disegnata anche dai conflitti e dai mutamenti epocali: “Abbiamo una certa attenzione ai richiedenti asilo e alle problematiche del caso – aggiunge Nurah Omar – da noi spesso è come una “stazione” di transito e dobbiamo occuparci di molti temi, lavorando con altre associazioni e cercando di fare rete il più possibile con i centri di accoglienza, la Caritas o la Comunità di Sant’Egidio. Bisogna però collaborare di più – sottolinea con enfasi – rafforzare gli interventi e le opportunità per chi ha bisogno e vive il disagio”.

Isola nel complesso felice, o quasi, quella della Comunità Islamica, valutata a Trieste attorno alle 6000 unità. Il verbo ecumenico qui accoglie e raccoglie, porta al confronto costante con le altre fedi, parla con la Sinagoga e ben si rapporta con i rappresentanti della fede cattolica, nonostante (stando al Corano e riportato anche tra i capitoli del sito) colui che è morto sulla croce sarebbe solo un sosia di Gesù Cristo. Intrigante esegesi.

Il dialogo tuttavia è reale, l’integrazione sociale non permane nel novero delle teorie. Questo reso possibile grazie anche all’impegno di una giovane donna musulmana, in prima linea tra cultura, volontariato e società: “Sono nata in un ambiente in cui la diversità non solo era accettata, bensì presa come modello – chiosa Nurah Omar – Sono cresciuta e ho capito che non per tutte le persone è così. Cosa sogno? Vivere in un mondo in cui diversità non sia sinonimo d’ostacolo, ma ricchezza. Un mondo in cui si possa vivere a proprio agio nella propria pelle, in cui ci si possa guardare a vicenda, conoscersi, condividersi e arricchirsi, liberamente”.

La casa madre della comunità islamica di Trieste si trova in via Maiolica 17, a pochi passi dal centro urbano, in prossimità dell’Ospedale Maggiore. Qui trova sede la Moschea Ar – Rayan e della collaterale Associazione Culturale Islamica di Trieste e del FVG, realtà guidate dal presidente Akram Omar, classe 1962, originario della Terra Santa, laureato in Farmacia, a Trieste dal 1983. Sua figlia Nurah Omar è la vice presidente dell’Associazione Culturale, il Presidente Emerito è Saleh Igbariah, una delle anime storiche della comunità nel capoluogo. Il Consiglio direttivo dell’Associazione Culturale accoglie altre due donne in veste di consigliere: Nawel Boujmil e Belma Hafizovic (040.772370 [email protected] [email protected]).

[f.c]

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