29.01.2024 – 07.01 – L’elevata concentrazione di enti scientifici e istituzioni internazionali a Trieste, coniugati con un entroterra friulano ancora ricco di manifatture, rappresenta uno dei pochi esempi di una Regione italiana propensa al fenomeno delle start up. Se infatti queste sono ormai una vecchia realtà negli Stati Uniti e in molti paesi europei (Francia e Germania docet), l’Italia ha tradizionalmente sempre faticato ad affermarsi in quest’ambito. Il Friuli Venezia Giulia, proprio per quelle peculiarità che la distinguono dal territorio italiano, presenta invece un caso studio opposto. Un nuovo rapporto Ernst & Young ha confermato come la Regione sia tra le poche in controtendenza nel campo degli investimento per le start up; se erano 17 milioni nel 2022, l’anno scorso si è giunti a ben 37; praticamente un raddoppio, mentre nel resto dell’Italia gli investimenti al contrario si dimezzano con un calo di interesse e un fuggi-fuggi degli investitori.
Facciamo allora qualche nome: c’è ad esempio Aindo, attiva nella gestione dei dati sintetici per le intelligenze artificiali e Picosats, start up leader per i microsatelliti.
Nel primo caso Aindo è nata da un gruppo di scienziati della SISSA; il suo compito è di creare database di dati inesistenti, onde ‘allenare’ le intelligenze artificiali. Si tratta, se vogliamo, di una funzione etica; oggigiorno la maggior parte delle AI utilizza, in un continuo balletto tra legalità e appropriazione illecita, dati sensibili degli utenti per ‘formare’ le proprie intelligenze artificiali. L’esempio macroscopico viene fornito dalle intelligenze artificiali generative di immagini, create dando loro in pasto milioni di immagini prese dalla Rete, senza alcun rispetto per il copyright dell’illustratore di volta in volta plagiato. Aindo invece mira a creare database di dati inventati, onde non dover usare i dati ‘umani’; l’effetto, a livello di efficacia dell’IA, è lo stesso. Uno dei possibili ambiti di applicazione sono le intelligenze artificiali applicate alla sanità, laddove i dati sensibili dei cittadini sono rigorosamente off limits.
La Picosats a sua volta è ormai nota per la tecnologia dei microsatelliti, inserita all’interno di quel cluster aerospaziale dove proprio il Nord Est rappresenta una fetta italiana importante. I nano o microsatelliti costano poco tanto per la fabbricazione, quanto per il lancio; e si prestano a essere utilizzati da nazioni altrimenti non più al passo con la corsa allo spazio. La ceo Anna Gregorio nel 2020 è stata inserita tra le “100 italiane di successo”. Proprio Aindo e Picosats si sono distinte nell’ultimo round di investimenti, rinvenendo rispettivamente 6 e 2 milioni. Il legame con l’ecosistema scientifico triestino è tutt’oggi molto forte, considerando come abbiano entrambi sede in Area Science Park.
Il Presidente di Friuli Innovazione Stefano Casaleggi, commentando il report, ha inoltre ricordato come consideri solo gli investimenti di venture capital; non sono infatti citati fondi raccolti con altri strumenti meno tradizionali, come il crowdfunding e la finanza di progetto.
Rimane però da considerare, anche nel caso del Friuli Venezia Giulia, i due quesiti che caratterizzano solitamente le start up; se una minima percentuale si trasformerà in un’impresa internazionale e se le piccole-medio imprese, specie friulane, sapranno cogliere i vantaggi dell’innovazione proposta dalle start up scientifiche.
[z.s.]


