29.01.2024 – 07.30 – Anche quest’anno il Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago ha calcolato quanto siamo vicini alla fine del mondo. E quanto da loro sentenziato, ma era diffide ipotizzare una prospettiva differente, ribadisce quanto da loro prospettato un anno fa: le lancette del Doomsday Clock (così si chiama in inglese) segnano un minuto e trenta secondi alla fine del mondo. Stesso tempo dell’anno scorso, la più vicina alla fine dal 1947, quando ”l’orologio del giorno del giudizio” scandì per la prima volta il tempo. Gli scienziati che lo hanno calcolato non hanno trovato differenze dal 2023: la guerra in Ucraina continua e a questa si è aggiunta quella di Gaza, con la sua spaventosa perdita di vite umane. Diversamente da Vladimir Putin, Israele – un centinaio di testate – non minaccia l’uso dell’atomica. Ma il conflitto potrebbe e allargarsi a una regione dove molti aspirano ad averla. Nel mondo a possedere il maggior numero di testate nucleari è la Cina con 500, mentre la maggioranza dei 9 paesi nucleari (Usa, Russia, la stessa Cina, Francia, Regno Unito, Israele, Pakistan, India e Corea del Nord) sta spendendo somme enormi per “estesi programmi di modernizzazione e allargamento” degli arsenali. Le testate nucleari nel mondo sono poco più di 12.500: nella fase più acuta della guerra fredda arrivarono a 60mila. Circa 9.600 sono in servizio, pronte per essere usate; le altre, obsolete, attendono di venire distrutte.
Tornando al Doomsday Clock, sembrano perciò lontanissimi i tempi in cui l’Orologio segnava le 23.43, quando cioè alla mezzanotte dell’umanità mancavano ben 17 minuti: ciò avveniva nel 1991, dopo il culmine della Guerra Fredda e la firma del Trattato sulla riduzione delle armi strategiche da parte di Stati Uniti e Unione Sovietica. Negli ultimi anni l’escalation: nel 2020 con il Coronavirus il tempo limite fu fissato a due minuti, per poi tornare ai 100 secondi del 2022. Prima dei due minuti di oggi (e dei 90 secondi di 11 mesi fa), solo in altre due occasioni è stata raggiunta la distanza minima dell’orologio: una tra il 1953 e il 1960 e poi tra il 2018 e il 2020.


