2023, il Porto di Trieste ‘regge’ la crisi. Network ferroviario unico in Italia

26.01.2023 – 10.30 – Dalla prosecuzione del conflitto Ucraina-Russia, all’aumento dei noli, agli attacchi degli Houthi, al conflitto Israele-Hamas, al graduale irrigidimento mondiale: il porto di Trieste ha retto, nel corso del 2023, l’urto di continui shock geopolitici che si sono riflessi nel mondo della logistica, molto ‘sensibile’ all’argomento. Scorrendo i dati il danno, laddove presente, viene alleggerito dalla diversificazione dei settori: il segno ‘meno’ c’è e innegabile, ma è lontano dall’essere uno zero.
Colpisce in particolare la crescita costante e sicura dei treni; ormai un network ferroviario vero e proprio tra Trieste e Monfalcone, Trieste, Fernetti e Cervignano. Porti e interporti hanno dialogato col sistema ferroviario efficacemente; 12.379 sono stati i treni lavorati, un risultato record mai raggiunto prima, un unicum per i porti in Italia. Altrettanto significativo il modal shift: il 54% dei container a Trieste nel 2023 ha usato la ferrovia. Questo risultato già oggi supera la quota che l’UE ha posto come obiettivo del traffico ferroviario europeo di merci per il 2050 del 50%, un grande risultato anche in termini di sostenibilità ambientale.
Nel 2023 inoltre lo scalo giuliano ha movimentato 8.979 treni (-6,70%). Stiamo parlando di circa 640 treni in meno, ma va evidenziato che molti terminal hanno messo a segno ottime performance (Molo VII, piattaforma logistica, Seastock, terminal cereali) ed è partito il nuovo traffico dell’area di FREEeste.

Per quanto riguarda i volumi totali, lo scalo giuliano chiude il 2023 con 55.624.925 di tonnellate di merce movimentate e una diminuzione del 3,42% rispetto all’anno precedente: in valore assoluto si tratta di quasi 2 milioni in meno sul 2022. Includendo anche la performance di Monfalcone, si superano invece i 59 milioni: numeri sono al di sotto dei valori pre-pandemia (quando erano stati movimentati 66 milioni di tonnellate nei due porti), ma in linea con la crisi in atto.

Stabili le rinfuse liquide con 37.345.812 tonnellate (-1,42%). Il dato evidenzia soprattutto come stia diminuendo l’incidenza del comparto nello scalo giuliano: nel 2015 corrispondeva al 72% dei volumi totali di traffico, mentre nel 2023 la percentuale è scesa al 67%, a favore della crescita degli altri settori merceologici, anche se Trieste resta sul podio come primo terminal petrolifero del Mediterraneo. Risultato negativo per il settore merci varie (-6,43%).

Per quanto riguarda il numero di veicoli, 324.208 sono state le unità (-3,84%). Andando nel dettaglio della sottocategoria RO-RO, che negli ultimi anni segnava un trend sempre positivo, la perdita si attesta sul -6,79%, archiviando il periodo di riferimento con 298.570 unità transitate. In controtendenza invece la sottocategoria dei mezzi commerciali a bordo dei traghetti, che realizzano un incremento a doppia cifra (+47,91) con 24.551 unità. Nell’anno appena concluso l’Autostrada del Mare, che conta 14 toccate settimanali tra Trieste e i maggiori scali turchi, ne ha raggiunte in totale 804 rispetto alle 862 dell’anno precedente anche per navi più grandi messe in linea. La diminuzione generale di questo comparto è attribuibile alla situazione di stasi internazionale ed europea e soprattutto al minor interscambio con la Germania.

Forte calo per le rinfuse solide con 443.811 tonnellate (-31,69%.), contenuta invece la perdita del settore contenitori (-2,92%), con 852.193 TEU. Si tratta del secondo miglior risultato in assoluto dello scalo giuliano con valori superiori al 2019 quando erano stati movimentati 789.640 TEU.

Trend inverso e tutto positivo per il traffico passeggeri: lo scalo triestino ha registrato complessivamente un totale di 468.599 crocieristi (+7,15%) rispetto alle 437.336 unità dell’anno precedente.

“Le tensioni geopolitiche e i conflitti in atto hanno creato ulteriori disruption che si sono aggiunte a quelle lasciate in eredità dal Covid. Basta guardare i dati per capire che la crisi è arrivata anche a Trieste e potrebbe durare nel tempo. Per questo dobbiamo saper diversificare per reagire agli shock. Nell’insieme però l’Adriatico orientale ha offerto una prova di forza, contenendo le perdite e investendo nel settore ferroviario e su nuove linee nell’area inframed con l’Egitto e il Marocco” ha commentato Zeno D’Agostino, presidente dei porti di Trieste e Monfalcone.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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