Monfalcone, Islam e amministrazione comunale a confronto. In migliaia in piazza contro Cisint

23.12.2023 – 17.30 – A Monfalcone giorno di antivigilia di Natale con poca tolleranza, piuttosto all’insegna del confronto fra le due religioni globalmente più importanti come storicità e filosofia (un 31 per cento, rispetto alla popolazione mondiale, i fedeli che si riconoscono in gruppi religiosi cristiani; un 25 per cento quelli dell’Islam), e i toni, fra le discussioni fra bikini e burkini non ancora spentesi, salgono anche a Trieste. La manifestazione contro la decisione del sindaco Anna Maria Cisint di chiudere – decisione che la comunità musulmana denuncia a gran voce come anticostituzionale – i luoghi di preghiera della stessa ha infiammato gli animi e fatto arrivare, dal territorio urbano e da fuori (dal Friuli Venezia Giulia, dal Veneto e dal centro Italia) migliaia di manifestanti, fra gli otto e i novemila secondo le stime. Nel mirino dell’amministrazione comunale, le piccole moschee non riconosciute (spesso appartamenti privati, o luoghi presi in affitto), e anche su questo punto il confronto è serrato: ritrovi abusivi, potenzialmente pericolosi visto il rischio latente di terrorismo secondo il Comune, diritto invece di praticare in libertà la propria religione secondo le comunità che rivendica con forza la propria appartenenza a Monfalcone ma che non vuole le regole di Cisint. “Volontà di prevaricazione della comunità musulmana”, “modello islamico integralista”, secondo il sindaco, e proprio nei giorni in cui “si riconoscono i principi cristiani alla base della nostra civiltà”, con segnali che preoccuperebbero in quanto contraddistinti da intolleranza verso le norme d’integrazione e convivenza, e si torna a parlare di presepe come simbolo di dignità umana. Non è così invece secondo i manifestanti, che proclamano di desiderare solo la libertà di pregare, che la Costituzione italiana garantisce all’articolo 19, e in luoghi da loro scelti che non siano per forza di cose quelli indicati da Cisint: li ritengono non adatti, in particolare se all’interno di strutture messe a disposizione dalla chiesa cattolica. Ma per la Lega non sono tollerabili ad esempio le espressioni verbalmente violente contro Israele uditesi a più riprese (gli inni nel nome di Gaza, l’inneggiare al terrorismo), Cisint denuncia da tempo e non da oggi le difficoltà di Monfalcone, e si torna punto a capo, alle accuse reciproche di voler imporre un modello culturale all’altro. Una soluzione sembra lontana: un messaggio positivo oggi non c’è, e certo lo spirito stesso del Natale, quello di cui si parla, si allontana ancor di più. Sullo sfondo, oltre gli striscioni e i toni troppo alti, resta la dinamica di consenso che porterà alle elezioni europee di giugno 2024. Il rischio, quando la politica va a toccare la religione, è quello di aprire un vaso che può essere difficile da richiudere.

[f.f.][foto: Ansa]

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