07.11.2023 – 14.43 – Quale futuro per i ricercatori che lavorano, vivono o infine fuggono dalle zone di guerra? La questione, in relazione all’ampia rete internazionale dell’Università degli studi di Trieste (Units), era comparsa in relazione dapprima all’Afghanistan, trovando poi nuova attualità col conflitto Russia-Ucraina e ora si riaffaccia con ancor più prepotenza nel caso del conflitto tra Israele e il gruppo radicale Hamas. L’Università, in questo contesto, gioca un ruolo importante attraverso la Rete SAR Italia, la quale ha indetto proprio nei giorni scorsi nel capoluogo giuliano la riunione del Direttivo e dell’Assemblea Generale.
La Rete internazionale Scholars at Risk (SAR), che riunisce Università di tutto il mondo, ha lo scopo di tutelare i diritti fondamentali di studenti e studiosi ‘a rischio’, di garantirne la partecipazione alla vita universitaria, di promuovere la libertà accademica e di proteggerli in Paesi dove la loro attività è severamente compromessa.
L’Università di Trieste ha svolto un ruolo significativo nella creazione della sezione italiana di SAR, curando i contenuti e la stesura finale del Vademecum sull’Accoglienza, un’utile risorsa per le università italiane in relazione all’accoglienza degli studiosi a rischio. La transizione dal precedente Direttivo, che ha ricoperto l’incarico per 4 anni, è avvenuta presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’UniTS. Il Direttivo uscente ha avviato una serie di quattro seminari online per le università italiane, programmati per novembre e dicembre di quest’anno, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza delle attività e delle strategie di SAR basate sul Vademecum sull’Accoglienza. Questi seminari copriranno vari aspetti, tra cui la libertà accademica, la protezione degli studiosi a rischio, le procedure di visto in situazioni emergenziali, la transizione e il riconoscimento dei titoli di studio, nonché il mentoring e l’inclusione. Gli incontri hanno già registrato la partecipazione di oltre 500 persone provenienti da 40 diverse istituzioni accademiche e dal CNR.
L’Università di Trieste, rappresentata dalla Prof.ssa Roberta Altin e la dott.ssa Carla Savastano, è stata fondamentale nella definizione dei contenuti del percorso e nella collaborazione con le Università di Verona e Trento.
Le recenti crisi in Afghanistan e Ucraina hanno portato a un significativo aumento della presenza di studiosi a rischio nelle Università italiane. Tra gennaio 2021 e dicembre 2022 (ultimi dati disponibili), sono state attivate circa 92 posizioni temporanee in 16 Università italiane, in favore di studiosi provenienti da 9 Paesi. I dati 2021/2022 indicano che tramite la rete SAR, le Università italiane hanno accolto 54 ucraini, 15 afghani, 10 russi, 5 turchi, 3 yemeniti, 2 siriani, 1 etiope, 1 bielorusso e 1 iraniano. Nel medesimo periodo, l’Università di Trieste, grazie alla sua partecipazione alla rete SAR, ha offerto ospitalità a una studiosa turca che ha potuto condurre ricerche sulle migrazioni transnazionali e studi sulle aree di confine, inclusa un’indagine nell’area di confine attraversata dalla rotta balcanica.
[z.s.]


