Alpi come ‘cartina di tornasole’ del cambiamento climatico, nuovo studio di UniTS

09.11.2023 – 13.45 – Lo studio dei climi passati – di secoli, persino ere precedenti e delle tracce che hanno lasciato nel paesaggio – può essere un valido ausilio per comprendere i cambiamenti climatici in atto e correttamente ricostruire quale sia la traiettoria verso cui il pianeta o le sue singole aree geografiche appaiono indirizzate. Rientra in questo campo un nuovo studio dell’Università degli studi di Trieste (UniTS) che pone una pietra miliare nel campo, attraverso l’analisi delle Alpi, attualmente travagliate da un riscaldamento climatico che, nel caso delle vicine montagne, procede a una velocità doppia a confronto con la media globale.
Lo studio, appena pubblicato sulla rivista internazionale ‘Climate of the Past‘, dal titolo ‘Atmosphere–cryosphere interactions during the last phase of the Last Glacial Maximum in the European Alps‘ ha stimato come tra 26mila e 21mila anni fa il clima delle Alpi abbia registrato valori di raffreddamento quasi doppi rispetto alla scala globale. L’equazione utilizzata per ricostruire il paleoclima – ovvero, il clima di periodi geologici e storici precedenti lo sviluppo degli strumenti di misura delle componenti climatiche e del tempo atmosferico – in questa zona funziona anche in direzione opposta e offre utili indicazioni rispetto al futuro.

Condotto da Costanza Del Gobbo, titolare del corso Global and Regional Climate Change all’Università degli studi di Trieste e assegnista di ricerca all’Istituto di Scienze Polari del CNR, lo studio ha richiesto 4 anni di lavoro, è stato finanziato dall’International Centre for Theoretical Physics ed è stato supervisionato dal Premio Nobel Filippo Giorgi (ICTP), da Renato R. Colucci, ricercatore all’ISP-CNR e docente di Glaciologia all’Università degli studi di Trieste e da Giovanni Monegato, ricercatore all’Istituto di Geoscienze del CNR.

Durante l’Ultimo Massimo Glaciale (LGM) avvenuto sulle Alpi tra 26mila e 21mila anni fa, i ghiacciai si spinsero nelle pianure pedemontane e sono ancora oggi identificabili grazie alle grandi morene frontali ben conservate, ad esempio quelle del Tagliamento a Nord di Udine, del Garda a nord di Verona o nel comprensorio Ivrea-Verbano in Piemonte.
I ghiacciai sono fortemente controllati dalla temperatura e dalle precipitazioni e quindi sono eccellenti indicatori del cambiamento climatico. In questo lavoro è stato utilizzato un modello climatico regionale (RCM) sviluppato dall’ICTP innestato nel modello paleoclimatico del Max Planck Institute (Germania), che ha permesso di studiare alcuni dei processi fisici che hanno sostenuto i ghiacciai alpini 21mila anni fa.
Il lavoro ha investigato la linea di equilibrio glaciale (ELA) durante l’Ultimo Massimo Glaciale (LGM), confrontandola con i livelli preindustriali del 1800. I risultati rappresentano la prima coerenza accurata con le evidenze geomorfologiche e geologiche, correggendo errori diffusi nei modelli precedenti, causati da stime sbagliate sulle precipitazioni in diverse regioni alpine. Il clima alpino risultava mediamente 6.8°C più freddo rispetto ai livelli preindustriali (circa 9°C in meno rispetto a oggi), con una diminuzione del 15% delle precipitazioni annuali, prevalentemente durante l’estate, che vedeva una diminuzione di 7.3°C rispetto ai livelli preindustriali, generando nevicate estive a quote di 1000 metri o anche inferiori. La distribuzione delle precipitazioni era diversa rispetto a oggi, con estati più piovose, in particolare nelle Alpi settentrionali, e inverni freddi e secchi, influenzati da un’ampia area di alta pressione simile a una calotta glaciale. Solo nelle Alpi meridionali le precipitazioni erano frequenti anche in inverno, prevalentemente nevose fino in pianura. Questo studio rivoluzionario apre nuove prospettive sull’uso dei modelli climatici regionali per comprendere i climi passati, specialmente in regioni complesse come le Alpi.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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