Problemi di salute legati al lavoro: la carriera è nemica del benessere?

05.10.2022 – 07:30 – Le ricadute del lavoro riguardano sì la sfera economica, la soddisfazione personale e la qualità della vita, ma anche le possibili ripercussioni sul benessere. Se n’è occupato il team de ilCVperfetto che ha condotto un sondaggio su oltre 1.000 dipendenti per indagare i problemi di salute legati al lavoro e l’impatto della carriera sulla qualità della vita. I risultati sono interessanti. Se non sorprende constatare che tre quarti degli intervistati riconoscano una connessione tra i propri problemi di salute e la carriera, più eloquenti sono i disturbi denunciati nello specifico. Ben l’84% degli intervistati ammette di assumere medicinali per problemi di salute legati al lavoro, non solo di ordine fisico ma anche psicologico. Infatti se i disagi più comuni, ravvisati dal 47% dei partecipanti, riguardano problematiche alla schiena, appena un gradino sotto c’è la depressione, che interessa il 46% dei lavoratori. Non solo, tra gli intervistati c’è una frazione più ampia di soggetti preoccupati per la propria salute mentale di quanti siano in apprensione per le condizioni fisiche.

Com’è facile sospettare, tra i problemi di salute legati al lavoro il più comune è lo stress, che colpisce una persona su due. Sempre guardando alla sfera psicologica, seguono la depressione, che colpisce ben il 46% della popolazione campionata, quindi l’ansia al 32%. Seguono altre manifestazioni come insonnia, comportamenti compulsivi e, ultimo ma non per importanza, il burn out, la sindrome da “esaurimento psicofisico” da stress eccessivo e prolungato, che si manifesta in un quinto dei lavoratori. Guardando invece ai problemi di ordine fisico, dopo i disturbi alla schiena si registra un’alta frequenza di problemi di vista (32%), emicranie e problemi uditivi (27%), malattie autoimmuni e persino cancro, che il 17% degli intervistati collega al lavoro.

Un altro dato eclatante riguarda gli infortuni sul lavoro: il 64% dei partecipanti ha riferito di averne patito almeno uno e quasi quattro quinti di costoro riportano che tali incidenti hanno comportato delle disabilità a lungo termine. Stando a un’indagine condotta negli USA nel 2022, gli incidenti che più comunemente esitano in un infortunio sono: sforzo eccessivo (22%), cadute di diversi tipi (18%) e essere colpiti da un oggetto o da attrezzatura (10%). Ovviamente ci sono professioni più pesanti per quanto riguarda l’impatto sulla salute: i dipendenti dell’industria manifatturiera ad esempio sembrano trovarsi in condizioni fisiche e mentali peggiori rispetto ad altri settori. C’è infine una fetta esigua di intervistati (solo il 15%) che afferma di non riscontrare problemi di salute legati al lavoro.

L’analisi risulta ancor più sorprendente nel momento in cui i dati vengono scorportati in base all’età degli intervistati. Si nota infatti che i più “anziani” del campione tendono ad avere una visione della propria salute psicofisica più ottimistica rispetto ai giovani (il cut off è posto a 41 anni). Allo stesso modo chi non lavora da casa valuta la propria salute fisica in modo migliore di chi lavora da remoto, probabilmente perché il telelavoro è più frequentemente associato a uno stile di vita sedentario.

Guardando al Friuli Venezia Giulia, sembra che le malattie legate al lavoro siano in aumento, mentre sono in calo le denunce per infortuni. Rispetto al 2022, i primi sei mesi dell’anno hanno registrato un calo degli infortuni dell’11%, con un passaggio da 9.026 a 8.013 (dato complessivo). Le patologie di origine professionale denunciate in Fvg nel periodo iniziale dell’anno sono invece aumentate del 18,81% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ultime notizie

Dello stesso autore