14.10.2023 – 07.01 – Recandosi in Strada del Friuli n. 36 e, nello specifico, scendendo nell’abbraccio verde che percorre il colle e infine termina con la sagoma del nero ponte ferroviario, il visitatore s’imbatterà nei resti ricoperti dalla vegetazione di Villa Cosulich, nota anche come Argentina. Proseguendo nel proprio itinerario e giungendo sino al Porto Vecchio, ritroverà accanto alla Centrale idrodinamica, alla Sottostazione elettrica di riconversione e al Trieste Convention Center una serie di piccoli magazzini a un piano, incernierati un tempo con binari e piazzole ferroviarie. Un sottile filo rosso collega questi due luoghi alla storia della Trieste-Opicina, ‘La Monza in Salita’ tutt’oggi tra le gare più famose nel capoluogo e in Italia.
Proprio infatti Villa Rutheford, prima che venisse acquistata dalla famiglia Cosulich di ritorno dal Sud America, fu il luogo ante litteram dove per la prima volta, a inizio ‘900, si iniziò a vendere automobili all’élite triestina. Robert Romano Rutheford aveva lavorato quale amministratore delle proprietà delle sorelle Davis e, a inizio del nuovo secolo, iniziò a vendere con notevole profitto le autovetture Darracq ed Eisenach.
A pochi passi dalla Villa Rutheford, dopo aver attraversato la salita alla Madonna di Gretta e Viale Miramare, i resti diroccati degli edifici a fianco della Sottostazione testimoniano nel 1920 la storia breve, ma intensa della Fabbrica Ford che produceva pezzi di ricambio e motori per le automobili e i trattori del colosso americano, utilizzando a proprio vantaggio lo status del porto franco e la notevole mobilità ferroviaria interna dello scalo giuliano.
La storia automobilistica della città e della stessa Trieste-Opicina è infatti antica, risalendo ai primi del ‘900. Correva infatti il 4 giugno 1911 quando si tenne la prima edizione della gara, 112 anni or sono. I giornali seguirono con passione questa prima gara, insolita per l’irta salita e le tante curve, specie considerando come le auto del tempo fossero ancora ai timidi primordi. Il Piccolo, tramite l’edizione del mattino della domenica 4 giugno, informava come fosse organizzata dall’Automobile Club Triestino, con partenza alle ore 10 e 54 vetture coinvolte.
Un temporale aveva trasformato le strade in un’infida fanghiglia, ma alla mattina solo una sottile pioggerellina accoglieva gli arditi guidatori. Anzi, nell’articolo che seguì del 5 giugno 1911, il redattore informò che “si può dire piovesse sino al momento in cui il campanello del telefono da campo installato appositamente lungo tutta la strada ad uso della commissione di corsa, con cinque apparati elegantemente protetti da ombrelli, annunciò col suo squillo la partenza della prima vettura”.
Il tragitto “tra l’Ospedale militare e l’Hotel Obelisco di Opicina” era delimitato da corde “legate da albero ad albero”; era per altro presidiato da “180 guardie di pubblica sicurezza, alcune a cavallo”. Erano inoltre presenti tre medici della Guardia Medica, rispettivamente i dottori Costantinides, Iacchia e Luzzatto, con infermieri e barelle “allo start presso le cave Faccanoni e alla curva di Conconello”. Invece “al punto di arrivo stava il dottor Bellen di Opicina pure con infermieri e tutto l’occorrente”.
Il traffico, nell’occasione, venne vietato e si realizzarono all’uopo diverse tribune per il pubblico. Fondamentale, per gli spettatori, fu l’uso del tram per posizionarsi lungo il percorso, non a caso “La Società dell’elettrovia di Opicina aumenterà fino al possibile il suo servizio” avvisò il giorno della gara Il Piccolo.
I triestini parteciparono con grande entusiasmo alla gara, affollando le vie e le case, arrampicandosi in ogni dove; di tutto pur di vedere le auto rombare verso il traguardo.
Presso la cava Faccanoni “il colpo d’occhio che la folla presentava […] era veramente stupendo. Le casette rustiche circostanti alle cave erano state prese d’assalto; porte, finestre, balconate rigurgitavano di signore e di ‘sportsmen‘”.
Tuttavia “Lo spettacolo più bello era però quello che presentavano le alture vicine alle cave, sulle quali una gran folla variopinta e irrequieta aveva invaso baracche, armature, spianate, cespugli”.

Nei giorni precedenti alla partenza, erano giunte a Trieste diverse automobili appositamente per la gara; persino sabato 3 giugno “giunsero qui alcune vetture, fra cui una ‘Lancia’ pilotata dal sig. Rossi-Morelli che arrivò al ‘garage’ del peso quando la formalità indispensabile alla pesatura era chiusa. Per cui non volendo rinunciare alla gara, correrà fuori concorso”. Inoltre “Un altro arrivato dal regno vicino [il Regno d’Italia n.d.r.] è il cap. Marcon con una ‘Spa’, il quale, pure non avendo potuto ‘provare’ il percorso, correrà stamane egualmente”.
Infine “Le vetture del bar. [barone n.d.r.] P. de Morpurgo e del signor Otto Pollack non potranno fare onore alla loro inscrizione, la prima a causa del disgraziato accidente accadutole ieri l’altro, la seconda perché non ancora arrivata a Trieste. Altre due vetture Puch dovranno rimanere nel ‘garage’ in seguito all’essere rimaste danneggiate durante il loro scarico dal vagone ferroviario”.
Le partenze avveniva “di fronte alla ‘Casa degli sposi‘”, odierna via Fabio Severo 79; le auto erano divise in categorie a seconda del peso e della cilindrata. Aprirono le danze le “vetture da turismo” con “due vetture Puch”, “due delle tre Laurin e Klement inscritte”, mentre “la Neckarsulm non si presentò alla partenza”. Uno sventolio di bandiera rossa e il frenetico ticchettare dei cronometristi inaugurò la gara. Occorre inoltre ricordare, dopo la partenza delle prime vetture, i passaggi della seconda categoria B costituita da “due Ford del signor Skerl, una Stower del signor Rotl, una Laurin e Klement del conte Kolowrat”.
L’elenco, presente sui giornali dell’epoca, con le diverse categorie (es. velocità) era assai lungo; merita però menzionare, sempre nell’ambito delle vetture turismo “una Benz del comm. F. de Vivante e una Austro-Daimler“, entrambe “con cilindrata massima fino a 8 litri”.
Il fango e la pioggia non ostacolarono i concorrenti, anzi “Sebbene il terreno fosse pessimo a causa della pioggia della notte, non si ebbe fortunatamente a deplorare alcun incidente; anzi la maggior parte dei concorrenti riuscì a battere tempi bellissimi”.
Gli spettatori osservarono che “Molte vetture fecero virate magnifiche, altre invece slittarono parecchio a causa del fango ed una per poco non si rovesciò”. Indubbiamente “La curva più bella e più emozionante salutata da vera ovazione, fu quella presa dalla ‘Spa’ del cap. Marcon, segnata col N. 15”. Altrettanto “Emozionante infine fu anche il passaggio della Puch N. 37, che girò la curva lanciata a tutta velocità in mezzo a un turbine di fumo e di scoppi”.
La gara venne vinta dall’ingegnere tedesco Otto Hieronimus che guidava una (delle tante) Laurin e Klement del giro; arrivò a Opicina in 6 minuti ad una media di 72 chilometri orari.
Ma in generale “ci furono parecchi arrivi splendidi, in piena volata”, in particolare “Impressionante l’arrivo della Daimler N. 31 rincorsa ad una velocità spaventosa dalla Daimler N. 34, la quale batté un tempo così rapido, che per poco non investì la sua omonima che la precedeva e che era partita tre minuti prima di lei”.
E ovviamente “Neanche a dire, tutte le vetture erano abbondantemente chiazzate di fango”.
Fonti: Gabriele Turco, Trieste-Opicina, “c’era una volta, poi non c’è più” (o quasi), Trieste news, 19 Luglio 2022
Il Piccolo: edizione del mattino, 4 giugno 1911 e 5 giugno 1911
[z.s.]


