31.10.2023 – 14:23 – Nella frenetica danza delle politiche economiche, il governo sta per compiere un passo che porterebbe a far sobbalzare i lavoratori italiani: si vocifera infatti del taglio della tredicesima mensilità. Mentre il cuneo fiscale subisce una significativa riduzione nel 2024, questa misura al tempo stesso sembra essere progettata per lasciare fuori la tredicesima. Sì, la tredicesima, quella boccata d’aria fresca in un’economia spesso opprimente, sembra che stia per subire un duro colpo. Se la riduzione dei contributi previdenziali a carico del lavoratore rimane di 7 punti per chi ha una retribuzione sotto i 25.000 euro annui e 6 punti fino a 35.000 euro lordi al netto della tredicesima, il prossimo anno, invece, secondo la bozza della legge di bilancio, al taglio del cuneo fiscale sarà sommata l’unificazione al 23% delle prime due aliquote Irpef, con vantaggi massimi di 260 euro al mese per chi guadagna un minimo di 28.000 euro lordi.
Di conseguenza, le tredicesime del 2024 sarebbero leggermente più basse rispetto all’anno precedente. Questa situazione si colloca in un contesto economico già complesso, caratterizzato da disuguaglianze regionali significative. Secondo un rapporto della CGIA, nel 2021, la retribuzione media annua dei dipendenti nel settore privato a nord era di 31.202 euro, mentre al sud si fermava a 16.349 euro. Si tratta di una differenza del 90%.
Di conseguenza, le buste paga dei lavoratori subiranno un incremento dei contributi previdenziali, lasciando le famiglie italiane con meno denaro in tasca per le spese quotidiane. In un contesto economico già complicato, l’annuncio che la tredicesima mensilità non beneficerà del taglio del cuneo fiscale nel 2024 rappresenta una sfida aggiuntiva per i lavoratori italiani. Mentre il governo Meloni ha proseguito con le misure di riduzione del cuneo contributivo, la decisione di escludere la tredicesima da questo taglio ha scatenato un’ondata di preoccupazione tra i lavoratori.
Una manovra di cui si attende ancora la versione definitiva e che nonostante siano trascorsi più di dieci giorni dall’approvazione del Consiglio dei ministri, continua ad essere confusionaria e caotica.
Questa situazione mette in evidenza la necessità di una revisione più ampia delle politiche economiche e fiscali per affrontare le disuguaglianze regionali e garantire una maggiore equità per tutti i cittadini italiani.
[c.v.]


