Anfiteatro Mauroner, storia di un (dimenticato) teatro popolare

28.10.2023 – 07.01 – L’ascesa di una classe borghese senza legami col passato duraturi, la cui ‘base’ era la Borsa Mercantile e il Quartiere Teresiano, comportò a Trieste una precoce cultura dell’intrattenimento, protesa al nuovo; lontani dall’essere ignoranti, i mercanti della città nuova costruita durante il regno di Maria Teresa, Giuseppe II e infine durante la Restaurazione metternichiana erano non di meno persone moderne, ansiose di dimostrare una cultura in linea con le tendenze degli stati dai quali provenivano. Si voleva esibire una cultura lontana dal patriziato, eppure cultura non di meno. I teatri svolgevano in tal senso un ruolo fondamentale; e scorrendo le guide e i giornali del tempo si rimane sorpresi di quanti e quali teatri agitassero la città, determinando una cultura della recitazione, dell’opera e della musica tutt’oggi assai viva nelle sue tante sfumature.
Uno dei teatri scomparsi della Trieste che fu, oggigiorno largamente dimenticato, era l’Anfiteatro Mauroner, soprannominato ‘El Teatro Giazzera‘ dal poeta dialettale Giglio Padovan.

Il Teatro Mauroner fu costruito ‘nei prati fra i due torrenti’, ovvero tra Via Cesare Battisti, all’epoca Corsia Stadion, e Via del Coroneo, nel 1826, su volontà del suo ideatore, Leopoldo Mauroner, filantropo, politico e futuro garibaldino. Il progetto, compilato dall’ingegnere civile Jacopo Ferrari e realizzato da Domenico Corti, riecheggiava canoni classici, ispirati all’antica Roma. La facciata monumentale presentava una vetrata irrobustita da sei colonne doriche e dotata di grandi finestre, che potevano essere spalancate nei mesi estivi per evitare la calura. In realtà, come ricorda Giglio Padovan, questo rendeva il Teatro estremamente vulnerabile ai venti della Bora e pertanto freddissimo nelle altre stagioni, una “giazzera”, appunto. La sala ricordava le linee di un anfiteatro romano, nella forma di sei ordini di gradinate disposte a ferro di cavallo.

Inizialmente l’Anfiteatro dovette essere chiamato “Liceo Ginnastico – Teatro Diurno” e a causa della concorrenza, pubblicitaria e legale, del Teatro Grande (oggi Verdi), venne inibito da diversi spettacoli, dovendosi limitare a poche opere di repertorio. Nel giro di pochi anni, tuttavia, l’Anfiteatro recuperò terreno e diventò un punto di riferimento per tutta la città, con prestigiose opere di prosa e con l’onore di “prime assolute”, oltre a essere il solo a presentare composizioni straniere e contemporanee. Si ricorda particolarmente la prima rappresentazione della “Marinella”, 26 agosto 1854, con musica di un appena diciottenne Giuseppe Sinico e un libretto di Pietro Welponer, tratto dal romanzo di Adalberto Thiergen.

Il Mauroner, nei suoi decenni di attività a metà ottocento, rimarrà sempre un teatro del popolo, frequentato, come trasmettono le cronache, da una folta compagine femminile di popolane, così come alla domenica dagli artigiani e dai piccoli commercianti. In seguito alla concessione della libertà di parola e riunione con le riforme liberali austriache del 1860 e la proclamazione dell’Austria-Ungheria nel 1867, l’Anfiteatro Mauroner diventerà arena non solo teatrale, ma anche politica, con la proclamazione della Società Ginnastica Triestina (1868) e una manifestazione anticlericale e nazionale a favore della vittoria a Roma con la breccia di Porta Pia (20 settembre 1870). La vita fortunosa dell’Anfiteatro venne però troncata quando, il 27 maggio 1876, un incendio scaturito da un incidente sconosciuto divorò la sala in meno di un’ora. Risultò vano ogni tentativo di salvare l’Anfiteatro, completamente distrutto.

L’Anfiteatro Mauroner viene menzionato da Henry Shaw (1800-1873), viaggiatore inglese del Romanticismo conosciuto in Inghilterra per i suoi studi antiquari. Uno dei suoi diari di viaggio, risalente al 21 settembre 1841, contiene un’interessante annotazione sull’Anfiteatro Mauroner, presso cui trascorse un’allegra serata dopo aver ammirato a “Lippizza” i cavalli “of the Emperor”.

Returned to town – dined at the restaurateur La Regina dello Grecia – alla carta in the evening went to the Anfiteatro Mauroner – in company with Signor Giuseppe Lofari – a young man from Rome who came from Ancona in company with us – this theatre is a circus the floor of which serves for a pit – the elevated seats around are occupied by ladies alone – and this evening was well filled and had a fine effect – the opera was the Turco in Italia – music of Rosini – and the first representation of the historical ballet of Louis the Xlth – by a new ballet company – the prima Ballerina danced with castanets very gracefully and gained lots of applause – some of the female chorus dancers were very young and of course, were deficient in form and effect the scenery of the ballo storico was grand, only exceeded by that I saw at the grand opera at Paris – in the Juive

Dopo aver cenato al ristorante “La Regina della Grecia”, Shaw si reca a teatro, di cui ammira la grandezza e le dimensioni nello stile di un’arena, mentre sottolinea tra il pubblico un’inconsueta presenza femminile, concentrata nelle ultime fila, tra i posti più in alto. Il giudizio appare nell’insieme positivo, anzi Shaw loda dello spettacolo i ballerini e in generale la giovinezza dei partecipanti, arrivando a paragonarlo alle opere viste a Parigi.

Fonti: Trieste Romantica. Itinerari sentimentali d’altri tempi, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1972

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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