28.10.2023 – 11:00 – Aumento della cedolare secca per gli affitti brevi al 26%, rispetto all’attuale 21%: è questo che prevede l’articolo 18 contenuto all’interno della bozza della Legge di Bilancio del 2024. La misura, secondo il Governo, intenderebbe ridurre il fenomeno degli affitti selvaggi. Ciò significa che non ci saranno agevolazioni fiscali neanche per chi possiede una seconda casa e la vuole affittare solo per un breve periodo, anche solo un giorno. Questa decisione ha suscitato la protesta di associazioni come Confedilizia e Aigab, che prevedono un impatto negativo sulla vita delle famiglie. Ma cosa sono gli affitti brevi? Sono dei contratti di locazione di immobili che durano meno di 30 giorni, spesso utilizzati per scopi turistici. La cedolare secca, invece, è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali (per la parte derivante dal reddito dell’immobile).
Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, ha espresso preoccupazione riguardo all’innalzamento della cedolare secca. Egli ritiene che penalizzare gli affitti brevi nelle aree storiche possa essere controproducente, poiché scoraggerebbe i proprietari a mettere a reddito le loro seconde case, spesso situate in borghi storici, rischiando così di contribuire al degrado di queste zone.
Secondo AIGAB, l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi, essi rappresentano un business che vale circa 57 miliardi di Pil, comprensivi di prenotazioni dirette, indotto e spese per ristrutturazioni e manutenzioni. Questa misura potrebbe colpire la classe media, che affitta le seconde case per poter arrivare a fine mese in modo legale. Circa il 96% delle case messe a reddito tramite affitti brevi appartengono a proprietari singoli, quindi, circa 600.000 famiglie che cercano un reddito supplementare.
In ambito regionale, nel terzo trimestre dell’anno, il mercato immobiliare del Friuli Venezia Giulia ha visto un aumento dei prezzi di vendita, seppur più contenuto rispetto all’anno precedente (+3% rispetto a +7,5%). Tuttavia, i canoni di affitto sono rimasti stabili (+0,1%) dopo un anno di crescita del 5%, anche se in territorio triestino, la provincia supera il comune in termini di prezzi al metro quadro.
Un aumento, quello della cedolare secca sugli affitti brevi che metterà a dura prova le tasche delle famiglie italiane, oltre al rischio che possa incentivare la gestione “in nero” degli affitti, riducendo l’introito fiscale complessivo.
[c.v.]


