Legato e appeso sulla GVT. ‘Non c’è nulla da temere’

25.09.2023 – 17.33 – Chi ne sa sostiene non ci sia nulla da temere ma, questo è certo, la scoperta di un corpo che porta i segni di un crimine talmente efferato ha sconvolto Trieste. Prima mattina, 24 settembre, il tempo “mufo” che si trascina dopo l’ennesima allerta meteo di un’estate che sta per finire. Sulla Grande Viabilità Triestina, appeso al parapetto di protezione, viene trovato il corpo di un uomo sulla cinquantina: mani e piedi legati, una benda sugli occhi, i segni della putrefazione che determinano le lesioni post mortem. Il corpo viene scoperto da alcuni operatori dell’ANAS in servizio e immediatamente parte la gazzella dei Carabinieri, seguita dalla scientifica, gli uomini della Procura e il medico legale. I rilievi durano ore: un’impiccagione a una prima analisi, priva però di “elementi indicativi di un decesso dovuto all’opera di terzi”, specifica la Procura in una nota. Come spesso succede in questi casi basta poco e, prima ancora che le indagini vengano approfondite, è boom di illazioni e congetture. La più quotata in queste ore riguarda la possibilità che il corpo sia stato seviziato post mortem, ipotesi fortemente smentita dalla Procura di Trieste.

A più di ventiquattrore dal rinvenimento vengono forniti alcuni dettagli fattuali: le mani erano legate con un’apertura di circa trenta centimetri fra i palmi delle mani; nastro adesivo per i piedi, il rocchetto non è stato trovato lontano. Nessun segno di violenza, nessuna tortura, niente bruciature. “Gli unici segni rinvenuti sulla salma sono quelli tipici dell’impiccamento”, ribadisce il Procuratore De Nicolo. Non si sbottonano Questore e Prefetto, rimandando la questione all’Arma, che sta indagando proprio in questi minuti. “Sono cose che fanno sempre una brutta impressione, come qualunque tipo di omicidio o suicidio”, dice a mezza bocca alla stampa Pietro Signoriello.

Il medico legale ha fatto risalire il momento del decesso a un lasso di tempo non inferiore alle trentasei o quarantotto ore dal ritrovamento: maggior precisione sul dato “potrà derivare dal deposito del verbale dell’ispezione esterna, eseguita nel pomeriggio di ieri e non ancora acquisita” dall’ufficio della Procura, e “soprattutto dall’autopsia che il magistrato incaricato delle indagini, sostituto procuratore dottoressa Maddalena Chergia, disporrà quanto prima”.

La paura si fa sentire fino a Capodistria: a cercare di placare i timori è il presidente della regione, Massimiliano Fedriga. “Aspettiamo le indagini, vediamo cosa è successo e quali sono le motivazioni di un atto così atroce – dichiara – non penso però che questo dia la misura della sicurezza in città. Anzi – aggiunge – devo dire che più volte, parlando con i prefetti e questori che si sono succeduti in questi anni, emerge come il Friuli Venezia Giulia e Trieste sono territori dove la sicurezza è estremamente più elevata rispetto ad altri contesti”. Quello di ieri è, ad ogni modo, è un dramma “eccezionale”, ammette il presidente.

Dal quadro, per come è stato delineato finora, emerge lo stato clinico dell’uomo. Ed è proprio a questo che potrebbe essere legata l’ipotesi di suicidio: “sul cadavere sono stati trovati alcuni documenti e fogli, tra cui un certificato datato 10 settembre u.s. rilasciato da un medico della DONK – Humanitarian Medicine – si legge ancora nella nota del procuratore – il quale diagnosticava una sindrome ansiosa depressiva”. Per quanto riguarda l’identità potrà essere confermata solo all’esito delle investigazioni, che verranno condotte anche attraverso i canali di cooperazione internazionale.

mb.r

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