29.09.2023 – 07.30 – La Toro Costruzioni ha comperato l’edificio, da tempo in stato di profondo abbandono, di Rotonda Pancera. Uno dei maggiori esponenti della Trieste neoclassica sarà allora oggetto di un investimento, in un’area che sta conoscendo, complice la ‘movida’ e la presenza universitaria, un certo rinnovamento, in salsa bohémien. La Toro Costruzioni, raggiunta telefonicamente, ha confermato l’acquisto mediato da Urban Real Estate, per il prezzo di 2,5 milioni. La destinazione d’uso sembra essere quella residenziale-ristorativa, col progetto di diversi alloggi, anche di grande metratura, e di un locale bar al piano terra.
L’interesse, considerando la presenza di affreschi di grande valore, è alto; inoltre il recupero dovrò avvenire in linea coi dettami della Soprintendenza, considerando la stratificazione architettonica e pittorica dell’edificio, più volte rimaneggiato e abbellito nel corso dell’ottocento.
Costruita nel 1804-06 dietro commissione del commerciante friulano Domenico Pancera e di fattura attribuibile all’architetto italo-svizzero Matteo Pertsch e all’architetto cividalese Giovanni Battista de Puppi, la Rotonda è uno dei più pregevoli esempi di architettura neoclassica a Trieste. Nel 1831 il proprietario Antonio Buttazzoni ne ampliò le dimensioni, tutt’oggi immutate. L’edificio si caratterizza per l’ardita collocazione in una delle aree più fragili e nel contempo difficili della vecchia Tergeste; nel cuore medievale, su un pendio con forte inclinazione, e con una base di terreno sdruccevole. Pertsch realizzò un basamento col bugnato e la caratteristica facciata semicircolare, caratterizzata da belle colonne ioniche. L’edificio, nonostante lo stato di profondo abbandono, si distingue tutt’ora per le due statue raffiguranti Marte e Minerva e per i bassorilievi romaneggianti. Negli interni occorre menzionare gli affreschi ottocenteschi del pittore Giuseppe Lorenzo Gatteri e una sala decorata con finto stile pompeiano. I più ricordano Rotonda Pancera per la presenza, nei suoi sotterranei, di una presunta Loggia Massonica, essendo uno dei suoi abitanti la famiglia Machlig, dove il lato maschile di Felice era un noto massone.
[z.s.]


