26.09.2023 – 09.34 – Continua a essere terreno di scontro, ma senza reali risoluzioni nel caso di Trieste e del Friuli Venezia Giulia, la questione dell’immigrazione clandestina, nel caso nord orientale declinato attraverso la Rotta Balcanica. Tra luglio e agosto la regione sembrava concorde sulla necessità di un hotspot sul modello di Lampedusa; tuttavia la discussione si era arenata sulla collocazione dello stesso, tra proposte di riutilizzo delle caserme nel Friuli e la volontà di posizionarlo nella provincia di Trieste. Un esempio di Nimby (Not in my backyard) applicato al caso migranti. Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga è tornato a commentare l’argomento, a margine di un incontro della regione FVG a Trieste. Il focus è nuovamente sul rifiuto dell’accoglienza diffusa, definita come un modello fallimentare: “Mi sembra che alcune Regioni abbiano preso una posizione contro il Cpr non per l’impatto sul territorio, ma perché vogliono l’accoglienza diffusa. Noi la abbiamo sperimentata e penso sia stata un fallimento che sicuramente non garantisce la sicurezza dei cittadini”.
Tuttavia Fedriga precisa che “La costruzione dei Cpr non passa attraverso la Conferenza delle Regioni”. Il modello di Gradisca d’Isonzo viene ritenuto, secondo Fedriga, funzionante e utile: “Sono strutture chiuse, dove gli ospiti non possono uscire e c’è il controllo delle forze dell’ordine. A Gradisca i problemi ci sono, ma sono dati dal Cara e non dal Cpr”.
Una critica al governo? Niente affatto, perché secondo Fedriga il ministro degli Interni Matteo Piantedosi “sta facendo del proprio meglio: la competenza del ministero degli Interni è gestire quello che arriva, poi serve un lavoro di squadra, e penso che tutto il governo stia lavorando, per impedire gli arrivi”.
[z.s.]


