05.09.2023 – 07.01 – Venezia come Atlantide, Venezia sott’acqua, Venezia sommersa. Spesso si ripetono queste previsioni, accompagnate solitamente da una data ben precisa, cioè il 2050. Ma da dove deriva la convinzione che Venezia verrà sommersa entro il 2050?
Sembra che la data fosse stata pronunciata nell’occasione delle pubblicazioni dei lavori della non profit americana Climate Central, la quale nel 2019 aveva annunciato i risultati di 3 anni di lavoro di ricerca, volti a ‘correggere’ precedenti errori nelle previsioni sull’innalzamento dei mari. Grazie all’utilizzo del Machine Learning Climate Central aveva potuto osservare come l’innalzamento degli oceani e dei mari fosse stato sottostimato; infatti le precedenti stime erano basate sui dati della NASA, forniti a propria volta dalla missione dello Space Shuttle Endeavour del Duemila. Questi aveva calcolato via radar l’altezza delle coste dallo spazio, preferendo però scegliere i punti più elevati, più alti in assoluto. Gli Stati Uniti avevano corretto le misurazioni; ma non il resto del modo che aveva continuato pertanto a utilizzare stime scorrette, tese al ribasso.
Era stato Climate Central, nel 2019, a comunicare il 2050 quale data simbolo per molte città e linee costiere, tra le quali per l’appunto Venezia.
Risulta utile, in questo contesto, riferirsi anche ad un altro studio pubblicato nel 2018, basato invece su un nuovo modello climatico formulato dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea). Il modello utilizzava quale base le proiezioni di aumento del livello del mare basate sui dati dell’IPCC; tuttavia essendo dati comunicati a livello mondiale, Enea aveva ritenuto necessario combinarli coi dettagli regionali. Il nuovo modello climatico di Enea annoverava la fusione dei ghiacci in Groenlandia, Antartide, l’isostasia e i movimento tettonici verticali tipici dell’Italia, i fenomeni metereologici estremi e il graduale riscaldamento del mar Mediterraneo. Il nuovo modello climatico formulava, nel 2018, sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione: la costa dell’Alto Adriatico, comprese le città di Trieste, Venezia, Ravenna; il golfo di Taranto e le piane di Orstano e Cagliari; Versilia in Toscana; Fiumicino, Fondi e l’Agro pontino in Lazio; le piane del Sele e del Volturno in Campania; parti della costa di Catania e delle isole Eolie in Sicilia. In questo caso la data simbolo scelta era il 2100, con un salto di mezzo secolo.
Sfugge, quando si comunicano queste date, come le conseguenze del cambiamento climatico vengano avvertite nell’arco di decenni, certo non di mesi o di anni; e come non avvengano nell’arco di un anno, ma siano piccole catastrofi che si accumulano vicendevolmente. Venezia non risulterà all’asciutto nel 2049 e sott’acqua nel 2050; si tratterà di un processo cumulativo, non dissimile da come l’impero romano non cadde nell’esatto anno del 410 d.C. ma decadde coi secoli, pietra dopo pietra.
[z.s.]


