28.09.2023 – 10.26 – Il processo per l’omicidio di Giulio Regeni ha l’autorizzazione a proseguire nei confronti degli imputati dei servizi segreti egiziani, presunti responsabili della tortura e morte del ricercatore. Lo ha deciso la Consulta, a seguito di un esame della questione di legittimità costituzionale avanzata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma. Il processo era infatti rimasto fermo per l’impossibilità di mettere a conoscenza gli imputati responsabili, attualmente in Egitto, che era stato aperto un processo nei loro confronti. Inizialmente infatti non era previsto, stando all’articolo 40-bis, comma 3, del codice di procedura penale, che il giudice potesse procedere in assenza per i delitti effettuati mediante gli atti di tortura, con specifico riferimento alla mancanza di collaborazione dello stato del quale gli imputati sono cittadini, cioè l’Egitto.
I quattro imputati egiziani pertanto verranno processati in contumacia dal Gip e dal collegio per i reati di omicidio, sequestro di persona pluriaggravato e concorsi in lesioni personali gravissime. Le autorità egiziane, a propria volta, non hanno mai fornito gli indirizzi dei quattro agenti dei servizi di sicurezza coinvolti nel processo. Allo stadi attuale pertanto il processo rimarrà un procedimento dal valore simbolico, un’affermazione formale della legge a fronte della realtà dei fatti.
Il procuratore capo Lo Voi ha dichiarato “Grande soddisfazione sicuramente per la possibilità di celebrare un processo secondo le nostre norme costituzionali che restano il faro del nostro lavoro. Per il resto aspettiamo le motivazioni per vedere come procedere sperando di trovare la parte civile al nostro fianco nelle fasi successive”.
La famiglia Regeni a propria volta ringrazia, marchiando il precedente diniego a procedere come “un ripugnante no al processo”.
[z.s.]


