28.09.2023 – 11.27 – Una denuncia a tutto tondo sulla situazione dell’insegnante precario e del sistema didattico italiano, con particolare accento su quello di sostegno, quella scritta nero su bianco nell’ultimo libro della giornalista Irene Giurovich. L’Insegnante precario sfigato, edito dalla casa editrice Santelli di Milano e con la prefazione del filosofo e saggista Diego Fusaro, è un “libro scomodo”, ironizza l’autrice nel definirlo, e verrà presentato alla libreria Ubik di Trieste (galleria Tergesteo, piazza della Borsa) domani venerdì 29 settembre alle ore 18:00.
A dialogare con l’autrice saranno la giornalista de Il Piccolo, Francesca Schillaci, e il docente Ugo Falcone, esponente del sindacato UIL scuola del Friuli Venezia Giulia.
Il testo, che s’inquadra come una denuncia sociale sulla mala gestione degli alunni affetti da disabilità oltre che come spaccato dell’ipocrisia di un sistema che andrebbe riformato dalle fondamenta, è il risultato di testimonianze e fatti realmente accaduti e di un lungo vissuto personale della Giurovich in qualità di docente precario. Durante il suo percorso come supplente ha avuto anche occasione di ricoprire il ruolo “improvvisato” di insegnante di sostegno, “svolto in scenari spesso surreali in cui vengono dipinte situazioni fra il drammatico e il paradossale in un incastro di episodi che si alternano fra il periodo pre- Covid e l’emergenza pandemica con tutti i risvolti negativi per la classe docente e gli allievi”.
Quali sono state le motivazioni che l’hanno spinta a scrivere questo libro?
Perché nessuno fino ad oggi in Italia ha sollevato il velo sul delicato tema del sostegno. Così come è strutturato nel nostro Paese, non funziona. Ci si trova a dover gestire casi gravi e gravissimi di disabili con disagi che li rendono inabili e tu come insegnante di sostegno non sei in grado di aiutarli. Molti di essi avrebbero bisogno di quelle che una volta si chiamavano scuole speciali, pensate per creare un intorno protetto in cui l’alunno è supportato anche da una equipe di personale specializzato composto da sanitari, parasanitari, psicologi, logopedisti, fisioterapisti ecc. Di conseguenza la scuola è diventata un po’ un parcheggio di situazioni di disabilità ingestibili, nelle quali uno dei fattori principali per il loro inserimento viene meno, l’inclusività. Di fatto per poterli seguire in modo adeguato sei costretto ad utilizzare aule di sostegno al di fuori della classe, quindi a isolarli, oltre al fatto che ti vengono chieste competenze che l’insegnante spesso non ha, come ad esempio tutto ciò che ha a che vedere con le mansioni igieniche.
Quali altri aspetti rendono inefficace un supporto adeguato?
L’altro aspetto importante per quanto riguarda il precariato è che alle superiori non esistono più le aree divise in area scientifica e umanistica; pertanto, il laureato in lettere si può trovare a occuparsi del sostegno di casi di disabilità più lieve in materie che non hanno nulla a che vedere con il proprio percorso come la matematica, la fisica e la chimica, a volte in classi del penultimo o ultimo anno dove realmente non riesce a essere d’aiuto. Quindi è costretto a improvvisare perché non è possibile fare i tuttologi in tutte le materie. In questo modo viene meno il senso stesso del sostegno.
Perché ha usato il termine sfigato nel titolo?
Il titolo si riferisce al fatto che c’è un esercito di precari anche tra gli insegnanti di sostegno. Ogni anno i casi di certificazioni aumentano sempre di più; quindi, c’è una quota di disabilità sempre maggiore che va a pesare sulle liste degli insegnanti precari.
Ho utilizzato questo termine in modo provocatorio perché spesso siamo considerati figure di serie B. Il docente precario di sostegno: è sfigato agli occhi del docente titolare, che però, quando vuole, lo sfrutta per farsi preparare materiale didattico o gli affida mansioni di sua competenza, quindi poi tanto sfigato non è; è sfigato agli occhi degli insegnanti di sostegno di ruolo che non aspettano altro per delegargli i casi più scomodi che non vogliono gestire; quindi, a parole ti dicono che se ne occupano loro, poi di fatto cercano di liberarsene utilizzandoti come stampella. Oppure, capita spesso, che i titolari scelgano di seguire le materie più affini al loro percorso imponendo al precario quelle di cui non hanno un titolo specifico. Così ci si trova a fare le belle statuine; è sfigato anche agli occhi della classe che spesso ti considera quasi un baby-sitter, un badante, un accompagnatore perché non hai la titolarità del ruolo dell’insegnante.
Nella Prefazione il filosofo e saggista Diego Fusaro scrive: “Il libro di Irene Giurovich che il lettore stringe tra le mani è un impietoso e documentato je accuse contro la scuola e l’insegnamento al tempo della loro precarizzazione neoliberale. Attraverso le pagine che lo compongono, è possibile fare un “viaggio” tra le macerie della scuola, decostruita in modo niente affatto casuale da anni di zelanti politiche di ridefinizioni e di tagli”.
Si tratta del primo libro che osa affrontare questo intreccio e la figura bistrattata e ricattata del docente di sostegno in Italia senza censure e senza vittimismo.
[l.f]


