La storia della nascita di piazza Barriera Vecchia, oggigiorno Garibaldi

30.09.2023 – 07.01 – Passando da Piazza Goldoni, un tempo della Legna, alla zona di Barriera Nuova e infine Vecchia, con Piazza Garibaldi, si avverte la percezione sfocata d’un passaggio a due diverse realtà; nel primo caso un luogo rivisitato a inizio duemila, trasformato in un lastricato postmoderno di baretti e rider affaticati; nel secondo caso una piazza che ancora conserva i connotati di un luogo popolare, col mercato, le bancarelle, gli alberi ormai secolari, il formicolare di genti e dialetti d’ogni sorta.
Eppure, tra fine ottocento e inizio novecento, era piazza della Legna il luogo del grande mercato e piazza Garibaldi un’appendice, un piccolo spiazzo. Il luogo iniziò ad assumere la sua odierna conformazione verso gli anni Trenta dell’ottocento. Era inizialmente nota come ‘Stranga vecchia‘, dal nome della barriera per i dazi collocata nella zona. Quando la barriera venne spostata nella zona antistante l’odierno mercato coperto, la Barriera divenne Vecchia, contrapposta a quella Nuova.
Secondo Trieste Romantica per un breve periodo fu anche nota come Piazza Elisabetta, in ricordo di quella romantica, ma tormentata Sissi che visitò più volte Trieste, ospite del castello di Miramar.
Un altro nome popolare era ‘della Marina‘, in quanto vi sorgeva un tempo l’edificio della caserma della marina austriaca; occorre immaginarlo dove oggigiorno c’è quel grande edificio in stile eclettico dall’orbita vuota, un Polifemo architettonico in attesa di un grande orologio che non venne mai inserito.
Correva l’anno 1859 quando venne costruita l’odierna fontana; secondo alcuni opera di Giuseppe Bernardi, secondo altri di Giovanni Depaul. Quattro delfini, sei leoni e un puttino; tutti zampillanti acqua corrente.
Quando iniziò a svilupparsi la linea di tram di Trieste, la piazza acquisì ancora maggiore importanza; qui, presso la Barriera vecchia, terminava la sua corsa il tram n. 4, in arrivo dal vecchio Corso.
Oltrepassando la piazza e dirigendosi verso l’odierno Corso Umberto Saba, un tempo via Arcata, si giungeva presso via Molino a Vento dove in realtà, ai margini della via, era possibile ammirare e comperare un’incredibile accozzaglia di merci di ogni genere. Vestiti usati, arnesi di lavoro, vecchi libri, stracci e rudinazi; vi si trovava davvero di tutto. Qui il povero straniero in cerca di lavoro a Trieste cambiava gli abiti tradizionali del suo paese con quelli della città, preparando a mescolarsi alla grande babele fin de siècle.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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